martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Def al microscopio. I conti non tornano
Pubblicato il 28-09-2015


DEF-Padoan-SenatoSul Def c’è qualcosa che non torna. Per i tecnici del Senato che lo stanno analizzando infatti sarebbe “opportuno” che il Governo fornisse “indicazioni qualitative e quantitative in ordine alla tipologia e all’entità delle misure di revisione della spesa e alla fonte delle ulteriori risorse necessarie al finanziamento complessivo delle misure descritte” nel Def. I tecnici del Senato in un dossier sul Documento, nel quale evidenziano come l’Esecutivo si limiti ad affermare che al finanziamento dei provvedimenti in cantiere contribuiranno in prevalenza la riduzione e la razionalizzazione della spesa pubblica. Il Governo, inoltre, evidenziano i tecnici, elenca le finalità cui destinare le risorse (misure di alleviamento della povertà e stimolo all’occupazione, agli investimenti privati, all’innovazione, all’efficienza energetica, al Sud; eliminazione delle tasse sulla prima casa, ecc.), ma senza fornire “alcun tipo di informazione circa la composizione quantitativa delle misure, limitandosi a indicare l’entità della manovra in termini di scostamento tra l’indebitamento tendenziale e quello programmatico”.

I tecnici del Senato ricordano che riguardo all’obiettivo, fissato nel Def di aprile, di conseguire 10 miliardi di risparmi nel 2016 attraverso la spending review, la Nota di aggiornamento si limita a rilevare che per il 2016 è prevista l’adozione di “un profilo più graduale” di tali misure di risparmio. Di conseguenza, “il documento dovrebbe chiarire: il ‘nuovo profilo’ delle misure di revisione della spesa; l’impatto di tale revisione in termini di minori risparmi conseguiti; le conseguenti misure di copertura che si prevede di utilizzare”. Inoltre l’aumento di gettito atteso e indicato nella Nota di aggiornamento al Def derivante dall’entrata in vigore delle clausole di salvaguardia introdotte dalla legge di stabilità 2014 e 2015 deve essere chiarito. Sottolineano ancora i tecnici del Servizio Bilancio del Senato precisando che la Nota evidenzia l’impegno del governo a “bloccarne l’attivazione”. “Sarebbe utile acquisire un dettaglio delle clausole di salvaguardia cui la Nota fa effettivo riferimento”, spiegano i tecnici che rilevano come nel documento siano “richiamate anche le disposizioni contenute nella legge di stabilità 2014 mentre l’ammontare complessivo degli effetti indicati non sembrerebbe includere quelli attribuiti a tali ultime disposizioni”. “In merito agli effetti attribuiti alle predette misure della legge di stabilità 2014 – si legge nel dossier – sarebbe quindi utile un chiarimento”.

Nel complesso, scrivono i tecnici, “le clausole di salvaguardua previste dalla legge di stabilità 2015 (aumento aliquote Iva e aumento accise oli minerali per la mancata autorizzazione della Commissione europea sul reverse charge al settore della grande distribuzione) e dalla legge di stabilità 2014 (variazione di aliquote d’imposta e detrazioni vigenti) determinerebbero un gettito pari a circa 16,8 miliardi nel 2016, 26,2 miliardi nel 2017 e di poco inferiore a 29 miliardi nel 2019″. Il gettito complessivo indicato nella Nota di aggiornamento al Def “sembrerebbe attribuibile alle sole clausole di salvaguardia disposte dalla legge di stabilità 2015”.

Anche il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, in audizione in Parlamento, ha commentato il documento affermando che le “ipotesi” sul quadro macroeconomico tracciate dal governo nel Def “appaiono ragionevoli” e la richiesta di flessibilità alla Ue “presenta una sua propria plausibilità”, ma “permangono potenziali elementi di fragilità nel percorso programmatico di finanza pubblica, che attengono alla tenuta del quadro di riferimento e alla composizione della manovra”.  L’aumento del deficit “riduce i margini di protezione rispetto a una valutazione che potrebbe rivelarsi troppo ottimistica degli andamenti tendenziali” esponendo la gestione del bilancio “agli effetti di una perdita di fiducia che risulterebbe incompatibile con l’attuale impostazione della manovra di finanza pubblica”.

Dure invece le critiche dell’opposizione da Forza Italia a Sel che definisce il Def “basato su numeri inventati e fantasiosi. Siamo ai dilettanti allo sbaraglio”. “Siamo travolti – ha affermato il capogruppo di Sel Arturo Scotto – da numeri spesso non corretti mentre le ricette del governo sono vecchissime. Il 2016 deve essere l’anno della svolta sul lavoro mentre la nota di aggiornamento al Def e la legge di stabilità si propongono su una linea di continuità con le scelte del passato”.

Redazione Avanti!

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