mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Dieselgate, Governo italiano parte civile contro VW
Pubblicato il 30-09-2015


Volkswagen-diesel gate“Il governo italiano potrebbe costituirsi parte civile quando si sarà accertato la quantità e la qualità del danno, e dovrebbe farlo in Germania perché lì è avvenuto il caso”. Lo ha detto Riccardo Nencini, viceministro alle infrastrutture e Trasporti a proposito dello scandalo delle auto Volkswagen. Codacons annuncia una class action. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, pronosticato che “alla fine Volkswagen non sarà più quello che era”. Continuano le dimissioni a catena.


“Il governo italiano potrebbe costituirsi parte civile quando si sarà accertato la quantità e la qualità del danno, e dovrebbe farlo in Germania perché li é avvenuto il caso”. Lo ha detto Riccardo Nencini, viceministro alle infrastrutture e Trasporti, ai microfoni di Mix24 su Radio 24 a proposito dello scandalo delle centraline truccate nelle auto prodotte dalla Volkswagen.

Nelle stesse ore in cui Nencini pronunciava queste parole, l’associazione dei consumatori Codacons, ha notificato la prima class action italiana contro la casa automobilistica per i danni derivanti dalle centraline truccate per mascherare le reali emissioni di inquinanti.

L’atto di citazione della casa automobilistica è stata presentata al tribunale di Venezia e l’azienda di Wolfsburg dovrà comparire davanti ai giudici l’11 febbraio 2016 per rispondere alle richieste di risarcimento dei consumatori. Nella class action, Codacons accusa Volkswagen di violazione delle norme sulla correttezza, inadempimento contrattuale, diversità del bene venduto rispetto a quello voluto, elusione delle norme sulla concorrenza e lesione del diritto di vivere in un ambiente salubre. L’associazione chiede la tutela del consumatore, “vittima di pratiche commerciali scorrette, pubblicità ingannevole per occultamento fraudolento di dati inerenti il rispetto delle norme che impongono limiti massimi di emissione”. “Il danno, per il singolo utente – sostiene Codacons – si configura sia in termini di acquisto di un mezzo diverso da quello voluto che come pregiudizio derivante dalla circostanza di dover subire quotidianamente emissioni nocive paradossalmente, poi, il consumatore che ha acquistato il mezzo Volkswagen ha subito il danno di aver, inconsapevolmente immesso nell’ambiente sostanze tossiche in una percentuale superiore rispetto quella prevista dalla legge”.

“Tutti i proprietari di vetture del gruppo Volkswagen coinvolte nello scandalo possono formalmente pre-aderire alla class action, in attesa della pronuncia del Tribunale sulla ammissibilità, e chiedere il risarcimento dei danni subiti per un importo tra 10mila e 50mila euro ad automobilista”, conclude l’associazione.

Le cifre che vengono ipotizzate si aggiungono alla multa – che può arrivare a 18 miliardi di dollari – che arriverà alla Casa automobilistica dall’EPA, l’ente americano per il controllo delle emissioni, dalle altre class action e dai costi del richiamo di 11 milioni di vetture – circa 6 miliardi di euro – , come annunciato ieri. Una mazzata che potrebbe non lasciare in piedi nulla di quella che fino a ieri era la prima industria automobilistica del mondo.

Non a caso oggi il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, quello che faceva la lezione (giustamente) ai greci per aver truccato i conti dello Stato, parlando alla ‘Redaktions Netzwerk Deutschland’, ha facilmente pronosticato che “alla fine Volkswagen non sarà più quello che era”. Proseguono intanto le dimissioni presentate o annunciate di dirigenti. Dopo quelle di Martin Winterkorn, l’Amministratore delegato che si è dimesso la scorsa settimana, oggi è il capo della comunicazione, Stephan Gruehsem, che si prepara a lasciare. Intanto un top manager e una decina di dipendenti sono stati mandati in ferie forzate nell’ambito dell’inchiesta interna, relativa alla manipolazione dei dati sui motori diesel. Secondo la Sueddeutsche Zeitung, dalle indagini dell’azienda sarebbe emerso che il responsabile dello Sviluppo, Heinz Jakob Neusser, un alto dirigente, sarebbe stato avvertito delle irregolarità da un tecnico già nel 2011.

Redazione Avanti!

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento