mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il Pc nell’area
degli Iblei (’21-’65)
Pubblicato il 17-09-2015


Micciche-Iblei

Appena finito di leggere l’ultimo libro di Giuseppe Miccichè (Il Partito Comunista nell’area degli Iblei 1921-1965), è affiorato in me un ricordo di quand’ero ragazzino e andavo al teatro dei burattini allocato vicino casa mia.

E mi sono tornati in mente i concitati dialoghi tra Orlando e Rinaldo che si contendevano la bella Angelica, i vili tradimenti che Gano di Magonza ordiva ai danni di re Carlo…

Solo anni dopo mi resi conto che dietro i movimenti di quei pupazzi, dietro quelle voci abilmente contraffatte, c’era un solo uomo, un burattinaio che li faceva agire come esseri viventi, suscitando l’accesa partecipazione del pubblico, che intanto sgranocchiava avidamente una montagna di arachidi: un grande artista, non c’è dubbio. Ecco, mi sono poi detto, che cosa collega quel grande maestro d’arte a Miccichè.

Il grande storico ragusano riesce anche lui a far muovere, con grande maestria, i personaggi che sfilano davanti al lettore, rendendoli plasticamente presenti, quasi contemporanei. Con rapidi, ma efficaci movimenti del suo fascio luminoso, egli riesce a trasportare la scena da Comiso a Vittoria, da Ispica a Ragusa, da Modica a Scicli, popolando le piazze della sua terra di un nugolo di protagonisti, ciascuno con una personalità ben delineata. Poche pennellate gli bastano per raccontarci una realtà sociale che lentamente si evolve dalle grotte naturali in cui – anni dopo la fine della guerra! – una parte di popolo era costretta a vivere fino alla moderna classe operaia formatasi attorno ai pozzi di petrolio.

Al centro della vicenda sta il Partito Comunista che, riuscendo a superare il livore antisocialista delle origini, in una col PSI e con la CGIL, conduce le sue epiche battaglie contro la miseria e il degrado, dedicandosi alla tenace lotta antifascista e poi alla politica unitaria, affrontando il trauma del centro-sinistra, in cui intravvede il pericolo della sua emarginazione.

Ma anche gli altri partiti con cui la situazione lo costringe ad interloquire, siano essi alleati o avversari, sono efficacemente tratteggiati nelle loro linee essenziali. Cosicchè rivivono, ad esempio, il Partito Socialista, sempre vivace e movimentato tra unità dei lavoratori e autonomia socialista, con le sue generose lotte per il proletariato e la Democrazia Cristiana nella sua lunga marcia dal conservatorismo marcato guerra fredda, alla socialità del centro-sinistra.

Ciò che piú colpisce in Miccichè, infaticabile ricercatore, storico solitario privo del supporto di assistenti e allievi, è fondamentalmente la sua capacità di sublimare, grazie alla sua stupefacente e disinvolta padronanza dell’argomento, le mille storie paesane in un grande affresco unitario della storia di una società, che solo nominalmente è quella della sua provincia, ma che in realtà raffigura l’intera Sicilia del dopoguerra. Le lotte per la terra, per un’agricoltura d’avanguardia, per lo sviluppo industriale, per la diffusione della cultura, insomma per l’emancipazione del proletariato siciliano, emergono con forza in uno scenario avvincente, che costringe chi legge a non interrompere la lettura, a chiedersi con curiosità che cosa avverrà dopo, anche se lo sa già, perchè tutto è già avvenuto.

Grandi sono dunque i meriti di questo storico militante, che sa coniugare l’incrollabile fede socialista con la necessaria obiettività della narrazione storica, supportata da una prosa coinvolgente , realistica ed emozionante nello stesso tempo.

Vorrei, per chiudere, ricordare a tutti, storici, ricercatori, appassionati e comuni lettori che Miccichè ha riempito vuoti storici che, senza il suo lavoro piú che cinquantennale, sarebbero rimasti tali. Vicende importanti perché emblematiche, personaggi di grande spessore, sarebbero, infatti, rimasti sepolti nell’oblio, senza la grande passione e la grande capacità di sintesi di Giuseppe Miccichè.

Ferdinando Leonzio

Giuseppe Miccichè Il Partito Comunista nell’area degli Iblei 1921-1965
Centro Studi Feliciano Rossitto Ragusa, 2014

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