domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La procedura di pagamento della NASpI
Pubblicato il 12-09-2015


Alla data del 27 agosto 2015, a fronte di 513.861 domande relative alla nuova indennità mensile di disoccupazione denominata “Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego” (NASpI) pervenute, l’Inps ne ha definite 211.692, con una conclusione delle istruttorie ed erogazione dei relativi pagamenti che si attesta intorno ad una media giornaliera di 7.056 domande. Con particolare riferimento alla gestione delle indennità di disoccupazione NASpI 2015 a favore del personale precario della Scuola, da fine giugno al 27 agosto sono pervenute 115.834 domande e ne sono state definite e pagate 53.957. L’introduzione della nuova prestazione – istituita dall’art. 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015 n. 22 in sostituzione delle precedenti indennità ASpI e mini ASpI – ha richiesto da parte dell’Istituto la soluzione di problemi applicativi attraverso implementazioni procedurali molto articolate, a causa delle complessità operative dovute alla gestione del nuovo calcolo. In conseguenza di ciò, la procedura di istruttoria e pagamento delle domande è stata rilasciata il 15 luglio 2015, con la necessità di gestire le domande di disoccupazione intanto pervente a partire dal 1° maggio 2015, data di entrata in vigore della nuova prestazione (si ricorda che dal 1° maggio è stato possibile inoltrare all’Inps la relativa domanda utilizzando i consueti canali telematici).

Previdenza. Con la Naspi rischio limite alla contribuzione figurativa 

La Naspi rischia di incidere sulla misura della pensione di coloro che beneficiano della misura a sostegno del reddito a partire dal prossimo 1° maggio. L’articolo 12 del dlgs. 22/2015 introduce, infatti, un limite alla contribuzione figurativa relativa al periodo di fruizione della Naspi. Se difatti da un lato il decreto conferma che la contribuzione figurativa è commisurata, in linea di principio, alla base retributiva di calcolo della Naspi dall’altro viene stabilità una soglia oltre la quale non si potrà andare. Il tetto risulta in 1,4 volte la misura massima mensile, per l’anno di fruizione, della Naspi. In attesa delle istruzioni applicative la norma dovrebbe pertanto rilevare soltanto sui lavoratori le cui retribuzioni medie mensili siano superiori a 1.820 euro per l’anno 2015 (ossia 1,4 volte il tetto di 1.300 euro, limite valido per il 2015) corrispondendo a questi ultimi una contribuzione figurativa più bassa in confronto a quella che sarebbe stata loro assegnata in condizioni “normali”. Ad esempio un lavoratore con una media di 2mila euro al mese di stipendio vedrà accreditarsi figurativamente contributi pari ad una retribuzione di 1820 euro. Per la maggioranza del lavoratori comunque la disposizione non avrà effetti: la media degli stipendi di coloro che potranno accedere alla Naspi, secondo le indicazioni del Governo, si collocherà intorno ai 1.500 euro; cifra che sarà interamente tradotta in contribuzione figurativa senza determinare alcuna ricaduta negativa a livello pensionistico.

Chi incappa nel tetto dovrà attendersi, invece, effetti sull’importo della pensione che andrà a percepire. E’ gioco forza infatti che la fissazione di un massimale si ripercuoterà inevitabilmente sull’importo dell’assegno. Le conseguenze sfavorevoli, però, dovrebbero interessare solamente le quote contributive su cui sarà calcolato l’assegno pensionistico: dato che l’accredito figurativo percepito durante il periodo di disoccupazione sarà rapportato ad un limite massimo, il pro rata derivante dalla modalità di computo contributivo darà origine ad una somma minore rispetto a quanto sarebbe stato determinato in assenza del provvedimento. Sugli importi dei trattamenti previdenziali che saranno calcolati con il sistema retributivo c’è invece un apposito meccanismo di salvaguardia (articolo 12, comma 2 del Dlgs citato) in base al quale nella determinazione della retribuzione pensionabile non saranno prese in considerazione le retribuzioni computate nella misura suddetta qualora – rivalutate fino alla data di decorrenza della pensione – siano inferiori alla retribuzione pensionabile media relativa ai restanti periodi di storia contributiva del lavoratore (cfr: Circolare Inps n. 94/2015). Quantificare la perdita dell’assegno è molto difficile anche se si può agevolmente ipotizzare che i più colpiti saranno i lavoratori più giovani, coloro che hanno una più ampia fetta della prestazione pensionistica determinata con il sistema contributivo.

Inps. Dal 1° settembre invio telematico istanze per rete agricola di qualità

Dal primo settembre è possibile presentare le istanze di adesione alla Rete del lavoro agricolo di qualità, di cui al D.L. 91/2014, tramite un apposito servizio telematico reso disponibile dall’INPS. Alla procedura si accede attraverso il sito www.inps.it mediante il seguente percorso:

Servizi online _ Accedi ai servizi _ Per tipologia di utente _ Aziende, consulenti e professionisti _ Agricoltura: domanda di iscrizione alla rete del lavoro agricolo di qualità.

