venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La coppia esplosiva
di Checco Zalone e
Gennaro Nunziante
Pubblicato il 25-09-2015


Gennaro Nunziante e Checco Zalone

Gennaro Nunziante e Checco Zalone

Dopo aver sbaragliato tutti i botteghini con i suoi film, Checco Zalone torna in tv in una duplice occasione: Canale 5 rimanda due opere in cui è protagonista, “Sole a catinelle” e “Che bella giornata”; e lui interviene direttamente al concerto/evento di Francesco De Gregori per i 40 anni del suo album “Rimmel”. Un omaggio dovuto al noto cantante, ha spiegato l’attore-comico, in quanto ha iniziato con il pianobar eseguendo proprio i testi di De Gregori. Come un po’ fece con lo spettacolo “Gianni Morandi-Live in Arena” nell’ottobre del 2013. Poi, dopo il lancio avuto grazie a ‘Zelig’, ha trasposto nel cinema la sua verve acuta e comica, con cui rivolge uno sguardo ai problemi della realtà risultando sempre attuale. Non a caso “Che bella giornata” viene proiettato a dieci giorni dalla ricorrenza storica della tragedia dell’11 settembre, con l’assalto alla torri gemelle. Nel film, infatti, si parla proprio di un attentato terroristico, sventato in un certo qual modo a sua insaputa dallo stesso Zalone.

Sembra quasi interpretare se stesso, con il nome d’arte di Checco Zalone, che in dialetto barese significa “tamarro”. Non ama prendersi troppo sul serio, ma il tono accondiscendete usato nei film per il suo personaggio è quello della benevolenza nei confronti di chi, pur non di intelligenza brillante, risulta una persona onesta, semplice, sincera, volenterosa, da apprezzare. Non c’è derisione nei confronti dei meno fortunati o semplicemente meno spregiudicati, ma la logica che regna è quella del “lavoro nobilita l’uomo”. Quasi a non dimenticare mai da dove si viene e il valore fondamentale della famiglia, su cui si punta in particolare nei film. In questo un ruolo rilevante lo giocano le musiche, create spesso ad hoc anche da artisti emergenti e in cui molte volte è persino Checco Zalone medesimo in alcune scene ad interpretare brani autentici composti per l’occasione. Non ultimo, in “Che bella giornata” è da notare la presenza forte di Caparezza, che si esibisce in “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri e nel suo singolo “Vieni a ballare in Puglia”. Nel film, però, compare anche la compagna di Checco, Mariangela Eboli, dal quale ha avuto la figlia Gaia, e che recita la parte della cugina Susi, mentre canta il brano “Non amarmi” di Aleandro Baldi e Francesca Alotta con Caparezza appunto.

E proprio sul concetto di famiglia insistono sia “Che bella giornata” (del 2011) che “Sole a catinelle” (del 2013). Se nel primo si mostra quanto esso sia un concetto fondamentale anche per una cultura diversa e opposta, considerata distante dalla nostra e da tutta quella occidentale quale l’Islam, nel secondo c’è un vero e proprio ricongiungimento familiare, un tentativo di Zalone di essere un buon padre, un padre migliore, ma anche un marito più comprensivo, più vicino e presente. In “Che bella giornata” Zalone cadrà preda del fascino dell’avvenente Farah (Nabiha Akkari), che vuole circuirlo e sedurlo per far sì che sia lui stesso ad azionare l’ordigno per farlo esplodere sotto la Madonnina del Duomo di Milano,dove lui è addetto alla sicurezza. Lei si finge studentessa d’arte e cospira alle sue spalle col fratello Sufien (Mehdi Mahdloo) ed altri terroristi, che già stanno progettando di far saltare in aria anche il Big Ben a Londra.

Dietro l’apparente crudeltà spietata dei terroristi si cela, però, un animo buono, un destino segnato da un passato di sofferenza che li ha portati a questo odio mascherato da fanatismo religioso. Vendetta cieca che, oltre al credo, ha anche molto di personale; infatti, nonostante tutte le gag comiche, c’è un passaggio fondamentale e profondo quando Farah gli scrive in una lettera: “anch’io avevo una famiglia bella come la tua, ma un giorno una bomba mi ha portato via tutti gli affetti. Grazie a te sono tornata a ridere ed è per questo che ti scrivo (in arabo ndr) ‘ma che bella giornata’”. Con la famiglia di Checco si è sentita a casa e ne è nata una forma di integrazione spontanea, naturale e istintiva. E di salvezza reciproca. É l’amico  prete di Zalone a spiegargli: “ti deve la vita, ma anche tu la devi a lei”. Forse è per questo che Checco riesce a diventare guardia del corpo del Pontefice a Roma, stando a protezione di Papa Benedetto XVI. Mostrando, al contempo, che anche i più umili possono realizzare i propri sogni, credendoci. Al di là delle apparenze e anche se nella vita e nella società attuale “bisogna farsi raccomandare”.

