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Opinioni e commenti
 

In morte di Mauro Ferri
Pubblicato il 30-09-2015


A novantacinque anni, cinque in meno di Ingrao, se n’è andato il nostro Mauro Ferri, già segretario del Psi e del Psu, ministro, presidente della Corte costituzionale. In pochi oggi lo piangeranno. Di lui i comunisti come Ingrao dissero tutto il male possibile. Aveva fatto la resistenza a Roma, dove si era laureato in Giurisprudenza, ed era stato arrestato. Si era iscritto al Psiup nell’immediato dopoguerra, a lungo aveva ricoperto la carica di segretario del Psi di Arezzo. Aveva seguito tutte le battaglie autonomiste di Pietro Nenni, fino alla unificazione socialista del 1966. Dopo la presunta sconfitta del 1968 Ferri divenne segretario del partito unificato coi voti delle correnti di “autonomia” e del gruppo ex socialdemocratico. Poi i dissensi con Mancini furono alla base della rottura del gruppo autonomista che favorì la formazione della nuova maggioranza di Mancini, De Martino, Giolitti. Nenni fu isolato e si aprì il nuovo capitolo degli “equilibri più avanzati” e del dialogo col Pci, superando così quella “barriera ideale e politica” nei confronti dei comunisti che stava alla base della Carta dell’unificazione.

Ferri, con Tanassi, Matteotti, Preti, diede vita alla scissione del luglio 1969. Il nuovo partito si chiamò Psu, non partito socialista “unificato”, ma “unitario”, come quello che nel 1922 venne fondato da Turati, Treves e Prampolini. Le elezioni del 1970 andarono piuttosto bene per i due partiti socialisti e la loro somma diede un risultato più alto di quel 14,5 che aveva segnato la delusione del partito unificato alle politiche del 1968. In Italia, si sa, si diceva che i partiti erano troppi, ma appena si unificavano gli elettori li punivano. Ferri rimase alla guida del Psu, che poi tornò a chiamarsi Psdi, fino al 1972, quando Saragat, tornato al partito dopo il settennato al Quirinale, gli preferì Tanassi. Ma Ferri e Saragat saranno assieme l’anno dopo, al congresso del Psdi, presentando una mozione di sinistra e di contestazione alla stessa segreteria Tanassi. Ferri sarà allora ministro dell’industria nel secondo governo Andreotti, poi, nel 1979, venne eletto parlamentare europeo con Pietro Longo, anch’egli di provenienza Psi, alla segreteria del partito. Dopo il 1984, alla scadenza del mandato parlamentare, fu giudice della Corte Costituzionale e abbandonò l’attività politica, ma fu vicino alla politica del Psi di Bettino Craxi. Dall’ottobre del 1995 al novembre del 1996 fu presidente della Corte.

La politica di Mauro Ferri, per taluni spunti, anticipa quella di Bettino Craxi. Ricordo quando in tivù alla fine degli anni sessanta, si professava convintamente socialdemocratico, destando lo scandalo dei suoi interlocutori di sinistra e anche l’ironia del tagliente Fortebraccio su L’Unità. Ricordo quando ipotizzava un centro-sinistra aperto ai liberali, suscitando proteste anche nel Psi, ma anticipando di fatto quel pentapartito che Craxi presiedette negli anni ottanta. Quella frattura del 1969, che divise formalmente Ferri e Craxi, fu sofferta da entrambi. Ferri dovette lasciare il suo vecchio partito che aveva messo in minoranza Pietro Nenni, confinandolo nella quiete della sua Formia, Craxi si trovò in minoranza nel Psi di Mancini e De Martino fino al congresso di Genova del 1972 che riportò Nenni alla presidenza. Ferri fu uomo politico fine, ma anche dotato di profonda cultura. Aveva un eloquio calmo e da ragionatore. Carattere sicuro e acuto polemista. Anticipò la politica. Fu dal 1956 dalla parte giusta al di là del giudizio sulla scissione del 1969. Più di Ingrao, un protagonista della nostra storia che abbiamo voluto ricordare, seppe stare sempre dalla parte della democrazia. È giusto non dimenticarselo.

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Commenti all'articolo
  1. Ci vorrebbe un blocco notes dove appuntare il nome di tutti i socialisti che, dopo la caduta del fascismo, scrissero e dissero cose sagge. Molto più sagge dei quelle che enunciarono gli eredi stupidi di Palmiro Togliatti. Solo oggi, dopo oltre cinquant’anni dalla sua morte, Matteo Renzi ha le carte in regola per fare giustizia. Sempre che ne abbia il coraggio. Nell’attesa, onore a Mauro Ferri, grande saggio fra i lungimiranti.

