martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

IRRICEVIBILI
Pubblicato il 29-09-2015


Grasso--Calderoli-emendamenti

Nonostante il taglio ne sono rimasti 383.500. Tanti sono gli emendamenti sopravvissuti dopo la sforbiciata del Presidente del Senato Pietro Grasso. I circa 75 milioni di emendamenti alle riforme presentati dalla Lega e arrivati in Aula al Senato sono una valanga “abnorme” e come tali dunque “irricevibili”. Ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, in Aula. Una mole di emendamenti la cui “abnormità è oggettiva” e Pietro Grasso spiega in Aula le motivazioni alla base della decisione della presidenza del Senato di cassare in blocco i 75 milioni di emendamenti usciti dal pentolone di Calderoli.

“Per rispettare i tempi stabiliti dal calendario dei lavori, la presidenza è oggettivamente impossibilitata a vagliare nel merito l’abnorme numero di emendamenti, se non al prezzo – ha avvertito Grasso – di creare un precedente che consenta di bloccare i lavori parlamentari per un tempo incalcolabile”. “Di conseguenza – ha detto ancora il presidente del Senato – considero non ‘inammissibili’, criterio che infatti è riferito al merito, ma ‘irricevibili’ gli stessi emendamenti, fermi restando quelli già ricevuti dalla presidenza della commissione Affari costituzionali e ripresentati in assemblea, al netto di quelli ritirati”.  È stato calcolato che ci vorrebbero 17 anni per esaminarli. “L’abnormità non è soggettiva ma oggettiva”.

Alla decisione di Grasso ha reagito duramente il leader della Lega Matteo Salvini: “Grasso si dovrebbe vergognare per il suo atteggiamento”. “Per certa gente – ha aggiunto – cambiare il Senato o la Costituzione è come bersi un caffè la mattina. Non ci spaventano né lui né Renzi”. Intanto da New York Renzi ha affermato che “sia che Berlusconi decida di votare la riforma sia che decida di non votarla per me non cambia nulla. Il governo ha una buona maggioranza. Berlusconi all’inizio ha deciso di sostenere la riforma perché tagliava i costi del Parlamento e semplificava il processo legislativo, poi ha cambiato idea”, ha aggiunto. “Penso che in Senato Berlusconi, o meglio il suo partito, non voterà la riforma ma è molto difficile fare previsioni su Berlusconi”.

Il dato è che ancora una volta Calderoli punisce se stesso. Ad ogni giro di boa delle riforme prova a sommergere l’Aula con tonnellate di emendamenti e ogni volta ne esce con le pive nel sacco. Intanto prosegue l’illustrazione degli emendamenti nell’Aula del Senato e si aspetta la pronuncia del presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso sulla possibilità di emendare l’articolo 2. Con ogni probabilità Grasso comincerà a pronunciarsi sui singoli articoli già mercoledì, procedendo così di volta in volta. “E’ chiaro – ha detto oggi – che si tratta di un lavoro che va fatto in progress”. L’esame, da calendario, è fissato a partire da domani mattina ma a Palazzo Madama è in corso una riflessione sulla possibilità di fare iniziare i lavori direttamente dalle 14, per evitare che il dibattito e le votazioni sull’articolo 1 possano non essere interrotti, visto che domani (mercoledì) si svolgono i funerali di Pietro Ingrao e la seduta d’Aula sarà sospesa per consentire ai senatori di partecipare alle esequie.

“Purtroppo – ha commentato il Senatore del Psi Enrico Buemi – il regolamento del Senato fa i conti con i tempi. Una volta era impossibile immaginare una tale mole di emendamenti. Comunque quello ottenuto è un grande risultato. Con 85 milioni di emendamenti si rischia di creare un pericoloso precedente che tende a limitare il libero esercizio democratico del Parlamento con emendamenti strumentali frutto di lavoro informatico. Ora ci vorrebbe un atto di responsabilità da parte di tutti. Ma c’è ancora un rischio: quello di forzature regolamentari alle quali il Presidente potrebbe ricorrere. Forzature che, in caso si verificassero, sarebbero comunque un danno”.

Sulla possibilità che in molti cerchino di prolungare i tempi dell’approvazione temendo che una volta finito l’iter, il presidente del Consiglio possa essere tentato di tornare al voto ,Buemi è netto: “Non credo che esista questo rischio. Lega e opposizione vogliono che non si facciamo e basta. C’è una battaglia politica con Lega e Movimento 5 Stelle che vogliono dimostrare che la maggioranza non è in grado di fare le riforme”. “È difficile fare previsioni. Domani si parte – ha continuato Buemi – si può sperare in un ripensamento di chi ha presentato gli emendamenti ma il fronte è molto rigido. Qualche passo avanti è auspicabile anche da parte del governo che dovrebbe assumere posizioni più duttili”. Al centro del’attenzione rimane l’articolo 2 e le relative proposte di modifica, con Grasso che ha detto che deciderà caso per caso. “L’articolo 2 – ha detto ancora Buemi – è stato modificato alla Camera, il punto è se la modifica verrà ritenuta sostanziale, come alcuni dicono, oppure no. Lo stesso discorso vale per l’articolo 1. Per quando ne so io l’articolo 1 verrà modificato – ha concluso Buemi – e quindi un altro passaggio sarà necessario”.

Il sottosegretario alle Riforme, Luciano Pizzetti, conversando con i cronisti a Palazzo Madama, a proposito della decisione del presidente Grasso di far conoscere all’Aula le sue valutazioni sull’ammissbilità degli emendamenti articolo per articolo ha affermato che questa decisione “può anche frenare l’intesa politica complessiva sulle modifiche alla riforma costituzionale”. “E’ logico che finché non sappiamo se verranno dichiarati ammissibili gli emendamenti all’articolo 2 (quello sull’elettività dei senatori) e dunque se verrà rispettato il principio della doppia lettura conforme – ha detto Pizzetti – è difficile avviare un confronto sull’articolo 38”, quello che contiene la norma transitoria sul sistema di elezione dei senatori e sul quale la minoranza dem chiede delle modifiche. Per il sottosegretario, Grasso “svolge il suo compito – ha detto – ma io svolgo il mio e dico che sarebbe stato meglio avere il giudizio di ammissibilità sul complesso degli emendamenti per favorire un’intesa politica che è necessaria per completare il processo della riforma”.

Calderoli intervenendo in Aula al Senato, in merito alla mole di emendamenti presentati chiede se “il numero degli emendamenti è abnorme? Può darsi, ma non è abnorme un governo che si rifiuta di parlare con la sua stessa maggioranza e con le opposizioni? Noi non abbiamo avuto nemmeno il tempo di illustrare in commissione gli emendamenti. Credo che ci sia una deriva autoritaria dietro, tra riforme e Italicum”. “Sono rimasto colpito dalle parole del ministro Boschi dette a una iniziativa politica, dove ha parlato di ‘soluzioni eccezionali’ e mi tornano alla mente i Triubunali speciali del ventennio, poi Renzi dagli Usa dice la stessa cosa e quando Romani dice che è preoccupato lo sono anch’io”, ha aggiunto l’esponente della Lega, che ha concluso: “Oggi abbiamo parlato di inammissibilità poi ci sarà il canguro, mettiamoci una bella fiducia sopra e si finisce lì, in tre, quattro giorni le approviamo”. Sembra che ora Calderoli stia pensando a delle riformulazioni. “Ognuno usa le sue armi”, ha commentato riferendosi alla decisione di Grasso.

Ginevra Matiz

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