venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Istat. Torna la ricerca del lavoro, ma tramite “amici”
Pubblicato il 15-09-2015


Sud-lavoroL’Istituto di statistica italiana fa il quadro della situazione lavorativa italiana riportando un andamento incoraggiante. Dopo mesi di dati allarmanti sull’occupazione, si vedono i primi segnali positivi: nel secondo trimestre si è registrato un “miglioramento degli andamenti del mercato del lavoro” con un aumento sia “dell’input di lavoro impiegato sia dell’occupazione e, in misura modesta, nella prima parte dell’anno è tornata a crescere anche la produttività”. Dalle analisi dell’Istat risulta inoltre che la produttività oraria a livello congiunturale è risultata sopra lo zero, anche se per un solo decimo (+0,1%) e si segnala “la significativa discesa delle ore di Cig”.
“L’aumento tendenziale delle retribuzioni di fatto è risultato ampiamente superiore all’inflazione: prosegue dunque il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni al lordo delle imposte”, spiega ancora l’Istat.

Diminuiscono gli “scoraggiati”
Ma il dato più incoraggiante è quello che riguarda la diminuzione dei cosiddetti “scoraggiati”, coloro che né hanno né cercano un lavoro, (-114 mila in un anno), soprattutto nel Mezzogiorno e tra i giovani di 15-34 anni. Di contro, aumentano gli inattivi per motivi di studio (+77 mila unità). Riporta l’Istat, facendo il punto sul mercato del lavoro nel secondo trimestre del 2015.

Migliora anche il mezzogiorno
Nel secondo trimestre l’aumento dell’occupazione interessa con “particolare intensità anche il Mezzogiorno”, un aumento “di 120mila unità”, anche se guardando ai tassi di disoccupazione resta, anzi si allarga, il divario con il Nord.

Canali di ricerca “privilegiati”
Il dato più interessante per quanto riguarda la ricerca del lavoro, è quella che interessa i canali di ricerca, secondo l’Istituto di statistica italiano “la ricerca del lavoro è affidata soprattutto ai canali informali: l’88,9% delle persone si rivolge ad amici, parenti e conoscenti (+2,3 punti sul secondo trimestre 2014)”.
I dati diffusi ieri dall’Istat sull’inflazione

Bankitalia: segnali di crescita anche nei consumi
A fare eco ai dati positivi diffusi dall’Istat anche il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco che intervenendo all’Euromoney conference sostiene:
“I dati recenti sull’attività economica e sulla spesa delle famiglie vanno nella direzione di confermare il miglioramento complessivo delle prospettive di crescita”.
“Il mercato delle sofferenze è stretto, opaco e i prezzi sono oscuri”. “Il lancio di un Amc (Veicolo per la gestione degli asset)”, ovvero una sorta di bad bank, “che acquisterebbe i prestiti in sofferenza dalle banche contribuirebbe a far partire il mercato dei Non performing Loans, aumenterebbe la trasparenza degli asset e migliorerebbe le condizioni a cui si finanziano”, ha esortato il governatore di Bankitalia.

La Caritas richiama il Governo sulla disattenzione verso i poveri
Mentre Istat e Bankitalia fanno un quadro positivo della situazione italiana, la Caritas getta un’ombra sul nostro Paese con un giudizio severo per quanto riguarda la povertà. Nel Rapporto 2015 Le politiche contro la povertà in Italia, presentato oggi a Roma si sottolinea che “se è vero che la povertà assoluta (dati Istat) ha smesso di crescere stabilizzandosi intorno al 7% della popolazione, confrontando il 2014 con il 2007, cioè con il periodo pre-crisi, il numero dei poveri in senso assoluto è salito da 1,8 milioni a 4,1 milioni, dunque è più che raddoppiato”. “L’Italia – sottolinea Caritas – è l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, privo di una misura nazionale contro la povertà”
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L’esecutivo di Matteo Renzi ha provato a introdurre alcune misure – come gli 80 euro o il bonus bebè – ma si tratta solo di un “avanzamento marginale” nel sostegno al reddito.
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Per la Caritas, anche il pacchetto di riduzione delle tasse annunciato per il prossimo triennio dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, avrebbe una ricaduta poco significativa sulle famiglie indigenti, dato che la maggior parte di chi vive in povertà assoluta non ha disponibilità economica sufficiente per pagarle. L’impatto sull’eliminazione della Tasi “risulterà estremamente contenuto poiché solo il 35% delle famiglie in povertà assoluta la paga”.

