giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Immigrati. Dietrofront croato e caos nei Balcani
Pubblicato il 17-09-2015


Migranti-rotta balcanica“I Balcani non devono diventare un parcheggio, o una terra di nessuno per i profughi”, dice il commissario Ue alla Politica di vicinato Johannes Hahn, ma intanto l’Europa non riesce a gestire il flusso di immigrati e la rotta balcanica continua a vedere il passaggio di migliaia di profughi.

Gli scontri continuano tra la Polizia ungherese e i profughi accampati ai confini tra Serbia e Ungheria vicino al famigerato muro di Orban, dove ieri circa 300 persone sono rimaste ferite dopo le cariche della polizia.

Ieri è arrivata anche la condanna all’Ungheria dall’Onu, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-moon si è detto “scioccato” dal trattamento riservato a quei disperati: “Non è accettabile, è gente che scappa da guerre e persecuzioni e che deve essere trattata con dignità umana”. Altrettanto dura la protesta del commissario Ue all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos: “la difesa delle frontiere con la violenza non è compatibile con i valori e i principi europei”. Nemmeno il governo di Belgrado è rimasto in silenzio e ha inoltrato una nota di protesta all’Ungheria per la violazione del territorio serbo da parte della polizia magiara nell’impiego dei lacrimogeni e dei cannoni ad acqua, il primo ministro serbo, Aleksandar Vučić, inoltre ha condannato le azioni “brutali” da parte delle forze dell’ordine.

Intanto crescono le preoccupazioni per la rotta balcanica e l’esodo è inarrestabile, dopo gli annunci di “apertura” dei confini croati in sole 24 ore sono entrati a migliaia in Croazia (circa 70 autobus e 180 taxi con a bordo circa 4mila). Tanto che di fronte a un’emergenza senza precedenti, il premier croato, Zoran Milanovic, ha annunciato che le capacità del Paese di accettare e registrare i migranti sono “limitate” e che la Croazia non è in grado di accogliere altri migranti: “Non siamo in grado di dire il numero esatto, ma migliaia di persone sono entrate nel Paese”, dice un portavoce. In tutto sono 5.650 i migranti finora entrati dopo l’apertura della Croazia, altri 5mila a Tovarnik in attesa di poter salire sui treni per Zagabria, tanto che si sono registrati anche qui i primi scontri tra la polizia croata e migranti che hanno sfondato i cordoni degli agenti alla stazione di Tovarnik.

Mappa controlli migranti

La Croazia si ritrova così da sola a far fronte all’emergenza, il Paese assicura un corridoio per trasportare i migranti da Tovarnik fino ai centri di accoglienza vicino Zagabria. “Chi non farà richiesta di asilo sarà considerato illegale” ha spiegato Ostojic. La Croazia prevede nelle prossime due settimane più di 20mila migranti, tutti diretti verso la Germania. “Quasi tutti provengono dall’Austria, circa 2mila sono arrivati in treno e molti altri dei 7.100 a piedi”, ha riferito la polizia. Angela Merkel aveva chiesto un vertice straordinario Ue che si terrà dopo il Consiglio interni, mentre il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, annuncia con un messaggio Twitter un consiglio europeo straordinario per mercoledì.


Continuano intanto le discussione nell’area Euro sul problema della ripartizione delle quote, l’Ue ha smentito l’intenzione di ritirare la proposta su una ripartizione “obbligatoria e urgente” di 120mila rifugiati, che intanto è stata approvata a larga maggioranza dal Parlamento Ue.

Vengono avanzate proposte di costruzione di campi per i profughi, mentre la Grecia ora inizia a temere che migliaia di persone decise a raggiungere i paesi del Nord Europa possano restare “intrappolate” in Grecia, dove i servizi di accoglienza sono già allo stremo. La Grecia e la Croazia restano gli unici Paesi di “sfogo” del passaggio della rotta balcanica, oltre all’Ungheria, anche la Bulgaria ha rafforzato il pugno duro del muro ai confini: oggi ha anche schierato 1.000 soldati al confine con la Turchia a protezione dei profughi in arrivo.

In Italia intanto continuano le preoccupazioni per quanto riguarda i nostri CIE. “È notizia di queste ore una ventina di ragazze nigeriane, appartenenti al gruppo delle 66 rinchiuse nel Cie di Ponte Galeria per le quali avevamo svolto la scorsa settimana alla Camera un’interpellanza urgente al Ministro degli Interni, firmata da 90 parlamentari di diverse forze politiche, stanno per essere rimpatriate in un paese che non corrisponde a nessuno dei canoni di sicurezza stabiliti dalle convenzioni internazionali”. Lo afferma Pia Locatelli, deputata socialista e membro della Commissione d’inchiesta sui Cie e Cara. “Il rimpatrio forzato, che dovrebbe avvenire nelle prossime ore, rappresenterebbe un forte rischio per la vita delle ragazze, molte delle quali hanno già subito violenze inimmaginabili. Ci siamo immediatamente attivate chiedendo un intervento urgente del ministero volto a scongiurare questo pericolo: Alfano fermi il rimpatrio”.

Liberato Ricciardi

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