venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La demonizzata e rimpianta
Prima Repubblica
Pubblicato il 03-09-2015


''Una foto diversa della prima Repubblica. Ogni giorno''Abbiamo contattato uno dei fondatori della pagina Facebook ”Una foto diversa della Prima Repubblica. Ogni giorno” per cercare di conoscere un po’ meglio da vicino questo fenomeno che già da qualche mese spopola (ad oggi oltre 16.000 like) sulla piattaforma di Mark Zuckerberg. Come peraltro è facile intuire dal nome che arreca, la pagina porta in dote le vicende della tanto demonizzata quanto rimpianta Prima Repubblica in una sorta di filo conduttore che allinea protagonisti (anche quelli dei quali oggi si è un po’ persa la memoria) e dinamiche che hanno segnato la vita politica – e non solo – del nostro Paese dal 1948 al 1992. La formula è semplice ed efficace: ogni giorno si ”posta” una foto (il loro archivio conta delle vere chicche: da Andreotti che gioca a ping-pong al ”santino” di Togliatti), accompagnata da una didascalia, e si apre una finestra su quello che fu la Prima Repubblica. Con gli avventori della pagina che sembrano apprezzare molto: nei ”commenti” alle foto, infatti, non è raro imbattersi in interessanti dibattiti che tra il serio ed il faceto danno vita ad un vivido spaccato della politica, del costume, della società del nostro Paese in una sorta di ”come eravamo” che specularmente funge da pretesto per il ”come siamo diventati”.

Un’oasi, dunque, che tenta di allontanarsi (anche con la terminologia: ”governo balneare”, ad esempio) dalla contemporaneità e dai suoi sterili dibattiti; condizione che molto spesso caratterizza la dialettica della politica di oggi svuotata dall’interno dei contenuti del ”fare politica”. La Prima Repubblica è stata lo specchio fedele della società che ha rappresentato, e che con essa è cambiata nell’arco di poco più di 40 anni. Un arco di tempo che ha cristallizzato limiti e difetti degli italiani, ma che purtuttavia ha dato loro modo di formare mediamente quella ”alfabetizzazione politica” (si notino le riflessioni degli intervenuti a ”La Cosa” di Nanni Moretti: il ”canto del cigno” della politica ”dal basso”) oggi dispersa cedendo il passo al furore scomposto, al lessico approssimativo. E la politica di oggi è la prima a dover recitare il mea culpa per questo. In fase di ”approccio” all’intervista, il ”Grande Vecchio” della pagina che me l’ha concessa ha tirato fuori questa significativa considerazione: ”Quella per la prima Repubblica io la vedo come una sorta di ‘Ostalgie’ all’amatriciana.”. La ”Ostalgie”, forse non tutti lo sanno, è il sentimento di nostalgia che gli ex-cittadini della Germania dell’Est provano per la Repubblica Democratica Tedesca. Se così stanno le cose, alla pagina di ”Una foto diversa della Prima Repubblica. Ogni giorno” tocca il ruolo di Alex Kerner, alla sua comunità quello della madre Christiane Kerner, in questo personalissimo remake del film Good Bye, Lenin!. E quando si morirà non sarà da demo-cristiani, ma da ”primi-repubblicani”. Good Bye, Andreotti!

Quando e come è nata la vostra pagina, e cosa vi ha spinto a crearla?
È nata per caso. Ispirandoci al gruppo “La stessa foto di Toto Cutugno tutti i giorni” avevamo pensato di fare “La stessa foto di Cirino Pomicino tutti i giorni” poi – data la grande mole di materiale disponibile, e la nostra passione per quegli anni – abbiamo virato su “Una foto diversa della prima Repubblica. Ogni giorno” cercando di variare il più possibile sul tema.

Quando la creaste avevate previsto questo forte seguito, e quindi questo interesse per la ‘Prima Repubblica’? Alla luce di ciò, quali conclusioni trarre dal vostro ”osservatorio privilegiato”?
C’erano e ci sono ancora diversi gruppi che in vari modi si rifanno a quel mondo: Via del Corso 476, Piazza del Gesù, Socialisti Gaudenti, il Pentapartito, Occhiali da Pentapartito, le Cravatte della prima Repubblica o Ventenni che rimpiangono la prima Repubblica per non parlare della gloriosa pagina de ‘L’Apparato’ che rimane sicuramente un punto di riferimento. Quindi l’interesse di nicchia c’era prima di noi e a prescindere da noi, noi abbiamo provato, come dicevamo sopra, a “variare sul tema” e ad avere una visione su tutto il periodo 1948-1992 anziché sugli ultimi anni, e cercando di coinvolgere tutte le “parrocchie politiche” senza conventio ad excludendum.

