sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

I conti dell’Expo: un successo. Di immagine
Pubblicato il 01-09-2015


Expo-MilanoC’è un mistero attorno alla questione del pareggio dei conti, dei biglietti venduti e degli ingressi; un mistero che potrebbe coprire una verità amara e cioè che, come è accaduto ad esempio in occasione delle Olimpiadi, i costi hanno di gran lunga superato gli incassi. Per le Olimpiadi hanno fatto eccezione solo quelle che si sono svolte in Gran Bretagna nel 2012, le uniche in attivo mentre quelle in Grecia hanno dato una spinta fenomenale a spingere Atene nell’abisso della crisi. Ovvero, la regola di queste grandi kermesse pubbliche sembra essere che le spese sono finite a carico dei contribuenti mentre i guadagni vanno nelle tasche dei privati.

UN AIUTO PROPAGANDISTICO
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, oggi ha definito l’Expo di Milano come “un successo impressionante” e ha poi aggiunto una abituale chiosa polemica a fini tutti interni: “Con il consueto abbraccio affettuoso ai gufi che ci chiedevano di bloccare tutto. L’Italia è più forte di chi scommette solo sui fallimenti”.
Sulla sua pagina facebook, Renzi dà anche consigli a chi si sta andando a visitare l’esposizione universale: “Ultimi sessanta giorni per visitare Milano”… “approfittate dei giorni feriali, se potete: l’Expo è letteralmente invasa da tantissimi visitatori”. Preso atto del “successo impressionante”, “Continuiamo intanto a riflettere sull’eredità di questo evento: un’Italia più sensibile ai temi della sostenibilità, della qualità della vita, della cooperazione internazionale. Tra i tanti appuntamenti dei prossimi giorni segnalo quella di domenica 6 settembre, quando Bono Vox dopo i concerti di Torino si fermerà con noi all’Expo”.

24 O 20 MILIONI DI BIGLIETTI?
Onestamente di più non può fare per dare una mano perché non c’è dubbio che l’Expo sul piano dei rapporti diplomatici dell’Italia e sulla sua immagine all’estero, è stato se non un “successo impressionante”, di certo una buona prova.
La musica cambia però se si va un po’ sotto la crosticina della legittima e onesta propaganda governativa.

Oggi, la versione ufficiale della società che gestisce l’esposizione è che “sono stati emessi finora, alla data del 31 agosto, 13.784.308 biglietti”. “Il mese di agosto – afferma un comunicato – ha chiuso con oltre 3,3 milioni di accessi, portando il totale dall’apertura a quota 12,2 milioni. “Tali valori – si precisa – sono calcolati a partire dal numero di accessi registrati dai sistemi di lettura digitale alle entrate, cui vengono sottratti gli accrediti e viene poi aggiunto un 4% per tener conto degli ingressi non registrati per cause tecniche ed operative. Si sottolinea come agosto debba essere considerato un mese molto positivo, collocandosi al pari di giugno. Ciò è dipeso in modo particolare dalla seconda metà del mese, che risulta essere la quindicina di maggior successo dall’apertura a oggi e fa ben sperare per la performance di settembre e ottobre. Si ritiene, quindi, di arrivare alla chiusura di Expo Milano 2015 con 20 milioni di biglietti emessi”.

Qui, tra le pieghe del comunicato, si potrebbe nascondere l’impiccio. Ci sono i biglietti venduti e gli ingressi. I biglietti a prezzo pieno da 39 euro e quelli a 5. E ci sono gli omaggi. Dunque un conto è parlare di file ai tornelli, un conto di soldi realmente incassati. E anche sul break point, sul punto di pareggio c’è confusione.

A un mese dall’apertura, il commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, dichiarava che “per pareggio di bilancio bisogna vendere 24 milioni di biglietti”. “Le spese di gestione di una macchina come Expo ammontano a 800 milioni di euro. Dagli sponsor abbiamo ottenuto 300 milioni: per raggiungere il pareggio di bilancio è necessario vendere 24 milioni di biglietti”.

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La previsione si fondava sul calcolo di 24 milioni di biglietti al costo medio di 22 euro l’uno per un totale di 528 milioni a cui aggiungere 300 milioni dagli sponsor per l’affitto degli stand (ma non tutti pagano) e dalle royalty, ovvero dal minimo garantito ottenuto da dagli incassi di ristoranti e merchandising.

