domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA QUADRA
Pubblicato il 23-09-2015


Riforma-Senato-accordo

Alla fine l’accordo è arrivato. Quello con la minoranza dem che voterà a favore dei tre emendamenti a firma Finocchiaro e capigruppo della maggioranza. I punti principali danno più poteri di ‘controllo’ al nuovo Senato, cui viene restituita anche la funzione di verificare “l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori”. Al nuovo Senato viene data anche la “valutazione delle politiche pubbliche e l’attività elle pubbliche amministrazioni”, mentre nel testo votato dalla Camera il Senato si limitava a “concorrere” nella valutazione. La nuova Camera delle Autonomie continuerà poi a concorrere, come prevede il testo licenziato da Montecitorio, all’espressione di “pareri sulle nomine di competenza del governo nei casi previsti dalla legge”, in più dovrà concorrere a “verificare l’attuazione delle leggi dello Stato”. Infine, il nuovo Senato “esercita funzioni di raccordo fra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica”.

Gli emendamenti presentati dalla maggioranza, riguardano le modifiche all’articolo 2 sulle modalità di elezione dei nuovi senatori; le modifiche all’articolo relativo all’elezione dei giudici costituzionali; e uno sulle funzioni del Senato. Ma ora prosegue la diplomazia tra anime Dem e governo. “C’è tempo, vediamo. Gli emendamenti si presentano e si ritirano. Intanto abbiamo lavorato sui testi”, glissa il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, rispondendo a chi le chiede se con l’intesa raggiunta la minoranza Pd non presenterà o comunque ritirerà i suoi emendamenti. “Mi auguro che a fronte degli emendamenti presentati dalla maggioranza, vista l’intesa positiva raggiunta, la minoranza ritiri i propri emendamenti e converga sui nostri emendamenti”, si associa il sottosegretario alle Riforme, Luciano Pizzetti.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini, sottolinea come “si prefigura una riforma del Senato che accoglie nei contenuti molte proposte avanzate dai socialisti, a cominciare all’elezione dei giudici della Corte costituzionale e dalle funzioni di raccordo tra lo Stato, le Regioni ed altri istituti territoriali. Una proposta: prevedere una cornice comune per le leggi elettorali regionali. Necessaria”.

Sul metodo interviene il Senatore del Psi Enrico Buemi per il quale “il gruppo socialista in Senato, non avendo ricevuto risposta dal presidente del Senato alla lettera inviata nell’aprile scorso sui criteri di ammissibilità degli emendamenti all’articolo 2, ha deciso di proporre cautelativamente la rielaborazione della norma sulla composizione del futuro Senato, avvicinandola il più possibile al Bundesrat tedesco”. “Questa – Spiega Buemi – era l’opzione che da anni veniva considerata tra le più ragionevoli nell’elaborazione delle commissioni per le riforme istituzionali”. Per Buemi “l’elaborazione delle modifiche alla Carta costituzionale non può essere frutto di un dialogo tutto interno al partito di maggioranza relativa, né tantomeno è ammissibile che il presidente del Senato utilizzi i suoi poteri di ammissibilità per sancire o propiziare accordi. Se sarà ammesso anche solo un emendamento all’articolo 2, deve esserlo anche il nostro e deve essere posto ai voti prima degli altri, per la sua maggiore distanza dal testo licenziato dalla Camera. In via subordinata, i senatori socialisti sono comunque per l’introduzione del vincolo di mandato per i nuovi senatori – conclude Buemi – siano o meno essi espressi dagli esecutivi regionali”.

Al momento la minoranza Dem, in attesa che il presidente del Senato si pronunci sulla ammissibilità degli emendamenti, conferma comunque per l’Aula tutte e 17 le proposte di modifica depositate in commissione. Il rebus sui tempi al Senato comunque resta, dopo la ‘valanga’ di emendamenti presentati dalla Lega al ddl riforme con Roberto Calderoli che batte tutti e ne presenta, grazie a un software, la bellezza di 85 milioni. Un numero mai visto prima. “I milioni di emendamenti presentati da Calderoli – è il commenti di Anna Finocchiaro – siano una caricatura della democrazia e una offesa al Parlamento”.

Da Bruxelles il presidente del Consiglio assicura che Sul Senato i numeri “c’erano, ci sono e ci saranno”. Poi manda una frecciata a Calderoli: “Non può esservi un commento a cose del genere. Se tu vuoi cambiare le leggi fai degli emendamenti – 2, 10 50, 100. Se fai 82 milioni di emendamenti entri nel campo del ridicolo”. Per “loro”, ha detto ancora Renzi riferendosi ai leghisti, “l’obiettivo vero non è bloccare una legge” ma “bloccare l’Italia”. Sulla bulimia emendativa della Lega interviene anche il Presidente del Senato Pietro Grasso: “Non permetterò – afferma – che il Senato sia bloccato da iniziative irresponsabili di questa portata e assumerò tutte le misure necessarie per consentire almeno in Aula il dibattito nel merito”.

L’obiettivo del governo è comunque quello di licenziare le riforme entro il 15 ottobre. “Questo – ha commentato Pierluigi Bersani parlando ai cronisti di Montecitorio – è il metodo Mattarella, troviamo la nostra quadra nel Pd e non c’è bisogno di Verdini”. “Chi dice che l’intesa sull’elettività è una cosa di cui ai cittadini non importa un tubo, sta dicendo che con la democrazia non si mangia, come quando Tremonti lo diceva della cultura. No, invece: con la democrazia si mangia e se non ci fosse stata questa intesa, mandando il film in avanti, avremmo visto i senatori diventare merce di scambio”. FI si appella ai magistrati e denuncia quello che Paolo Romani liquida come “metodo da ‘sporta della spesa’, usato per costruire una maggioranza al Senato, dove non si approva una normale legge ma la riforma della Costituzione”. Il capogruppo FI al Senato non usa mezzi termini e aggiunge che “mi aspetto, in chi è al governo, che ci sia un senso di rifiuto, e di schifo”. Il suo omologo alla Camera, Renato Brunetta afferma che non c’è “nessuna possibilità di dialogo con Renzi, che continua la sua campagna acquisti indecente”. Poi aggiunge anche di auspicare che “qualche magistrato, come Woodcock, ci metta il naso, perché quello che sta succedendo al Senato e continua a succedere al Senato è assolutamente indecente”.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. da vecchio riformista ex PCI (e ulivista mai aderito al PD) ho un solo commento da fare a queste violenze allo spirito della Costituzione democratica italiana.
    Come nel 1953 sconfiggemmo assieme la legge truffa dei forchettoni democristiani, così nel 2016 sconfiggeremo le brutture dei nuovi forchettoni renzusconiani (senaticchio e italicum).
    Al lavoro compagni. Dovremo superare i tromboni del governo e i media servili verso il turbofanfaniano, dovremo accettare anche contraddizioni inter nos, ma ce la faremo. Perchè la Costituzione è di tutti e non solo di quattro gaglioffi incolti e faziosi messi lì dai poteri forti.

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