venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Expo, c’è più Italia
fuori che dentro
Pubblicato il 21-09-2015


Milano-Porta NuovaIl miglior padiglione Italia è quello esterno all’Expo, ovvero la nuova architettura di Milano. Lo skyline di una città che compete con il mondo intero preservando la propria unità e identità è un progetto grandioso. Dalle forme di Giò Ponti al recente progetto di Porta Nuova, dalla cima della Triennale di Milano potete rendervi perfettamente conto delle mie sensazioni. I duecento e più metri della Torre Unicredit, l’edificio più alto del nostro paese, si innalza seguito dalla torre Diamante e dalla Solaria insieme agli attualissimi grattacieli del Bosco Verticale, fra i più belli al mondo. Ruotando la testa di 90° eccovi il castello Sforzesco.

Unità di grandiosi edifici che fanno l’identità di una città. Per arrivare all’esposizione vi sono molti mezzi pubblici e le strade per arrivarci con mezzi di trasporto privati sono nuove. Il problema si materializza per il parcheggio. Le migliaia di metri quadrati di parcheggio visti in televisione infatti erano in gran parte per autobus o per addetti dell’Expo e comunque troppo lontani. Dato che accompagnavo una persona con disabilità mi aspettavo un minimo di preparazione da parte del personale. Le aspettative si sono infrante come un cristallo sotto la forza di un mazzuolo, infatti il posto disabili andava prenotato, cosa che non è stata detta in precedenza durante la prenotazione del biglietto. In più c’era un acconto da pagare che sarebbe stato rimborsato poi. Il nostro parcheggio è stato risolto in una zona riservata, ma mancante di segnaletica, quindi senza restrizioni teoriche oltre che effettive. Così ci avviammo verso l’entrata di Merlata a sud.

La sicurezza è ottima, composta da esercito, carabinieri, guardia di finanza, forestale, polizia locale e penitenziaria, affiancati da membri di sicurezza privata e volontari. I vari corpi sono dotati anche di mezzi di trasporto elettrici e altri più pesanti nelle strade ai lati dei singoli padiglioni. Prima di entrare le procedure sono analoghe a quelle aereoportuali. Infine si giunge dentro l’esposizione universale di Milano. La struttura a città romana semplifica le ricerche dei vari padiglioni rendendo un senso di praticità e ordine. Sempre entrando da Merlata a destra si può vedere l’arena in cui si tiene lo spettacolo “Alla Vita”, progettato dal Cirque du Soleil per questa occasione. Lo spettacolo è stato emotivo e coinvolgente, ma aveva degli aspetti di deprimente banalità incarnati da tre futili figure di un cuoco italiano stereotipato ed i suoi goffi apprendisti, figure che nella noia suscitano disprezzo e aizzano una forte volontà di sovversione nei loro confronti. Lo spettacolo a tema degli amanti e della pioggia vi congelerà nella vostra posizione dalla straordinaria capacità di questi artisti che, con movimenti audaci, vi ammalieranno. Andando avanti si giunge invece al padiglione Italia e all’Albero della Vita, le due grandi delusioni dell’Expo. Il nostro padiglione ha analizzato passivamente il passato di una potenza in declino, anche se capace di tener testa alle avversità contemporanee in modo discreto.

EXPO Milano-Padiglione Italia

Padiglione Italia, interessante nella sua morfologia esterna, stimolante nella propria identità formale, ma al proprio interno privo di un progetto futuro del paese ed in particolare di un progetto economico di sviluppo, senza un impulso per cui si deve investire in Italia o perché convenga studiare in Italia. L’interno rappresenta un paese ricco nel passato, dove tu visitatore puoi solo fare il turista. Ulteriore elemento di riflessione è la quasi assenza di visitatori stranieri dentro il nostro padiglione. L’albero mostrava giochi di colori, suoni e acqua mescolando malamente sinfonie di Verdi e Vivaldi con mediocri cantautori a getti ora belli, poi inspiegabilmente fiacchi.

La forma progettata dal Buonarroti richiama ancora questo passato glorioso ormai sfuocato. Se cercate da mangiare allora non posso dirvi che esplorare. L’Iran offre un padiglione eccezionalmente bello e con un ristorante eccelso, dove qui potrete degustare dalle bevande tipiche con semi di rosa o zafferano. La Russia ha un padiglione molto megalomane, ma enormemente accogliente. Il ristorante russo è ispirato ad un vagone della Transiberiana e al piano superiore potrete gustare un ottimo caviale ad un prezzo onesto. La qualità del padiglione russo è alta e analizza la sua grande eredità agricola e scientifica, specialmente chimica. Lo street food è onnipresente.

Dal panino italiano al pastrami arabo potrete provare mille sfumature di sapori. Marocco, Angola e Tunisia sono tre padiglioni che mi hanno colpito profondamente. Un paese che riesce a creare un padiglione da una stamberga, dove tu puoi ricevere ed incamerare forti emozioni è un paese del futuro. Un paese che riesce a proporti i migliori esempi artigianali della sua cultura nonostante sia adiacente ad altri giganti è un paese con un futuro. Se vorrete divertirvi allora correte al padiglione Cubano, tempio del Ron, sennò andate al padiglione delle Comunità Caraibiche, piccolo e accogliente.

Se cercate reperti di socialismo reale di matrice maoista recatevi in Corea del Nord, anche meta obbligatoria per tutti gli amanti del ginseng. In effetti ogni piccolo paese ha le sue cose specifiche, per esempio la vaniglia delle isole Comore. Meraviglioso il padiglione della Corea del Sud, veramente il migliore di tutti, dove la tecnologia e le arcaiche tecniche di fermentazione si sposano per il grande contributo finalizzato alla nutrizione mondiale. Il ristorante sudcoreano è ottimo, ma attenti alla spesa. Mi ha profondamente colpito un’immagine del padiglione vaticano, dove in un arazzo di Rubens in esposizione la figura di Giuda, accostata ad un avido molosso, ti fissava ovunque tu andassi con il suo pesante sguardo. Una grande funzione morale, ma dalla Santa Sede mi aspettavo molto di più. Analogia terribile, nel padiglione che ho precedentemente visto, i sudcoreani hanno scelto un ologramma di un macilento ragazzino africano che si muoveva osservandoti. Osservati, ecco come dovrebbero sentirsi tutti i paesi sviluppati, pesantemente squadrati nella loro potenza, che oggi ci rifiutiamo di aiutare, accogliere e donare.

Così a sera davanti al padiglione dell’Angelo Poretti con la sua notevole selezione di birre inizi a pensare molte cose di questa esposizione universale. Il problema non sono le presenze, possono esserlo gli scarsi parcheggi o un inadeguato supporto a persone disabili, ma il vero problema di questo Expo sono i contenuti.

l problema è un padiglione che si chiama Italia, simile ad un bel cofanetto futurista ricolmo delle solite cose. La grandezza è Milano che con il Progetto di Porta Nuova irrompe nello scenario mondiale, rendendo l’Italia, ancora una volta, avanguardia nella Storia.

Niccolò Musmeci

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