venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Francesco e Fidel incontro storico all’Avana
Pubblicato il 21-09-2015


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Incontro tra Papa Francesco e Fidel Castro; incontro storico, durato un po’ più di mezz’ora oggi all’Avana e che mai si sarebbe immaginato fino a qualche anno fa, tra il capo della Chiesa cattolica e l’ultimo leader in vita di un’ideologia, quella comunista, che in America Latina ha assunto caratteristiche peculiari e certamente molto più popolari che non in Europa o in Asia.

I due si sono parlati nella residenza di Fidel, alla presenza dei familiari dell’anziano e malato leader, del nunzio apostolico a Cuba, mons. Giorgio Lingua, e da altre persone del seguito.

L’incontro è stato reso possibile da una molteplicità di fattori, non ultimo il ruolo determinate che Francesco ha assunto nella fase finale della trattativa tra USA e Cuba, che ha riaperto la strada alla normalità dei rapporti tra i due Paesi.

Prima dell’incontro con Fidel, la visita di cortesia al fratello Raul, che è oggi alla guida del regime castrista.

Oltre al colloquio privato tra i due, quello bilaterale tra la delegazione vaticana con il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e i rappresentanti del governo.

A Cuba, Francesco ha trovato una folla di fedeli che nella visita all’isola hanno visto anche la conferma di un processo evolutivo che sta riportando Cuba nel pieno della normalità dei rapporti internazionali.

Non mancano ovviamente i critici, e non solo tra i nostalgici del ‘blocco’ che vivono soprattutto in California e che sono in gran parte fuoriusciti ed esuli politici, ma anche negli ambienti politici conservatori che vedono in Francesco una deriva populista contrassegnata da elementi giudicati di ‘sinistra’.

Il Giornale, ad esempio, ha intervistato il politologo Edward Luttwak, un fiero esponente dell’ala più conservatrice del Partito Repubblicano che non esita a dare del ‘peronista’ a Bergoglio. Secondo il politologo “gli americani non prendono sul serio le idee estremiste del Papa argentino, nemmeno negli ambienti democratici” e alla vigilia della visita negli Usa, aggiunge che sebbene verrà “accolto come una celebrità” “il suo messaggio non è ritenuto così importante” come in Italia.

Questo perché Papa Francesco avrebbe assunto posizioni troppo estreme, sia sul versante dell’ambientalismo, sia nel campo della normalizzazione dei rapporti tra Usa e Cuba.

“Le idee di Papa Bergoglio – aggiunge dando evidentemente per scontato che nessuno dei lettori conosce la storia recente dell’America latina e dello strapotere delle multinazionali nordamericane nell’America latina come negli stessi Stati Uniti – sono quelle tipiche di tutta una classe di intellettuali argentini, che nel giro di un secolo hanno portato Buenos Aires dai primi posti fra i Paesi più ricchi al mondo – intorno agli anni Venti del Novecento – a circa il sessantesimo nell’attuale graduatoria per reddito pro-capite. Sono le idee di quegli argentini schierati contro il libero mercato, contro la modernizzazione, contro il progresso. In parte sono state le idee della cultura peronista”.

Una nota di allegro colore arriva invece dall’Italia dove si è appreso che Ignazio Marino, nonostante la mole impressionante di problemi che affliggono la Capitale, dopodomani riprenderà l’aereo per volare a Philadelphia, per accompagnare la visita di Papa Francesco, giudicando evidentemente che la sua presenza nella città statunitense è più importante della sua permanenza a tempo pieno a Roma, la città di cui è Sindaco.

Alvaro Steamer

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