giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Devices aziendali.
Tanto rumore per nulla
Pubblicato il 08-09-2015


jobs-act-controlli-a-distanza-pc-smartphoneNei giorni scorsi, complice il caldo estivo, è cresciuta la polemica sulla norma, prevista negli ultimi decreti delegati del ‘Jobs Act’, che secondo alcuni prevede i controlli a distanza su tablet e smartphone aziendali ed in particolare se la stessa fosse in linea con la normativa sulla privacy. Come precisa in una nota il ministero del Lavoro la norma sugli impianti audiovisivi e gli altri strumenti di controllo contenuta nello schema di decreto legislativo in tema di semplificazioni, è perfettamente in linea il d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, anzi adegua alle innovazioni tecnologiche la normativa contenuta nell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, che bisogna ricordare risale al 1970, colmando il vuoto normativo creatosi negli anni.

Contrariamente a quanto affermato, a volte in modo strumentale, la norma licenziata dal governo venerdì scorso non ha per nulla liberalizzato i controlli, ma si è limitata a specificare il concetto di “strumenti di controllo a distanza” e il termine di utilizzo dei dati raccolti attraverso questi strumenti, in pieno rispetto con le linee guida sull’utilizzo della posta elettronica e di internet dettate già nel 2007 dal Garante della Privacy e con le raccomandazioni date dallo stesso nel corso degli anni. Nella nota inviata dal ministero si chiarisce che pc, tablet e cellulari non potranno mai essere condiderati in alcun modo strumenti di controllo a distanza.

Vediamo dunque dove arriva la strumentalizzazione e invece cosa prevede la norma approvata nei giorni scorsi. Contrariamente a quanto detto da alcuni media la nota del ministero spiega che la nuova disposizione appena licenziata dal governo, ricalcando la norma originaria dello Statuto, prevede che gli strumenti di controllo a distanza, dai quali derivi anche la possibilità di controllo dei lavoratori, possono essere installati: esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale; esclusivamente previo accordo sindacale o, in assenza, previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o del ministero. Il nuovo art. 4 dello Statuto chiarisce, poi, che non possono essere considerati “strumenti di controllo a distanza” gli strumenti che vengono assegnati al lavoratore per lo svolgimento della propria attività lavorativa come pc, tablet e cellulari. Dunque, come si diceva prima, tanto rumore per nulla, nella nuova formulazione dell’art. 4, continua il ministero, non si autorizza nessun controllo a distanza piuttosto, si chiariscono solo le modalità per l’utilizzo degli strumenti tecnologici impiegati per la prestazione lavorativa ed i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti con questi strumenti.

Il nuovo articolo 4, peraltro, rafforza e tutela ancor meglio rispetto al passato la posizione del lavoratore, imponendo:
– che il lavoratore venga adeguatamente informato sull’esistenza e le modalità d’uso delle apparecchiature di controllo (installate anche con accordo sindacale o a seguito dell’autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro o del Ministero);

– per quanto riguarda gli strumenti di lavoro, impone che il lavoratore venga adeguatamente informato circa le modalità di effettuazione dei controlli, che, comunque, non potranno mai avvenire in contrasto con quanto previsto dal Codice privacy. Qualora il lavoratore non sia adeguatamente informato dell’esistenza e delle modalità d’uso delle apparecchiature di controllo e delle modalità di effettuazione dei controlli dal nuovo articolo 4 discende che i dati raccolti non possano essere utilizzabili a nessun fine, tantomeno a fini disciplinari.

Barbara Messina

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