venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Putin e Obama si incontrano, ma resta il gelo
Pubblicato il 29-09-2015


Putin_Obama_ONU

Nello scacchiere internazionale la più importante partita all’Onu è stata quella dell’incontro tra i due leader mondiali, Barack Obama e Vladimir Putin, quest’ultimo non solo ricalca la scena dopo l’isolamento russo degli ultimi due anni, ma effettua un vero e proprio scacco matto all’avversario.

Il presidente statunitense Barack Obama e il presidente russo Vladimir Putin si sono incontrati a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, per discutere della questione siriana. Dopo mesi di tensioni, i due leader hanno cercato di trovare un punto d’incontro, ma dai loro discorsi è emerso un conflitto legato al presidente siriano Bashar al Assad.

“Il colloquio con Obama è stato sorprendentemente franco, costruttivo. Possiamo lavorare insieme. Eventi come questi sono utili, informali e produttivi”. Ha affermato Putin al termine dell’incontro, tralasciando la stessa moderatezza con cui ha fatto il suo discorso ieri davanti alle Nazioni Unite, dopo dodici anni di assenza.
Per tutti i giornali, inclusi quelli oltreoceano, il presidente russo è riuscito a trionfare sugli Usa e sulla mancanza di un disegno strategico, semplicemente portando delle soluzioni alla crisi siriana e continuando a difendere il suo alleato in Medioriente, il presidente Assad.

“Obama e Hollande non sono cittadini siriani. Non possono decidere sul futuro del Paese” ha poi aggiunto Putin, che tuttavia non ha escluso la possibilità che la Russia si unisca ai raid aerei contro l’Isis in Siria. “Ogni nostra azione sarà fatta solo se in linea col diritto internazionale. Ma ne abbiamo parlato. Ci stiamo pensando e non escludiamo nulla”. Putin ha invocato un’alleanza internazionale contro il terrorismo, nonostante si ritrovi con una guerra alle porte, in Ucraina. Il presidente russo riesce a distogliere l’attenzione dal Donbass grazie alla tregua ordinata e rispettata dai ribelli russi, ma soprattutto grazie alla priorità urgente dei profughi per gli europei. Non solo, ma in questo modo è riuscito a rientrare nelle “grazie” di molti Stati del Vecchio Continente, già contrari alle sanzioni e nello stesso tempo a dividere l’Europa dagli Stati Uniti. Ci è riuscito sottolineando, durante il suo discorso all’Onu, la politica estera disastrosa condotta dall’amministrazione Obama in Medioriente, dove gli States dopo aver appoggiato le “primavere arabe” si ritirano lasciando i territori in preda a bande e organizzazioni terroristiche, come l’Isis.

Per combattere l’Isis, ha dichiarato il presidente russo nel suo intervento all’Onu, “occorre una coalizione internazionale come quella che si creò contro Hitler durante la Seconda Guerra mondiale”. Sottolineando anche che “è pericoloso dare le armi ai ribelli e giocare con i terroristi”. “È irresponsabile” manipolare gruppi estremisti, ha aggiunto Putin, con un chiaro riferimento alla politica di Obama in Siria.

Dal canto suo Obama ha provato a giocare le sue carte mettendo sul tavolo la necessità di trovare una soluzione: “Gli Stati Uniti sono pronti a lavorare con tutte le nazioni, compresa la Russia e l’Iran, per risolvere il conflitto”, ha detto Obama durante il discorso all’Onu. “Ma dobbiamo riconoscere che non ci può essere, dopo tanto spargimento di sangue, tanta carneficina, un ritorno allo status quo di prima della guerra”. Obama si è reso disponibile a collaborare con qualsiasi paese, anche con Russia e Iran, per porre fine ai combattimenti, ma ha chiarito che non intende cedere sul ruolo di Assad, da lui definito “un tiranno”.

La speranza di avere una revanche su Mosca adesso passa per i prossimi mesi, quando probabilmente la Russia che si è già impegnata nel fornire armi e aiuti in Siria, si ritroverà nello stesso pantano degli ultimi interventi militari americani, ovvero nel non saper come ritirare il proprio appoggio e le proprie truppe dai territori in guerra.

Per il momento però la mano della partita viene vinta da Putin che “ha vissuto due giorni straordinari” confessa l’ex ambasciatore Usa a Washington, McFaul: “Rischava di essere inchiodato sulla crisi ucraina e invece è riuscito a far parlare solo di Siria. E tutti a pendere dalle sue labbra!”.

Maria Teresa Olivieri

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