sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Kosovo-Serbia, passi avanti
verso la pacificazione
Pubblicato il 11-09-2015


Kosovo_serbiI Balcani occidentali sono recentemente tornati alla ribalta a causa del flusso di migranti che li hanno attraversati per dirigersi verso le porte dell’Unione europea. Al di là di questo interesse momentaneo, quella ex-jugoslava è un’area caratterizzata da interessanti dinamiche e i Paesi che la compongono stanno compiendo un complesso percorso per lasciarsi alle spalle i conflitti degli anni ’90. Un passo importante in questa direzione è stato l’accordo del 25 agosto firmato a Bruxelles dai primi ministri di Serbia e Kosovo, Aleksandar Vucic e Isa Mustafa, grazie alla mediazione dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini.

Con questo accordo, il governo di Pristina ha accettato di garantire alla minoranza serba presente in Kosovo una forma di autonomia, rappresentata dall’Associazione/Comunità delle municipalità serbe. Quest’organo dovrebbe assicurare ai serbi delle specifiche istituzioni, l’uso dei propri simboli e forme di autonomia in materie chiave, permettendo il sostegno economico da parte di Belgrado. L’aspettativa è che un certo grado di autonomia possa permettere una maggiore integrazione della comunità serba, fino ad ora ai margini della società kosovara, dominata dall’etnia albanese. Non è chiaro, però, quali spazi di manovra avrà questa Associazione e quali i rapporti con il governo centrale, il che pone degli interrogativi sui reali poteri garantiti alla minoranza. In cambio di questa concessione, Pristina ha ottenuto finalmente un proprio prefisso telefonico (fino ad ora utilizzava quelli di Monaco e della Slovenia) e alcune concessioni in materia energetica.

L’accordo si inserisce in un lungo percorso di avvicinamento tra le due parti. Il Kosovo è l’ultimo Stato nato dalla dissoluzione della Jugoslavia, di cui faceva parte in quanto provincia della Serbia. Il contrasto tra la maggioranza albanese e la Serbia di Slobodan Milosevic sfociò in conflitto nel 1998-1999, risolto dall’intervento della Nato contro Belgrado. Dopo un periodo di protettorato ONU, la leadership albanese, sostenuta dagli USA e dai partner occidentali, ha nel 2008 proclamato l’indipendenza, mai riconosciuta dalla Serbia, nonché da altri Paesi, tra cui la Russia, la Cina e alcuni membri dell’Unione europea.

Proprio la questione delle relazioni tra Serbia e Kosovo è una delle situazioni più complesse dell’intera regione balcanica. Facendo leva sulla comune volontà di Belgrado e Pristina di entrare nell’Unione, da anni Bruxelles sta lavorando per avvicinare le parti, che fino a pochi anni fa non accettavano nemmeno di sedersi agli stessi tavoli nelle occasioni internazionali. Dal 2011 sono iniziati i primi colloqui diretti, che hanno portato ad un accordo nel 2013, l’Accordo di Bruxelles. L’intesa raggiunta il 25 agosto scorso è perciò l’ultimo tassello di un importante percorso, nonostante Belgrado continui a non riconoscere il Kosovo come Paese indipendente.

Per quanto ora si attende la messa in pratica dell’intesa, la costruzione di normali relazioni nell’area balcanica è un segnale importante di pacificazione, da cui derivano migliori prospettive economiche e l’avvicinamento di questi Paesi all’Unione europea, che qui conserva ancora la propria attrattiva e dove dimostra di poter giocare un ruolo chiave per innescare importanti cambiamenti.

Riccardo Celeghini

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