Così avant’ieri la dichiarazione risultava diversa: “Agosto deve essere considerato un mese molto positivo, collocandosi al pari di giugno. Ciò è dipeso in modo particolare dalla seconda metà del mese, che risulta essere la quindicina di maggior successo dall’apertura a oggi e fa ben sperare per la performance di settembre e ottobre. Expo ritiene quindi, “di arrivare alla chiusura di Expo Milano 2015 con 20 milioni di biglietti emessi”.

Dunque non 24 milioni, ma 20. E poi biglietti emessi? E quelli venduti allora sono un’altra cosa. Ma soprattutto a che prezzo?

Ecco dunque che un mese fa le stime vengono riviste si parla di 20 milioni d’ingressi al prezzo medio di 19 euro, per un totale 380 milioni, 148 in meno. Mentre le sponsorizzazioni porteranno alla fine 380 milioni, 80 di più della previsione iniziale.

UN BUCO DA 1 MILIARDO E MEZZO
I soliti ‘gufi’, per dirla alla Renzi, Gianni Barbacetto e Marco Maroni de Il Fatto Quotidiano hanno scritto che a loro dire “manca un miliardo e mezzo”. Expo è “costata 2,4 miliardi di fondi pubblici, saranno recuperati soltanto 860 milioni. Così Expo Milano 2015 si candida al record di maggiore insuccesso nella storia delle esposizioni universali dell’ultimo mezzo secolo. A metà percorso, a tre mesi dalla fine, le cifre non sono definitive, ma cominciano a essere chiare”.

L’articolo fa poi un bilancio dettagliato delle spese e di quello che si potrà recuperare cvendendo ciò che resta alla chiusura della manifestazione, ma il buco che alla fine verrà ripianato da Pantalone, ovvero dai contribuenti, sarà di 1 miliardo e 540 milioni. Mica spicci.

Il Fatto ricorda anche altri flop clamorosi come quello di ‘Hannover 2000’, con 18 milioni di visitatori invece dei 40 milioni previsti e un buco di 1,2 miliardi.

Barbacetto e Maroni chiudono con un affondo velenoso: “C’è poi il ‘peccato originale’ di Expo, il primo della storia realizzato su terreni privati: valevano 20 milioni, ma Arexpo, la società controllata da Regione e Comune, dai privati le ha comprate a 160 milioni, indebitandosi con una cordata di istituti di credito capeggiata da Banca Intesa. Puntava a rivenderli, infrastrutturati, a 340 milioni. L’asta del novembre 2014 è però andata deserta e ora si sta cercando disperatamente una soluzione per il futuro dell’area. Alle vendite immobiliari, quando non si presenta nessuno, si riprova abbassando il prezzo: per i terreni di Expo si parla già di un ribasso di 60 milioni, che portano il prezzo di base a 280 milioni (…)”.

UN SUCCESSO DI IMMAGINE
Però è un errore anche un’impostazione ragionieristica perché se in termini contabili è difficile immaginare che l’Italia ci guadagni un cent, se ci si sposta sul terreno della visibilità, il discorso cambia.

È, dice il ministro Politiche Agricole, Maurizio Martina, un grande successo “sotto il profilo diplomatico”, annunciando per il 12 settembre un nuovo “Expo delle Idee”: “A tre mesi dall’inizio, Expo si conferma un successo, una opportunità unica anche sotto il profilo diplomatico, come hanno dimostrato più di 40 visite di Capi di Stato e di Governo. Senza contare la grande soddisfazione dei visitatori, la loro curiosità, il loro coinvolgimento. Questa è l’Expo dei ragazzi e delle famiglie”.
Poi ci sarebbe da discutere anche sulla sostanza perché questo Expo doveva far riflettere sul problema dell’alimentazione, suggerire un futuro sostenibile, proporre alternative non consumistiche ed eco sostenibili. C’è stato questo? Prima o poi un bilancio serio dovrà essere fatto anche per evitare il ripetersi di altri errori in futuro quando già si parla di rifare le Olimpiadi a Roma.

Armando Marchio

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