giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Catalogna e l’attualità
del Federalismo europeo
Pubblicato il 24-09-2015


Catalogna

I socialisti non possono essere indifferenti nei confronti dei processi politici in atto in Catalogna, terra che evoca storiche suggestioni libertarie, lotte democratiche contro il franchismo, saldi sentimenti repubblicani, che sembrano indirizzarsi verso una variante del “confederalismo democratico” rispetto alla Spagna, per creare strutture statali come un ministero dell’Economia, una banca centrale, un proprio sistema di Welfare State e proprie ambasciate e per emettere valuta nazionale, con l’obiettivo di proclamare l’indipendenza entro 18 mesi. È bene ricordare, che la Catalogna è la regione più ricca di Spagna, con un prodotto interno lordo superiore a quello del Portogallo e versa nelle casse dello Stato 62 miliardi di euro per riceverne sotto forma di trasferimenti meno di 45, con un’incidenza di oltre il 25% sull’export complessivo spagnolo.

Le tematiche dell’autorganizzazione delle comunità territoriali hanno storicamente visto in Italia il protagonismo, culturale e politico, dei socialisti, di ispirazione libertaria e mutualistica, a partire dal teorico del “socialismo liberale” Carlo Rosselli.

Rosselli sviluppa già a partire dagli anni ’20 l’idea di un federalismo in primo luogo infranazionale, con una chiara influenza del Guild Socialism di Cole e di Proudhon che sostiene il rovesciamento del rapporto tra il governo centrale e le autonomie locali tipico dello Stato nazionale: “il risultato di questo dualismo”, scrive Proudhon nella Teoria dell’imposta“, è di fare in modo che un giorno, attraverso la federazione delle forze libere e il decentramento dell’autorità, tutti gli Stati, grandi e piccoli, riuniscano i vantaggi dell’unità e della libertà, dell’economia e della potenza, dello spirito cosmopolitico e del sentimento patriottico”. E al “federalismo integrale” si ispirava anche un sostenitore del socialismo della “terza via”, cristiana e umanitaria, ante litteram molto vicino a Rosselli, André Philip che, durante la Resistenza, militerà nel gruppo “Libérer e fédérer” guidato dall’esponente di Giustizia e Libertà Silvio Trentin.

L’esperienza realizzata a cui guardavano Rosselli, assieme a molti esponenti di Giustizia e Libertà, era proprio quella della Catalogna nella fase di costituzione della Repubblica spagnola negli anni ’30, apprezzando apertamente “il federalismo economico e politico” e la “libertà attiva, positiva, in tutte le sfere dell’esistenza”.

Soluzione infranazionale che Rosselli collocava nella prospettiva della Federazione europea lanciata nel 1935, attraverso la convocazione di un’Assemblea europea eletta dai popoli che “elabori la prima Costituzione federale europea, nomini il primo governo europeo, fissi i principi fondamentali della convivenza europea, svalorizzi frontiere e dogane, organizzi una forza al servizio del nuovo diritto europeo e dia vita agli Stati Uniti d’Europa”. Come è evidente si tratta di un federalismo europeista genuino, che molta influenza ebbe su Altiero Spinelli ed il “Manifesto di Ventotene”, ben diverso dal dogma monetarista che, invece, ai giorni nostri ha segnato la nascita dell’Unione europea.

Norberto Bobbio ricordando la sua partecipazione alla prima Marcia della Pace Perugia-Assisi del 24 settembre 1961, in cui presero la parola, tra gli altri, il promotore dell’iniziativa Aldo Capitini, oltre a Arturo Carlo Jemolo, Ernesto Rossi e Renato Guttuso, ebbe a dire: “… i problemi urgenti, caduto il regime e finita la guerra sono soprattutto la democrazia e la pace, fra loro connessi da un medesimo intento: eliminare la violenza come mezzo per risolvere i conflitti sia all’interno di uno stesso Stato sia nel rapporto tra Stati nazionali. Per quel che riguarda il problema internazionale, il primo passo da compiere era la federazione tra gli Stati europei, per scongiurare il ripetersi di quella che era stata giustamente chiamata la guerra civile europea, durata quasi un secolo. Gli Stati uniti d’Europa erano concepiti come prima fase di una federazione universale che avrebbe realizzato il sogno di Kant della pace perpetua. L’unione di Stati passa attraverso tre fasi successive: l’alleanza, la confederazione, lo Stato federale”. Una sintesi mirabile dell’ideale comunitaria di stampo liberalsocialista.

Utopia si dirà! Ma non era utopica anche la caduta del Muro di Berlino, la fine dell’apartheid in Sud Africa e delle dittature militari in Sud-America?

Maurizio Ballistreri

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