domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Expo. Futuro incerto e nebbia sui conti
Pubblicato il 30-09-2015


Sala-ExpoA un mese dalla chiusura prevista di Expo, il commissario unico, Giuseppe Sala, si dimostra cautamente ottimista, ma non scioglie nessuno dei dubbi attorno alla manifestazione. Non è chiaro ancora se Expo alla fine chiuderà i conti in rosso e neppure quale sarà il destino dell’enorme area che è stata utilizzata per costruire i padiglioni con i relativi servizi.

Per ora la previsione di Sala è che “arriveremo ai 20 milioni di persone”, meteo permettendo, ma si guarda bene, e di questo gliene va dato atto, dal dire che è stato un successo. Sul piano dell’immagine Expo ne esce indubbiamente bene e fa fare una buona figura al Paese nonostante i terribili problemi che si erano addensati sulla manifestazione tra scandali e ritardi, ma su quello dei conti reali ancora il buio è fitto pesto.

“Restiamo con i piedi per terra – ha detto – serve prudenza, c’è ancora un mese da gestire. Ma credo che arriveremo attorno ai 20 milioni. La parola successo non riguarda solo i numeri. Se consideriamo la popolazione attiva italiana, di quei 20 milioni 13-14 sono italiani. Significa che un italiano su 4 ha visitato Expo. Non era mai successo nella storia d’Italia, così come non era mai successo che 55 Capi di Stato venissero in vista in Italia in sei mesi”.
Insomma, l’unica cifra che è uscita dalla bocca del commissario è’20 milioni’, ma quanti sono i biglietti venduti? E a che prezzo?

Come già scrivevamo un mese fa quando già veniva anticipato questo numero, “ci sono i biglietti venduti e gli ingressi. I biglietti a prezzo pieno da 39 euro e quelli a 5. E ci sono gli omaggi”. Dunque un conto è parlare di 20 milioni di visitatori, di affollamento e file ai tornelli, un altro di soldi realmente finiti nelle casse. Il nodo è il break point, il punto di pareggio tra spese e incassi. A un mese dall’apertura, il commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, dichiarava che “per pareggio di bilancio bisogna vendere 24 milioni di biglietti”. “Le spese di gestione di una macchina come Expo ammontano a 800 milioni di euro. Dagli sponsor abbiamo ottenuto 300 milioni: per raggiungere il pareggio di bilancio è necessario vendere 24 milioni di biglietti”. La previsione si fondava sul calcolo di 24 milioni di biglietti al costo medio di 22 euro l’uno per un totale di 528 milioni a cui aggiungere 300 milioni dagli sponsor per l’affitto degli stand (ma non tutti pagano) e dalle royalty, ovvero dal minimo garantito ottenuto da dagli incassi di ristoranti e merchandising.

Di tutto questo oggi nessuno parla e questo fatto non induce all’ottimismo.

Quanto al dopo-Expo la nebbia è fitta come solo a Milano una volta poteva essere. Non si sa né chi gestirà il dopo esposizione né con quale obiettivo.
Alla trasmissione di Radiouno, ‘Radio Anch’io’ alla quale Sala ha partecipato con Giuliano Pisapia, il sindaco di Milano si è espresso per una soluzione che preveda una “persona capace con poteri straordinari” e di questo ha parlato con il presidente della Regione Lombardia Maroni avanzando la richiesta al Governo di entrare a far parte della società Arexpo. Secondo Pisapia serve “una personalità molto capace, un manager con una valutazione di prospettiva, una persona a cui si potrebbero dare poteri straordinari per accelerare i tempi” anche se, “non è vero che siamo in ritardo, siamo nei tempi, anzi addirittura in fase avanzata”.

Sembra una risposta al Corriere della Sera che oggi, con un articolo di Elisabetta Soglio, parla di “garbuglio”, di “confusione” e “tanti nodi da districare per decidere il destino dell’oltre milione e di metri quadrati che oggi ospitano l’esposizione universale”. Un errore che viene da lontano, insieme ai tanti altri, “quando si pensò all’Expo senza progettare la destinazione futura di terreni che nel frattempo sono stati bonificati, infrastrutturati, collegati a treni, mezzi pubblici locali e autostrade”. Sul tavolo, alla fine, la proposta più convincente è quella della Statale per farne un appendice, un Campus da destinare soprattutto alle facoltà che si occupano di alimentazione, da agraria a biologia, ma da qui si snoda una lunga fila di intoppi e inghippi e a oggi è ancora tutto in alto mare. Da Expo può arrivare insomma la conferma che l’Italia è tra i primi al mondo quando si tratta di soluzioni innovative, di creatività, ma purtroppo anche quando si parla di burocrazia, disorganizzazione e pasticci. Quanto ai conti …

Armando Marchio

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