    • “…..Matteo Renzi ha le carte in regola per fare giustizia…..” E’ qui che non concordo con voi. Anch’io mi sono iscritto nel 1968 perché credevo e credo in un partito Socialista in cui ci sono tutti coloro che hanno seguito i principi di Saragat e quelli che hanno seguito i Nenni, i Mancini i De Martino, anche se hanno sbagliato le politiche, ma in quei tempi, e oggi, i media hanno ingannato il popolo facendoci passare i comunisti per altruisti e improntati solo al benessere delle classi meno abbienti. Oggi abbiamo le prove che il loro unico interesse è avere un paese nelle loro mani con un solo partito e i cittadini non devono votare. E Renzi questo sta attuando con il partito della nazione e l’italicum.

  2. Negli anni di Ferri, noi allora giovani Socialisti, anche se Nenniani, avevamo qualche riserva nei suoi confronti e non solo, anche nei confronti di Saragat e altri.
    Con il senno del poi, possiamo dire che avevamo torto.
    Dobbiamo ricordarlo come un Socialista Riformista.
    Oggi con il suo pensiero,sarebbe collocato dalla parte giusta.
    Sentite Condoglianze alla Famiglia.

  3. Grande memoria per Pietro Ingrao che – senza offesa – non mi risulta avesse fatto qualcosa a parte teorie ideologiche. Mentre il nostro Mauro Ferro muore dimenticato.
    Questa è la storia fatta dai normalizzatori. Mi aspettavo almeno un piccolo trafiletto sui grandi quotidiani.
    Ma è colpa nostra, noi continuiamo a fare le mosche cocchiere, spessa anche senza dignità!

  4. Non sapevo della morte di Mauro Ferri e sembra incredibile che solo sull’Avanti abbia(casualmente)avuto modo di leggere della Sua dipartita.Persona conosciuta in età giovanile,cioè negli anni settanta,durante la mia attività politica all’interno del partito socialdemocratico.Grande e equlibrata persona,in un periodo orrendo per la nazione Italiana.Piena di violenze di ogni genere,dove era possibile solo dichiararsi o comunista o(nascostamente)democristiano o neofascista….senza nessuna altra possibilità di intraprendere una strada che fosse lontana da ogni estremismo.Grazie di tutto.

  5. C.V.D.: I socialisti DEVONO essere dimenticati.
    Come deve essere dimenticato il bene che hanno fatto all’Italia ed agli italiani (che non l’avrebbero meritato).
    Attualissima quindi la “massima”: Non far del bene se pensi di averne riconoscenza, che come socialisti abbiamo sempre applicato, anche quando la risposta elettorale è stata estremamente deludente.
    Certo che anche la nostra dirigenza ci mette del suo ed i nostri EROI saranno messi in soffitta, restando solo nel cuore di pochi. L’epopea di Bettino Craxi lo sta a dimostrare: è stata la quintessenza dell’odio che una cultura bigotta ha espresso verso chi voleva affrancare l’Italia dalla famosa “espressione geografica” coniata dal Metternich nel 19° secolo.
    Altro che “tangentopoli”!

  6. Tutti i giornali nazionali hanno oscurato la sua morte. È’ troppo facile compararla agli spazi dedicati lo stesso giorno a Ingrao. Fosse solo una questione dei giornali di sinistra, ma il fatto è generalizzato. Ci hanno sepolto. In silenzio. Vediamo di reagire finché siamo dei morti che parlano.

    • Si, caro Mauro. E’ proprio così. Ci hanno dimenticati e seppelliti. Non vogliono più sentir parlare di noi. Creeremmo loro solo ripensamenti e riflessioni che vogliono assolutamente evitare.

  7. Caro Mauro,
    Il ricordo di Mauro Ferri, merita apprezzamento ed attenta riflessione. La Sua morte è stata oscurata dai media. Il profile che ne hai fatto esalta la Sua figura e la Sua lungimiranza politica. Complimenti e condoglianze alla famiglia
    Alberto Franci

  8. Direttore ha perfettamente ragione come hanno ragione tutti i compagni intervenuti e credo che il motivo sia uno e soltanto uno. Tutta la società Italiana dovrebbe ammettere che hanno avuto ragione i Socialisti, sotto qualsiasi punto di vista, e questo non lo vogliono fare. Ne tanto meno lo vuole fare Renzi il quale ha portato il PD nel PSE solo ed esclusivamente per i sui interessi. Infatti viene mantenuta viva la cultura fallimentare comunista e cancellata definitivamente quella Socialista vincente ed attuale. Condoglianze alla famiglia di Mauro Ferri.

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