domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA SCHIARITA
Pubblicato il 18-09-2015


Riforme-Renzi

L’accordo è più vicino e la soluzione a portata di mano. Una soluzione che potrebbe mettere tutti d’accordo. Una modifica, non all’articolo 2, ma solamente a un comma. Il quinto per la precisione in cui potrebbero essere inseriti i cambiamenti voluti dalle parti. Cambiamenti che però rimanderebbero a sua volta ad un altro articolo della riforma. Per ora i lavori sono sospesi, riprenderanno martedì prossimo. Lunedì si terrà la Direzione del Pd. In quella sede non serviranno “conte muscolari – dice Roberto Speranza in un’intervista a ‘DiMattina’ su Rainews24 – non servirebbe a nulla e non avrebbero senso”. “Se in Direzione ci sarà un voto ne prenderemo atto, ma – sottolinea  – chiaramente un voto in Direzione non può essere vincolante in una materia costituzionale, lo stesso Renzi ha detto che non ci può essere disciplina di partito sulla Costituzione”. “Penso che tutti insieme dobbiamo fare uno sforzo nelle prossime ore per unire il Pd. Se Matteo vuole, sa benissimo la scelta che deve fare; tocca a chi guida il partito svolgere fino in fondo la sua funzione per unire il Pd”.

La strada dell’intesa si trova nel comma 5 dell’ormai famoso articolo 2. Il ministro Maria Elena Boschi, partendo dalla decisione della presidente della prima commissione Anna Finocchiaro sulla non emendabilità dell’articolo 2 della riforma nelle parti votate in modo identico sia alla Camera che al Senato, ha ricordato in una intervista al “Corriere della Sera” che invece il quinto comma, quello sulla durata del mandato dei senatori, essendo stato modificato alla Camera può essere emendato. E proprio in questo comma che si può aggiungere il principio della “designazione” dei futuri senatori, prevedendo ad esempio che i senatori siano eletti “sulla base dell’indicazione degli elettori secondo quanto stabilito dalle leggi elettorali regionali”. Un escamotage che permette a tutti di superare l’empasse salvando capre e cavoli. Il governo salva il principio della non modificabilità dopo la seconda lettura e il e la minoranza del Pd può dire di aver tenuto testa sul principio della “designazione” diretta da parte degli elettori.

“Leggo – ha affermato l’ex segretario del Pd Bersani – di disponibilità a discutere modifiche delle norme sul Senato. Sarebbe davvero una buona cosa. La questione di fondo è semplice: bisogna che in modo inequivocabile i cittadini-elettori decidano e questo può essere solo affermato dentro l’articolo 2”. È su questo – si è Bersani – che si vuole ragionare seppur chirurgicamente? Ebbene, se è così lo si faccia con chiarezza e semplicità. Con la consapevolezza, cioè, che ambiguità, tatticismo, giochi di parole potrebbero solo aggravare una situazione già complicata”.

Intanto il  presidente del Senato Pietro Grasso si dice “fiducioso” circa unintesa sulle riforme “anche in zona Cesarini”. Ma allo steso tempo invita a “diffidare” dagli articoli di giornale che anticipano le sue decisioni sullemendabilità dellarticolo 2 delle riforme.  “Stupisce il fatto che le notizie anticipino i fatti. È bene spiegare ai lettori che io non posso decidere senza conoscere il tema su cui decidere e cioè gli emendamenti. Ai lettori dico: “Diffidate da chi anticipa mie decisioni prese da me prima che io le abbia prese nella sede deputata”.

Positivo il commento del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina che si è detto sicuro che “il PD sarà unito alla prova del voto per la riforma del Senato e il superamento del bicameralismo perfetto. Noi abbiamo sempre creduto alla possibilità di trovare una buona sintesi interna e lavoriamo senza sosta per questo. Il PD deve presentarsi unito e aperto al contributo di tutte le forze che in parlamento vogliono la riforma. Se si sta al merito, le soluzioni si trovano: sulle modalità di elezione dei consiglieri-senatori così come su altri temi cruciali come il Titolo V. Di certo i nostri elettori non capirebbero proprio divisioni, tatticismi e rinvii”.

Anche il capogruppo di Ncd Maurizio Lupi si è detto sicuro che ci sarà la maggioranza “e mi auguro che anche le opposizioni possano partecipare alla costruzione di questo percorso”. “Bisogna fare del Senato – ha concluso Lupi – una nuova camera delle autonomie e sulla elettività crediamo che la proposta Quagliariello sia la strada su cui si possa trovare un consenso”.

Ma il rischio è che la toppa sia peggiore del buco e costringa i tecnici a elaborare soluzioni fantasiose per tradurre in concreto quello che la politica ha elaborato subendone in qualche modo le decisioni: dubbi in questo senso li ha espressi la  senatrice Doris Lo Moro capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali. Nel caso in cui si raggiunga un “accordo sul piano politico” e si arrivi “tutti a condividere che si possono eleggere i senatori tra i consiglieri regionali e che quindi di fatto i senatori vengono eletti contestualmente al Consiglio regionale. Come si traduce – si chiede – questo concetto in termini tecnico giuridici? Quando parliamo di leggi ciò è rilevante, ma, quando parliamo di Costituzione, ciò è dirimente”. “Nel momento in cui si approva una soluzione tecnicamente pasticciata – continua – tecnicamente non ineccepibile e non leggibile immediatamente, che divide su come si scrive, questa è una soluzione in cui la politica cede e dice ai tecnici di trovare un compromesso possibile. Anche il tabù dell’articolo 2 fa parte di tutto questo”, ha osservato. “L’articolo 2 è intangibile nel secondo comma? Dipende. Se la politica trova un accordo, se la maggioranza di questo Senato ha presentato emendamenti sull’elettività del Senato, se al presidente Grasso succede quello che non è successo alla Presidente della prima Commissione, cioè che la politica gli dice che questa è la soluzione e che, per tradurla in termini lineari e ragionevoli, si deve incidere anche sul secondo comma, io credo che si possa arrivare a questa soluzione”.

Sulla stessa linea il senatore della minoranza PD, Federico Fornaro per il quale “il Presidente Grasso ha ragione: non è mai troppo tardi per trovare un’intesa su di un tema così importante e delicato come le riforme costituzionali. Nella chiarezza si ricerchi,dunque, nell’ambito dell’articolo 2 una soluzione affinché sia inequivocabile l’elettività dei senatori-consiglieri regionali. L’accordo nel PD è a portata di mano a condizione che non si scelgano soluzioni pasticciate e confuse, non all’altezza della Costituzione”.

Ginevra Matiz

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