domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Disoccupazione
e precariato nel film
di Massimiliano Bruno
Pubblicato il 17-09-2015


Nessuno-mi-può-giudicare-box-officePrecariato e disoccupazione; il problema del lavoro, ma anche il difficile tema dell’immigrazione, della convivenza e dell’integrazione sociale, sono le argomentazioni al centro del film del 2011 “Nessuno mi può giudicare”, regia di Massimiliano Bruno (che si vede anche in una scena), che le tratta tutte con semplicità. Ad esse si aggiungono poi le attuali crisi economica ed occupazionale, la ricerca di un impiego in un mondo del lavoro in cui l’offerta non sempre è rispondente alla domanda e alle esigenze sociali ed individuali, per una rappresentazione attendibile e verosimile della società moderna, quasi uno specchio della realtà effettuato con una parodia della stessa.

Non è però la classica commedia all’italiana, seppure ne conservi la formula, le argomentazioni, le gag e le battute divertenti e ad effetto di personaggi al contempo stereotipati, ma anche molto forti dal punto di vista scenografico, tanto sono carismatici da poter trascinare lo spettatore per tutto il film senza fatica. Tra questi regina ne è Paola Cortellesi, emblema della poliedricità artistica, della teatralità e teatralizzazione, di una comicità naturale. Ma nel cast ci sono anche altri attori di calibro: da Rocco Papaleo a Raoul Bova ad Anna Foglietta, soprattutto, a Caterina Guzzanti. E non è un caso se la commedia ha vinto nell’anno di uscita nel 2011 il Nastro d’argento alla migliore commedia, battendo i due campioni d’incasso stagionali ‘Benvenuti al Sud’ e ‘Che bella giornata’.

In più appaiono anche Fausto Leali (che interpreta se stesso), Edoardo Leo, Valerio Aprea, Valerio Mastandrea. Proprio quest’ultimo è protagonista di una delle principali novità del film, che viene raccontato da una voce narrante che si scoprirà solamente alla fine: quella di Mastandrea appunto. E poi lui è legato a un altro personaggio che stravolge la struttura standard di tali commedie classiche all’italiana: è un cliente di Eva (Anna Foglietta), una escort che diventerà la principale portatrice del messaggio del film. Tutto, infatti, inizialmente sembra essere puntato su Alice (Paola Cortellesi), che rimane vedova del marito e piena di debiti da saldare. Non trovando lavoro e avendo un figlio da mantenere, decide di fare anche lei l’escort: gente che ha frequentato durante le lunghe giornate di lusso e festeggiamenti che ha avuto quando viveva nell’agio, da ricca nobildonna.

Ma sarà Eva a diventare la protagonista e ad insegnare non solo il suo mestiere ad Alice, ma che quando si vuole bene a una persona si è disposti a tutto, anche a fare le cose che non piacciono. E pagherà i debiti di Giulio (Raoul Bova), che ha un Internet point che rischia di chiudere per la crisi. Quest’ultima una situazione quanto mai attuale. Ma la solidarietà nella povertà di chi vive in quartieri di periferia può aiutare a salvarsi, a ritrovare quei valori preziosi (in primis quelli della famiglia e dell’amicizia) per cui “si può ancora vincere”, come dice Giulio stesso ad Alice. Anche quando tutto sembra perduto. Non c’è infatti solo lo squallore di istituzioni che lucrano, di pochi privilegiati che non denunciano tutto quanto possiedono, nella superficialità di canoni che puntano più sull’apparenza che sulla sostanza, nella multiculturalità sociale in cui però è difficile l’integrazione e la convivenza, ma anzi spesso prevalgono la discriminazione e l’emarginazione, un certo senso di ritrosia e di contrasto, di astio, di sospetto nei confronti del “diverso”, dello “straniero”. C’è anche la gioia di condividere quel poco che si ha tutti insieme intorno a una tavola e ridere di spensieratezza per un po’. L’importante è non giudicare, sembra dire il titolo del film, citazione della nota canzone di Caterina Caselli del 1966. Anche chi non sa cantare come Alice, può intonare e divertire con un brano quale “Se mi vuoi” di Pino Daniele. La tv poi cita se stessa, parlando del film di Nani Moretti “Ecce bombo” e col programma “Amore mio grandissimo”, tipo “Il dottor Stranamore” con Castagna o un “C’è posta per te” o “Carramba che sorpresa” più moderni, con cui Sofia (Caterina Guzzanti) cerca di riconquistare il “suo” Biagio (Aprea), che ha tradito.

Per mostrare l’autenticità dietro ciò che sembra costruito ad hoc. E se nel film Eva spiega che ci sono tre tipi di uomini, la commedia ci mostra anche tre tipi di donne diverse: quelle rassegnate che si sono adattate a situazioni “scomode” come Eva; quelle che vi ricorrono, come Alice, ma per necessità per poi tornare a una vita diversa; e chi vive nella semplicità dei piccoli gesti, nell’ingenuità della spontaneità istintiva di sentimenti che portano anche all’errore come Sofia. Tre donne e tre uomini principali, quasi a dimostrare che non c’è molta differenza tra i due sessi, così come non cambia molto tra italiani e immigrati o stranieri. Per questo nessuno può giudicare, parafrasando il titolo del film e della canzone. Ottime le musiche indubbiamente infine, così come l’abbigliamento e i cambi di abito di Alice. Buona la rappresentazione anche del mondo delle escort senza alcun giudizio appunto, senza nessuna presa di posizione né critica. Né tantomeno politica e non c’è neppure nessun attacco di parte o schierato: si parla di destra quanto di sinistra infatti.

Barbara Conti 

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