Avete la ”pretesa” che la pagina possa avere anche qualche effetto politico-culturale ”istruttivo” con le vostre puntuali didascalie che accompagnano le foto e con i dibattiti che si creano sotto le stesse? D’altronde a quanto mi risulta siete la prima pagina che alla ”goliardia” tipica delle tante pagine ”politiche” (che si sono un po’ perse per strada) affianca dei contenuti sostanziali. Inoltre un’ulteriore peculiarità sta nella vostra di goliardia, figlia della sfumata ironia della quale era capace il ”nume tutelare” della vostra pagina (di cui parleremo nella prossima domanda).
Nessuna pretesa. Solo la voglia di fare le cose con il nostro stile, essere precisi e non citare le cose ad minchiam. Strappare una risata, ma ogni tanto anche una riflessione.

Il leitmotiv della pagina è ”La situazione era un po’ più complessa”, frase che Andreotti/Servillo pronuncia ne ‘Il Divo’ di Paolo Sorrentino. La frase è quasi un invito a non scadere in quella pessima abitudine della semplificazione che va tanto di moda oggi. Secondo voi, questo metodo riesce ad avere una forza indipendente, e quindi appunto di metodo, a prescindere dal preconcetto che si potrebbe avere nel merito della condotta politica – ed evidentemente non solo di quella – di Andreotti?
Direi che “La situazione era un po’ più complessa” andrebbe scritto sotto il 99,9% delle discussioni sul web, a prescindere dall’argomento trattato. Questo “metodo” rivoluzionario di occuparsi ciascuno di ciò che realmente conosce, senza dover avere per forza un’opinione su argomenti in cui non servono opinioni ma competenze documentate, ci auguriamo sia il futuro di un mezzo che è ancora relativamente giovane. Per ora la faciloneria, la semplificazione ed il pressapochismo la fanno da padroni ovunque. Per esempio con i chirurghi che fanno i sindaci anziché fare i chirurghi, grazie alle salvifiche primarie, orrenda invenzione della Seconda Repubblica. All’epoca di Andreotti la competenza non era un metodo, ma un prerequisito, poi naturalmente anche allora esistevano i faciloni ed i pressapochisti ma solitamente la probabilità di trovarli in posizioni di vertice era più bassa. Su Andreotti il giudizio storico è complesso e noi non siamo certo in grado di esprimerlo. Due cose sono abbastanza sicure: all’epoca noi non saremmo stati andreottiani ma ci piace molto l’Andreotti de ‘Il Divo’.

Altre pagina (di calcio), sulla scia della nostalgia organizzano dei simpatici raduni che vedono la partecipazione di alcune vecchie glorie che hanno caratterizzato il recente passato di questo sport. Pensate sia possibile fare qualcosa di simile con la politica della Prima Repubblica, anche se di protagonisti di allora ne sono rimasti pochi, oppure il territorio politico è comunque ”minato” per qualcosa del genere?
Sarebbe bello ed auspicabile. Ormai siamo nella terza Repubblica e molte mine sono state disinnescate. Noi siamo disponibili. Anzi lanciamo un appello dalle vostre pagine: ci piacerebbe intervistare Cirino Pomicino che, tra i viventi, è sicuramente l’incarnazione della prima Repubblica… Attendiamo fiduciosi un cenno.

In un telegramma: chi è il politico più sottovalutato e quello più sopravvalutato della Prima Repubblica e perché.
Il politico più sottovalutato Emilio Lussu, ma forse questa risposta dipende solo dal fatto che siamo sardi. Il politico più sopravvalutato della Prima Repubblica è sicuramente Matteo Renzi, anche se ha tanta strada davanti per recuperare. Perché se gratti via i tweet e le slide, Matteo Renzi è il tipico politico della Prima Repubblica, con tutti i loro pregi ed i loro difetti.

Cosa vi sentite di dire a coloro che non colgono e travisano lo ”spirito” della vostra pagina?
Di andare su altre pagine. Non ci interessano i click, ma i contenuti, anche nei commenti…

L’attuale Presidente della Repubblica è un ”infiltrato” della Prima Repubblica? Il suo stile in parte la richiama?
Solo anagraficamente, nel metodo di elezione e nella parrocchia di provenienza. Il vero agente sotto copertura della Prima Repubblica, come detto sopra, è Matteo Renzi.

La storia, al netto delle tante contraddizioni da rilevare, perché avrebbe assolto o dovrebbe assolvere la Prima Repubblica? 
Chi ha parlato di assoluzione? La situazione era un po’ più complessa.

Carmelo Sardo 

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