giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Jobs act, varati gli ultimi decreti
Pubblicato il 04-09-2015


Jobs act-Renzi

Il consiglio dei ministri ha approvato gli ultimi decreti attuativi del jobs act in scadenza a fine mese. Si è conclusa così la riforma del mercato del lavoro, il cavallo di battaglia del presidente del consiglio. Una riforma che Matteo Renzi aveva annunciato subito dopo il suo arrivo a Palazzo Chigi. Soddisfatto  il ministro del Lavoro Poletti per il quale con questa riforma è stato “rimesso al centro il contratto a tempo indeterminato. Centinaia di migliaia di precari hanno un contratto stabile”. “Il Parlamento italiano – ha detto – ha aiutato il nostro lavoro”, “i testi usciti” dal Parlamento “devono essere considerati come migliorati. Ora scatta la fase 2, quella dell’implementazione” delle norme, ha sottolineato il ministro del Lavoro. “Abbiamo previsto un comitato di monitoraggio che valuterà questo lavoro”.  “Le dimissioni in bianco – ha detto ancor Poletti – non sono ammesse, sono sempre documentate. Prima bastava una lettera firmata dall’interessato. Ma come si fa a capire se la lettera è stata firmata il giorno dell’assunzione o al momento delle dimissioni? Per evitare che il lavoratore venga messo davanti al bivio, lavorare o non lavorare, abbiamo previsto che le dimissioni debbano essere scritte su un modulo”, con numero di serie e data e scaricabile solo dal sito del ministero”. Per il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, si tratta di  uno strumento per dare la certezza “che le dimissioni firmate dal lavoratore avvengano nella data in cui il lavoratore vuole dimettersi realmente”.

La parte più controversa è quella del controllo a distanza previsti sui dispositivi di lavoro in dotazione ai lavoratori che, assicura Poletti, potranno avvenire solo nel rispetto della normativa della privacy: su tablet e cellulari in dotazione ai lavoratori non possono essere montate strumentazioni o applicazioni con funzioni di controllo. “Se si vuole rispettare la privacy, su quel tablet devono esserci solo applicazioni finalizzate al lavoro per il quale è stato consegnato” ha affermato Poletti.  “Quello che serviva era una legge chiara e rispettosa della privacy e la norma li rispetta entrambi”, ha chiarito Poletti, in merito alla questione che è stata al centro di un braccio di ferro tra governo e Parlamento. “Abbiamo modificato l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori per individuare una nuova disciplina nel rispetto della privacy colmando un vuoto. Oggi abbiamo una legge complessiva con norme chiare e definite nel rispetto della privacy”, ha detto ancora. Ma il provvedimento relativo ai  controlli a distanza potrebbe dare luogo a diversi problemi interpretativi. Questa almeno è la posizione dal alcuni giuslavoristi secondo i quali bisognerà distinguere e precisare quali strumenti di lavoro  potranno essere controllati e quali apparecchi di controllo verranno usati. Insomma esiste il rischio di un problema interpretativo.

Soddisfazione anche da Scelta Civica. “La riforma del mondo del lavoro, attesa dagli italiani da decenni, va nella direzione della semplificazione, dell’efficienza e dell’inclusione ed è servita a superare la dicotomia tra lavoratori a tempo indeterminato, negli anni sempre più garantiti, e precari condannati ad essere tali per sempre. I primi risultati sono incoraggianti e fanno ben sperare in un rilancio significativo dell’occupazione già nel breve periodo” ha affermato il deputato  D’Agostino, vice presidente nazionale vicario di Scelta Civica.

Per il Movimento 5 Stelle invece si tratta di un attacco ai lavoratori:  “E’ desolante – affermano i deputati M5S in commissione Lavoro – ascoltare il governo vantarsi di aver compiuto la più grande operazione di svalutazione dei diritti che non aumenta affatto la produttività e che non creerà, al netto del doping degli incentivi contributivi, un solo posto di lavoro. Sentendo Poletti non capiamo se c’è o ci fa”. “Gli ammortizzatori disegnati da Palazzo Chigi – proseguono – non hanno nulla a che vedere con il nostro Reddito di cittadinanza, non hanno natura universale ma assicurativa e aggravano le diseguaglianza tra lavoratori più o meno fortunati. Mentre autonomi e professionisti sono totalmente dimenticati”. “La nuova Agenzia per le politiche attive del lavoro (Anpal) è – prosegue una nota – un carrozzone che non abbattei costi ma rischia di trasformarsi in un’ulteriore mangiatoia per le solite clientele politiche. Mentre rimane la beffa di una dotazione finanziaria per la formazione e la riqualificazione del lavoratore del tutto ridicola”.
Dura anche Sel: “Con l’approvazione definitiva degli ultimi quattro decreti legislativi conclusivi del Jobs Act – ha detto Arturo Scotto capogruppo di Sel a Montecitorio – il governo chiude il cerchio della pessima riforma del mercato del lavoro voluta da Renzi. I recenti dati sul lavoro hanno già dimostrato l’inefficacia del Jobs Act ad invertire la tendenza negativa del nostro mercato del lavoro vista la preoccupante crescita dei contratti a termine rispetto ai contratti permanenti. Il che significa che non ci sono nuovi posti di lavoro”. “Da domani, prosegue il capogruppo di Sel, i lavoratori non solo avranno meno tutele e meno diritti ma potranno addirittura essere spiati, anche se nel rispetto della privacy. Prima ti controllano poi ti chiedono il permesso. Intervento inutile e da secolo scorso, alla faccia della modernizzazione renziana”.

A parlare di svalutazione del lavoro è Stefano Fassina per il quale “”i Decreti Legislativi sul Jobs Act, nonostante l’intervento positivo per le dimissioni in bianco, continuano lungo la strada di svalutazione del lavoro aperta dalla legge delega”. “In particolare, sui controlli a distanza, il rispetto della normativa sulla privacy, presentato come straordinaria concessione al Parlamento, è obbligo di legge che tuttavia non impedisce l’utilizzo a fini disciplinari di informazioni non inerenti all’attività lavorativa, aggravando la precarietà del lavoro già compromessa dallo smantellamento dell’art 18 sia per i licenziamenti individuali e collettivi, sia per i licenziamenti disciplinari”. Inoltre “l’estensione della Cassa Integrazione Ordinaria, in un quadro di pesante mutilazione della Cassa Integrazione Straordinaria – prosegue – non è un regalo del governo ma un’assicurazione pagata dai lavoratori e dai datori di lavoro”.

Infine dall’opposizione Renato Brunetta torna ad attaccare duramente: “Il Jobs Act – ha detto – non ha creato nessun nuovo posto di lavoro: in questo momento c’è uno spostamento dai contratti a termine ai contratti a tutele crescenti, con oneri molto forti: 2-3-4 miliardi di euro di buco contributivo. Questo è bene o è male? Io direi che non è bene e non è male, nel senso che c’è un grande costo per una piccola stabilizzazione”.

Ginevra Matiz

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