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Opinioni e commenti
 

Europa e Italia: miliardari
in crescita. Come i poveri
Pubblicato il 09-09-2015


Rapporto Oxfam-ricchi europa

Il nuovo rapporto sulla disuguaglianza, lanciato oggi da Oxfam conferma quanto già scritto dall’OCSE l’anno scorso il divario tra ricchi e poveri è cresciuto incessantemente, anzi ha accelerato negli anni successivi alla grande crisi finanziaria ed economica scoppiata negli Usa del 2008 e sbarcata in Europa nel 2010.

In Italia i miliardari (in euro) erano 13 nel 2002, e la cifra è rimasta stabile fino al 2010, ma negli ultimi quattro anni è triplicata e oggi se ne contano 39.

Tabella-miliardari Italia

Parallelamente è cresciuto il numero degli italiani che si sono impoveriti. “Dal 2005 al 2014 la percentuale di persone in stato di grave deprivazione materiale è aumentata di 5 punti (dal 6,4% all’11,5%)”, quasi sette milioni di persone con un picco nel 2012 del 14%.

Tabella-poverta Italia

Insomma è chiaro che la crisi non ha impoverito tutti, ma piuttosto ha operato un gigantesco trasferimento di ricchezza dai più poveri ai più ricchi. Purtroppo non è una novità perché anche nelle crisi del passato è avvenuto questo come ha spiegato ultimamente l’economista Thomas Picketti nel suo “Il Capitale nel XXI secolo”. In Europa, e in Italia, il trasferimento è avvenuto grazie anche alle politiche del lavoro che, con buona pace della gran parte dei nostri esponenti politici, ha introdotto ulteriori forme di precarizzazione e di flessibilizzazione a tutto vantaggio delle imprese che così hanno ottenuto una diminuzione del costo del lavoro.

Lo si deduce anche da quanto scriveva Luca Ricolfi sul Sole 24 Ore di qualche giorno fa. “Prendiamo il mercato del lavoro forse il migliore specchio delle dinamiche della crisi. Se come punti di riferimento consideriamo i due picchi estremi della crisi, ossia il 2008 e il 2014, i posti di lavoro perduti sono 954 mila. Questa distruzione di posti di lavoro, tuttavia, è il saldo fra le perdite di alcune categorie di lavoratori e gli incrementi di altre. I lavoratori di nazionalità italiana, ad esempio, hanno perso 1 milione e 650 mila posti, ma i lavoratori stranieri ne hanno guadagnati circa 700 mila”. Come mai gli stranieri vengono preferiti agli italiani, aggiungiamo noi? Perché, ci rispondiamo da soli, spesso sono ricattabili e accettano quasi sempre lavori sottopagati.

Per tornare a Oxfam, la situazione italiana si inserisce in un quadro europeo nel suo insieme analogo. “In Europa – riassume l’organizzazione che si batte contro la povertà e l’ingiustizia – ci sono 342 miliardari (con un patrimonio totale di circa 1.340 miliardi di euro) e 123 milioni di persone – quasi un quarto della popolazione – a rischio povertà o esclusione sociale. In Italia il 20% degli italiani più ricchi detiene il 61,6% della ricchezza nazionale netta, mentre il 20% degli italiani più poveri ne detiene appena lo 0,4%”. Non a caso Oxfam ha battezzato il nuovo rapporto sulla diseguaglianza “Un’Europa per tutti, non per pochi” e invita a battersi per mettere fine “all’austerità e a un sistema fiscale iniquo per garantire più risorse e un’Europa per tutti”.

Ancora nel rapporto si legge che “tra il 2009 ed il 2013 il numero di persone che viveva in una condizione di grave deprivazione materiale, vale a dire senza reddito sufficiente per pagarsi il riscaldamento o far fronte a spese impreviste – è aumentato di 7.5 milioni in 19 paesi dell’Unione Europea, inclusi Spagna, Irlanda, Italia e Grecia, arrivando a un totale di 50 milioni”. In Italia dove come si diceva il numero di persone in stato di grave deprivazione materiale è di quasi 7 milioni di persone, “ad essere più colpiti sono i bambini e i ragazzi sotto i diciotto anni”. Inoltre “anche chi ha un lavoro è a rischio di cadere nella trappola della povertà”, un dato che sta crescendo anche nella ‘locomotiva’ d’Europa, la ricca Germania. “Sempre in tema di reddito da lavoro – si afferma nella ricerca – l’Europa non è immune dal divario salariale tra uomini e donne: sono Lettonia, Portogallo, Cipro e Germania gli stati nei quali le discriminazioni retributive sono più gravi”.

Secca poi la bocciatura del nostro sistema fiscale e previdenziale che è agli ultimi posti per efficienza ed equità. “Le misure di austerity introdotte dopo la crisi finanziaria del 2008 – tagli alla spesa pubblica, privatizzazione dei servizi, deregolamentazione del mercato del lavoro – hanno colpito duramente i più poveri. Allo stesso tempo, le multinazionali hanno potuto sfruttare la differenza tra i sistemi fiscali degli stati membri dell’Unione europea eludendo tasse per milioni di euro e privando quindi i governi di risorse significative per offrire servizi ai propri cittadini”.

“In Europa come del resto in tutto il mondo – ha spiegato Roberto Barbieri, direttore di Oxfam Italia – la povertà e l’aumento della disuguaglianza non sono fenomeni inevitabili, ma sono l’effetto di scelte politiche troppo spesso effettuate tenendo in conto l’interesse di pochi e non quello di tutti i cittadini europei”.
Alvaro Steamer

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