E può darsi che sia sempre per tale ragione che riesce a trovare l’affetto del figlio in “Sole a catinelle”. Anche uno scapestrato come Zalone, apparentemente irresponsabile e combina guai, può indicare la via giusta da seguire al piccolo Nicolò (Robert Dancs): quella della famiglia appunto. Checco é una sorta di Forrest Gump dei tempi moderni che, pur nella demenzialità dei suoi atteggiamenti, mostra una tenace volontà di stare in società a dispetto di tutto e tutti, perfettamente consapevole dei problemi che la caratterizzano. Tanto da essere in grado di spiegare l’economia al figlio, mentre tenta di essere a suo modo un buon padre, un genitore migliore, sebbene a tratti possa apparire un po’ immaturo e ingenuo, quasi incredulo e inconsapevole persino di se stesso. Da qui nasce quella sua incoscienza che lo rende uno di noi, uno fra tanti, uguale a tutti. Volendo regalare un viaggio al figlio per tutti i dieci presi a scuola in pagella, ma non potendosi permettere una gita costosa, lo porta nella sua terra d’origine: in Molise dalla zia Ritella (Matilde Caterina).

Facendogli apprezzare, con sua sorpresa, la bellezza delle piccole grandi cose che fanno la differenza nella vita; oltre le ricchezze materiali, al di là del potere, del successo e del prestigio. Con lo stupore che sono ancora una volta i valori tradizionali della famiglia e dell’amicizia a compiere quel miracolo che è il sapersi far affascinare dalla meraviglia di sentire il calore di una solidarietà fatta di umanità e vicinanza. Anche un bimbo come Nicolò saprà apprezzare una vacanza semplice, ma che risulterà molto formativa, come quella dai parenti del padre. E riuscirà a far parlare un coetaneo che si era rinchiuso in un mutismo selettivo: Lorenzo (Ruben Aprea). Oltre a questo viaggio di formazione, però, c’è molto altro. Si parla di crisi economica e finanziaria, delle difficoltà di trovare un impiego nel mondo del lavoro, dove spesso l’occupazione migliore è quella del rappresentante (e infatti nel film Zalone vende aspirapolveri); di aziende in crisi appunto che chiudono; di operai che scioperano in una società capitalistica dove questo proletariato si trova senza impiego da un momento all’altro, come accade alla moglie Daniela (Miriam Dalmazio). E le rivolte sindacalistiche e “comuniste” non mancano. Tuttavia ne viene data una rappresentazione apolitica, infondendo un velo di speranza per cui, anche partendo dalla base della cosiddetta piramide sociale, si può arrivare alla vetta.

Però è anche una visione areligiosa ed è questa laicità forse la carta vincente dei film. Infatti figure ecclesiastiche in “Che bella giornata” non mancano: il cardinale Rosselli (interpretato da Tullio Solenghi), don Ivano (alias Michele Alhaique), oltre a Rocco Papaleo nei panni del padre di Checco; non c’è, comunque sia, minimamente nessuno schieramento di fede, né contro né a favore né del cristianesimo e cattolicesimo né dell’Islam. Così come in “Sole a catinelle” non c’è nessun attacco né al Governo in generale, né alla destra o alla sinistra. Questo forse ne sancisce il successo. Tanto che nel 2011 “Che bella giornata” ha incassato poco meno di 43 milioni di euro al botteghino italiano, superando così gli incassi di un altro storico film di successo italiano “La vita è bella” di Roberto Benigni e diventando il terzo film di sempre (dopo Avatar e Titanic) ad aver incassato maggiormente in Italia. Nel 2013, invece, “Sole a catinelle” ha raggiunto la cifra record di circa 51 milioni di euro.

I due film, con “Cado dalle nubi” uscito nel 2009, costituiscono una trilogia che lega il nome di Luca Pasquale Medici (nome reale di Zalone) a quello del regista Gennaro Nunziante, che li ha diretti tutti e tre. La chiave di svolta per essi potrebbe risiedere nel fatto di sdrammatizzare, di sorridere anche nelle situazioni più disperate per cui, con una battuta, si riesce a sminuire ogni problema. Esempio ne è il finale di “Sole a catinelle” quando la zia Ritella chiede a Checco di staccare il macchinario che la monitora dopo l’infarto che ha avuto per una bolletta troppo alta a suo dire, pari a 89 euro (per una un po’ “tirata” come lei una cifra enorme); praticando così, dice Zalone, un’”eutana-zia”, battuta divertente che la fa riprendere. Con questi film ha aperto una strada, un nuovo filone nel cinema, intrapreso anche da Ficarra&Picone, il cui stile è molto simile e lo ricorda. La loro opera di successo “Andiamo a qual paese” (del 2014), li richiama molto entrambi, pur reinterpretando ovviamente in maniera assolutamente personale e originale. Non a caso anche loro vengono da Zelig. E le date dei loro film, da registi però e non solo da attori, ne indicano la contemporaneità con la produzione di cui è protagonista Zalone: “Il 7 e l’8” è del 2007, “La matassa” è del 2009, “Anche se è amore non si vede” del 2011.

Barbara Conti 

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