lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il Teatro Eliseo di Roma
si rinnova e alza il sipario
con una suggestiva pièce
Pubblicato il 30-09-2015


BarbareschiHa riaperto ieri i battenti il Teatro Eliseo di Roma con uno spettacolo inaugurale molto suggestivo, in prima assoluta italiana: “Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad” del commediografo americano Rajiv Joseph, testo finalista al premio Pulitzer 2010 per il Teatro.  Regista e protagonista di questa inedita pièce di drammaturgia contemporanea – portata al successo a Broadway dall’ultima grandiosa interpretazione di Robin Williams – è Luca Barbareschi, che è anche il deus ex machina del rinnovato Teatro Eliseo.

L’opera è ambientata durante il conflitto iracheno ed offre lo spunto per un gioco surreale e di umorismo noir sulla follia e violenza umana. Baghdad è devastata dalla guerra. Due marines americani sono messi a guardia di una tigre in uno zoo della città. È rimasta solo lei: i leoni sono tutti morti, prima fuggiti e poi uccisi come in un videogame da soldati che non esitano a sparare e a depredare. Tom, uno dei due marines di guardia, ha portato via un water d’oro dal palazzo di Saddam e lo ha sepolto sottoterra sperando di venderlo su Ebay, inoltre dal corpo del figlio del dittatore ha rubato una pistola-trofeo. La prima vittima di quell’arma è proprio la tigre, prima provocata con uno snack e poi uccisa per aver reciso di netto la mano del soldato. Come nel giorno della cattura, la tigre è stata di nuovo tradita dal suo istinto. Ma quella pistola d’oro e la sete di denaro mieteranno altre vittime: ad ognuna subentrerà il suo fantasma, il suo spirito morale.

L’opera ci invita innanzitutto a riflettere sull’istinto degli animali e degli uomini: la tigre è stata creata predatrice, può venir meno al suo istinto? Può dirsi un’animale crudele solo perché uccide e sbrana le proprie vittime? Forse no, ma per gli uomini è differente. I soldati americani che uccidono e poi depredano e saccheggiano la casa dei figli del dittatore iracheno, sono eroi o ladri? Qui la risposta è meno scontata. Infine, i fantasmi, gli spiriti morali che poco a poco subentrano alle vittime della pistola d’oro e che sono costretti a vagare per le vie di una città che brucia, pongono allo spettatore il quesito più difficile: come Dio può far finta di nulla in un luogo così corrotto.

Oltre al protagonista Luca Barbareschi, ad interpretare questo non facile testo troviamo un variegato cast internazionale con Denis Fasolo, Andrea Bosca, Marouane Zotti, Hossein Taheri, Sabrie Khamiss e Nadia Kibout. La recitazione prevede anche parti in arabo – che vengono opportunamente riprese e tradotte dagli attori sulla scena – e, seppure sia a tratti urlata nel primo atto, nel secondo atto, quando l’azione fa spazio alla riflessione, diviene più pacata e meditata. Le scene si avvantaggiano delle moderne tecnologie di un teatro sapientemente ristrutturato: il palcoscenico e tutti i complessi e magici meccanismi che lo muovono consentono rapidi cambi scenografici, che avvengono in pochi secondi, nel buio, a sipario aperto. La sabbia sul palcoscenico, le luci ora soffuse ora mirate ed i costumi tipici del mondo arabo contemporaneo contribuiscono ad immergere lo spettatore nel godimento dello spettacolo. Una particolare menzione va alle musiche originali di Marco Zurzolo che accompagnano i passaggi più rilevanti dell’opera.

‘Una tigre del Bengala allo Zoo di Baghdad’, che sarà in scena fino all’11 ottobre, è dunque la visione di Rajiv Joseph degli irrisolti problemi etici del terzo millennio, una riflessione a tratti anche divertente, ma che certamente non lascia lo spettatore indifferente, consegnandogli un bagaglio di sentimenti e pensieri che lo accompagneranno nel ritorno a casa. Un’opera che consigliamo ad un pubblico adulto che ama andare aldilà delle convenzioni ed interrogarsi sulle profonde ragioni della nostra  esistenza.

E’ peraltro solo il primo appuntamento di una ricca stagione che vede a Roma ritornare l’Eliseo, teatro di nobile tradizione, quale luogo privilegiato di incontro, di riflessione e consumo collettivo di cultura. In calendario anche una stagione concertistica, in collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia, che prenderà avvio domenica 4 ottobre con le musiche di Ravel, nonché incontri con scrittori, giornalisti e rappresentanti del mondo della cultura per aprire una finestra sui grandi temi dell’attualità. Si comincia in tal senso lunedì 5 ottobre con la presentazione del libro di Cristina Giudici “Mare Monstrum, Mare Nostrum”, un reportage originale ed avvincente che ricostruisce rotte, traffici e contrasto dell’immigrazione clandestina.

Al. Sia.

 

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