sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Grecia alle urne, ma (forse) non cambia nulla
Pubblicato il 18-09-2015


Grecia_Tsipras_elezioni_20092015I sondaggi, si sa, vanno sempre presi con le pinze. A maggior ragione quando le rilevazioni sulle intenzioni di voto a ridosso di una consultazione elettorale segnalano un probabile forte astensionismo e una significativa quota di elettori indecisi. Esattamente quanto sta succedendo in Grecia dove l’elettorato sarà chiamato domenica 20 settembre ad esprimersi, per la quinta volta in 6 anni (l’ultima, lo scorso gennaio), per il rinnovo del Parlamento. Sin da ora comunque, fatte le dovute tare ai sondaggi, appare chiaro che dalle urne elleniche uscirà un quadro profondamente mutato rispetto a otto mesi fa allorché Syriza, la coalizione della sinistra radicale guidata da Alexis Tsipras ottenne un clamoroso successo, sbaragliando la destra di Nea Demokratia del Premier uscente Samaras e soprattutto infliggendo una durissima lezione al Pasok di Venizelos.

I mesi successivi sono stati scanditi dalle drammatiche e per certi versi grottesche trattative condotte dal giovane premier e dal suo stravagante dottor Stranamore dell’economia Yanis Varoufakis con L’UE, inframmezzate da una serie di colpi di scena, culminati con l’ennesimo scioglimento del Parlamento a causa della disgregazione del maggior gruppo parlamentare.

Nel frattempo, soprattutto dopo il raggiungimento del faticoso accordo con l’UE, mentre Tsipras ha dovuto fare i conti con la crescente insofferenza di pezzi importanti della sua creatura politica, culminati infine in una scissione, Nea Demokratia si è riorganizzata affidandosi alla leadership di Vangelis Meimarakis, così come il Pasok, guidato dopo gli anni della distruttiva rivalità tra Papandreou e Venizelos da una donna, espressione della generazione dei quarantenni non compromessa con le precedenti leadership, Fòfi Ghennimatà.

La leader del Pasok Fofi Genimmatà con il  presidente del Pse Serghei Stanishev

La leader del Pasok Fofi Genimmatà con il
presidente del Pse Serghei Stanishev

Se i sondaggi saranno confermati nessun partito potrà raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento e si dovrà, giocoforza, ricorrere a un governo di coalizione.
Meimarakis lo ha già prospettato, mentre Tsipras, forte di un’indubbia popolarità personale, sembra escluderlo.
Sembra, perché il funambolico quanto pragmatico ex Primo ministro ha dimostrato durante il suo mandato una singolare capacità di imprimere improvvise virate alla sua linea politica arrivando a smentire anche se stesso.
Oggi, all’antivigilia del voto, Tsipras chiuderà la campagna elettorale in piazza Syntagma ad Atene .
Sul palco lo affiancheranno Pablo Iglesias il leader di Podemos e il postcomunista tedesco Gregor Gysi, leader storico della Linke (e, per chi non lo ricordasse, l’ultimo della famigerata Sed).
Un segnale ritenuto necessario per rinfrancare un partito lacerato e balbettante nonché un elettorato in larga parte disilluso.

Tuttavia, l’evocazione in piazza delle radici ideali, vecchie e nuove, di Syriza potrebbe non bastare. A rischio, secondo i sondaggi, non c’è la maggioranza assoluta in parlamento, considerata impossibile, ma anche la conferma di Syriza come partito di maggioranza relativa, condizione indispensabile a Tsipras per ottenere un secondo mandato, incalzato com’è dalla crescita di Nea Demokratia. E gli altri?

Il Pasok viene stimato in sensibile crescita dopo il disastro di gennaio, ben al di sopra della soglia di sbarramento del 3% per accedere ai seggi in parlamento così come i centristi di To Potami, i comunisti duri e puri del KKE e (purtroppo) i neonazisti di Alba Dorata. A picco e a rischio quorum sono segnalati i Greci indipendenti, formazione ci centrodestra che ha fatto da stampella parlamentare a Tsipras in cambio di un ministero per il suo leader Kammenos e soprattutto gli ultras ex Syriza di Leiki Anotita (Unità Popolare) guidati dall’ex ministro dell’energia Panagiotis Lafazanis, entrambi i partiti stimati in una forbice (2.5/3.5%) che non li mette al sicuro anche in considerazione del fatto che, come spesso avviene, nell’urna l’elettore sceglie il cosiddetto “voto utile”.

Un ultima considerazione: a differenza dello scorso gennaio e della vigila del referendum indetto da Tsipras l’italiota Brigata Kalimera di Vendola & C non compare tra i testimonial esteri di Tsipras. Niente bagno di folla a Syntagma, nessuna narrazione.
Malinconico epilogo di un’allucinazione politica che ha davvero pochi precedenti.

Emanuele Pecheux

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