Come disposto dall’art. 6, comma 1, del D.L. 91/2014, convertito con modificazioni dalla Legge 11 agosto 2014, n. 116, possono presentare richiesta di adesione alla Rete le imprese agricole in possesso dei seguenti requisiti:

a) non aver riportato condanne penali e non avere procedimenti penali in corso per violazioni della normativa in materia di imposta sui redditi e sul valore aggiunto;

b) non essere stati destinatari, negli ultimi tre anni, di sanzioni amministrative definitive per le violazioni di cui alla lettera a);

c) essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

Le domande saranno esaminate dalla Cabina di regia della “Rete del lavoro agricolo di qualità”, presieduta dall’Inps e composta da rappresentanti delle organizzazioni sindacali, delle organizzazioni professionali agricole, dei Ministeri delle Politiche agricole, del Lavoro e dell’Economia e della Conferenza delle Regioni e deliberate entro 30 gg. dalla data di presentazione dell’istanza. In caso di esito positivo, le aziende selezionate entreranno a far parte della Rete e riceveranno il certificato che ne attesta la qualità.

L’avvio della Rete del lavoro agricolo di qualità è una prima concreta iniziativa finalizzata allo sviluppo di azioni positive di contrasto al caporalato ed al lavoro nero in agricoltura. L’iniziativa si inquadra in uno specifico piano operativo che la Cabina di regia della Rete del lavoro agricolo di qualità, la cui presidenza è attribuita ad Inps, dovrà sviluppare nei prossimi giorni, come richiesto dai Ministri Martina e Poletti nel corso dell’incontro tenutosi oggi presso il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali per avviare un insieme coordinato ed efficace di azioni di contrasto al caporalato e alle altre forme di lavoro irregolare.

Baretta: “Con la flessibilità vantaggi per lavoratori e imprese”

«La flessibilità in uscita per le pensioni produce indubbiamente vantaggi sociali ma anche vantaggi economici». Non ha dubbi Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia e firmatario insieme a Cesare Damiano di una proposta di legge che consente il ritiro a partire da 62 anni di età a almeno 35 anni di contributi con una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo fino a un massimo dell’8 per cento. Dare la possibilità ai lavoratori di uscire anticipatamente anche se con un assegno penalizzato consentirebbe di alimentare «un mix generazionale favorendo l’accesso al lavoro di giovani e questo non può che essere accolto con favore dall’intera industria», ha detto Baretta. Che ha sottolineato: «Non si tratta di cambiare la regola della legge Fornero, ma lo spostamento dalla sera alla mattina dell’asticella da 60 a 66 anni ha creato una rigidità che va superata». E, ha aggiunto il sottosegretario, «visto che chi vuole restare al lavoro fino a 70 anni ha diritto a una rivalutazione del trattamento, perché non consentire a chi vuole uscire prima, anche per motivi familiari o personali, di poterlo fare ovviamente accettando una decurtazione dell’assegno. Naturalmente si tratta di calcolare la penalizzazione in modo equilibrato». La strada che intende imboccare il Governo sembra quella di un “taglio” del trattamento di quiescenza più consistente del 2% annuo. «È in atto una discussione e si prenderà una corretta decisione tenendo conto anche dei costi che ci sono comunque solo nel breve periodo visto che nel medio periodo la flessibilità produce maggiore risparmi», ha affermato Baretta. Che è convinto che quello dei costi nell’immediato sia tutt’altro che un ostacolo insormontabile. «Anzitutto i calcoli finora fatti sulla base delle diverse proposte, ultimo della serie quello collegato alla proposta del presidente dell’Inps, Tito Boeri, scontano un’uscita contemporanea nel primo anno di tutti i soggetti potenzialmente interessati. Ma questo è praticamente impossibile», ha sostenuto il sottosegretario.

Che poi ha fatto notare che andrebbero valutati i risparmi indotti come quello riconducibile agli esodati: «Questo problema è esploso nel giro di due anni e mezzo e per affrontarlo sono state utilizzate risorse per oltre 11 miliardi. Con la flessibilità il problema sarebbe stato di dimensioni molto più contenute. Per non parlare del ricorso alla Cig. Con la possibilità dell’uscita anticipata seppure con assegni ridotti l’uso di questo strumento si ridimensionerebbe automaticamente». Resta il problema di prestazioni previdenziali che potrebbero rivelarsi troppo contenute. «Questo sistema può essere accompagnato dal principio del prestito pensionistico al quale ha fatto riferimento più volte il ministro Giuliano Poletti, che può essere anche alternativo alla penalizzazione», ha precisato Baretta. Sulla composizione della manovra il sottosegretario ha ribadito che «le priorità» rimangono «la completa sterilizzazione delle clausole di salvaguardia e la cancellazione della Tasi sulla prima casa insieme all’Imu agricola e alla tassa sugli “imbullonati”, che sono state annunciate dal premier». Baretta ha riferito che le misure sulla pensioni e sugli imbullonati sono di fatto «un incentivo per le imprese così come la decontribuzione. Tutti interventi strategici su cui, sulla base delle risorse disponibili, alla fine bisognerà decidere».

Carlo Pareto 

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