sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il Sud sta sprofondando
ma la rotta si può invertire
Pubblicato il 07-09-2015


Sud arretrato-SvimezCraxi affermava che l’interesse del nord era quello di un sano e stabile sviluppo del sud e solo così il nostro Paese sarebbe cresciuto e divenuto un punto di riferimento del Mediterraneo.

Ma se analizziamo gli ultimi dati Svimez sullo sviluppo del Paese  la situazione è allarmante. “Dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13% la metà della Grecia che ha segnato +24%: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Convergenza dell’Europa a 28 (+53,6%)”.

È quanto si legge nel rapporto che sottolinea anche che, nel periodo, l’Italia nel suo complesso è stato il Paese con meno crescita dell’area euro a 18 con il +20,6% a fronte di una media del 37,3%. Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente.

In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2014 è sceso al 53,7% del valore nazionale, un risultato mai registrato dal 2000 in poi. Lo scorso anno infatti quasi il 62% dei meridionali ha guadagnato meno di 12 mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord. Nel dettaglio a livello nazionale, il Pil è stato di 26.585 euro, risultante dalla media tra i 31.586 euro del Centro-Nord e i 16.976 del Mezzogiorno. A livello di regioni il divario tra la più ricca, Trentino Alto-Adige con oltre 37 mila euro, e la più povera, la Calabria con poco meno di 16 mila euro, è stato di quasi 22 mila euro, in crescita di 4 mila euro in un solo anno. Tutto questo si riflette nel rischio povertà che coinvolge una persona su tre al Sud e solo una su dieci al Nord. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%) ma in generale al Sud è aumentata rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord.

“Il Sud è quindi destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27,3% sul totale nazionale a fronte dell’attuale 34,3%”, sottolinea il rapporto. Il tasso di fecondità al Sud, evidenzia, è infatti arrivato a 1,31 figli per donna, ben distanti dai 2,1 necessari a garantire la stabilità demografica e inferiore comunque all’1,43 del Centro-Nord. In dieci anni inoltre, dal 2001 al 2014, sono migrate dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord oltre 1,6 milioni di persone, rientrate 923 mila, con un saldo migratorio netto di 744 mila persone, di cui 526 mila under 34 e 205 mila laureati. Dal 2001 al 2014 quindi la popolazione è cresciuta a livello nazionale di circa 3,8 milioni, di cui 3,4 milioni al Centro-Nord e 389 mila al Sud. Nascite in calo anche al Centro-Nord e, per la prima volta, anche nelle coppie con almeno un genitore straniero, che in precedenza avevano invece contribuito ad alimentare la ripresa della natalità nell’area.
Dobbiamo invertire la rotta e come socialisti dobbiamo portare fortemente all’attenzione del Governo il problema Mezzogiorno. Si può e si deve amare il Sud, che costituisce una risorsa immensa per l’Italia e per l’Europa.

È arrivato il momento di realizzare azioni forti che portino a risolverne davvero le problematiche di fondo, storicizzate e incancrenite, eliminando quell’approccio assistenzialista rivelatosi fino ad oggi fallimentare La soluzione ai problemi del Sud potrà venire da modelli di sviluppo economico disegnati intorno alle forze – tante – che le regioni del Sud possono mettere in campo e dimenticandosi i tragici errori di modelli importati e insostenibili. Bisogna coinvolgere i Governi Regionali in prima persona per creare una bozza programmatica di sviluppo. Dobbiamo prendere atto che il Sud non è e non sarà mai più industria pesante – anche se dovremo salvaguardare al meglio taluni investimenti fatti. Il Sud invece può e deve essere anche industria moderna e ad alto valore aggiunto e, fortunatamente, gli esempi di successo sono moltissimi e una classe di validi imprenditori industriali è ormai presente in tutte le regioni.

  • Si può far crescere il Sud nell’agricoltura e nell’alimentare grazie alla sua conformazione, alla sua collocazione e alla sua tradizione e, naturalmente, sfruttando la forza del brand Italia. Serve fare un salto di qualità soprattutto per promuovere la distribuzione sui mercati internazionali. La cultura agroalimentare può diventare fonte di attrazione per giovani da tutto il mondo e, al tempo stesso, immagine da esportare all’estero.
  • Si può far diventare il Sud protagonista nel turismo mondiale, ma solo se in ciascuna categoria di turismo si saprà mettere a punto e gestire una offerta turistica di qualità internazionale: oggi, in troppi casi, non è così.
  • Il Sud ha un grande spazio di valorizzazione di mestieri tradizionali unici e di artigianati preziosi che oltre ad essere sinergici con il tema del turismo hanno oggi a disposizione strumenti di collocazione nel mondo inimmaginabili solo pochi anni fa: a partire dall’e-commerce.

Ma il Sud è soprattutto il centro del Mediterraneo e può proporsi come:

  • Centro logistico del Mediterraneo, valorizzando porti e altre infrastrutture che oggi sono in parte inadeguate e in parte sottoutilizzate.

Francesco Brancaccio

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. oggi Landini diceva qualcosa del tipo “a che serve la fiom se non dà un esempio concreto. le leghe operaie sono nate su un esempio di solidarietà concreta”.

    anche il partito socialista potrebbe fare lo stesso. esempi di soliderietà concreta verso il meridione:

    1) spostare a meridione alcune sue strutture, come anche la sede di avantionline ad esempio

    2) lanciare una campagna, tra i propri aderenti, di “compra sud”

Lascia un commento