Poletti: un Piano nazionale per contrastare la povertà
“Siamo ben consapevoli dell’urgenza di intervenire nel contrasto alla povertà e siamo molto attenti all’analisi e alle proposte della Caritas”. Afferma il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, in occasione della presentazione del Rapporto 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia di Caritas Italiana. “È da tempo, peraltro, che con Caritas e con gli altri soggetti dell’Alleanza contro la povertà, oltre che con le parti sociali e i diversi livelli di Governo, abbiamo avviato un confronto aperto con l’obiettivo di dotarci, a breve, di un Piano nazionale per il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, il primo di questo genere nel nostro paese, che ha un orizzonte strategico di medio periodo; ma già dalla prossima Legge di stabilità cercheremo di avviare interventi seri, strutturati e sostenibili che possano segnare un cambio di passo” – ha aggiunto il Ministro, sottolineando come “l’azione di Governo, anche quando non direttamente volta al contrasto alla povertà estrema, è caratterizzata da una evidente inversione di tendenza rispetto al passato”.

“Molti degli interventi del jobs act – precisa il Ministro – hanno chiari effetti di riduzione della povertà: si pensi alla riforma degli ammortizzatori sociali, dalla universalizzazione della NASPI, che copre molte figure che altrimenti sarebbero rimaste senza reddito, all’introduzione, per la prima volta nel nostro paese, di un sussidio di disoccupazione di natura non previdenziale, l’ASDI, destinato proprio ai disoccupati più bisognosi che abbiano esaurito gli altri sussidi; per non dire di tutti gli interventi che facilitano l’occupazione, migliorano l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e puntano all’accrescimento dell’occupabilità dei lavoratori più fragili. Non bisogna infatti mai dimenticare che la via principale per l’uscita dalla povertà è il lavoro.”

“Ma anche in materia di politiche sociali -aggiunge Poletti- non si può dire che il Governo sia stato fermo: per la prima volta da quando sono nati, Il Fondo politiche sociali e il Fondo per le non autosufficienze sono stati resi strutturali e il finanziamento del 2015, includendo anche le risorse per i nidi e gli altri servizi per la prima infanzia, è salito a oltre 800 milioni: ricordo che a legislazione vigente si trattava di fondi azzerati! Abbiamo poi presentato alla Commissione europea, che ce l’ha approvato, un programma operativo per l’utilizzo dei Fondi strutturali -il PON Inclusione, per oltre 1 miliardo di euro nel periodo 2014-20- il cui obiettivo è finanziare i servizi territoriali per l’inclusione e l’attivazione delle famiglie in condizione di povertà: riteniamo, infatti, che il sostegno al reddito da solo non sia sufficiente a far uscire le persone dalla povertà e che sia necessaria un’offerta di servizi, aperta alle risorse della comunità, che sia in grado di farsi carico complessivamente del bisogno espresso”. Poletti ricorda che ci si sta occupando anche dei più fragili tra i poveri: i senza dimora, invisibili anche alle statistiche. “Stiamo per pubblicare – sottolinea il Ministro – linee guida per l’intervento in loro favore che ribaltano la prospettiva, spostandola dall’emergenza all’housing first, sulla base delle esperienze più avanzate disponibili a livello mondiale. Anche in questo caso finanzieremo i servizi territoriali coerenti con questa impostazione, in particolare con le risorse del Fead, fondo europeo per gli indigenti, la cui finalità principale resta comunque la distribuzione di beni alimentari agli indigenti, operata da associazioni ed enti come la stessa Caritas ed il Banco Alimentare, per la quale siamo stati tra i più attivi in Europa”.
“Insomma – conclude Poletti – l’azione del Governo è su più fronti e non è destinata a fermarsi”.

Maria Teresa Olivieri

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