venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le Macroregioni per innovare
e semplificare l’Italia
Pubblicato il 17-09-2015


Il Partito socialista italiano ha accompagnato la storia della nostro Paese dal 1892, ed è stato sempre attento ai cambiamenti della società ed alle esigenze politiche sociali ed economiche di esso. Un esempio di innovazione lo abbiamo avuto soprattutto con la segreteria Craxi che rilanciò ed innovò il partito traghettandolo verso un nuovo liberal socialismo (periodo definito  delle grande riforme ) che è stato il punto di riferimento dei grandi movimenti riformisti e riformatori in Europa come fecero i Labour di Tony Blair . Per questo spirito riformista e riformatore che ci contraddistingue possiamo definirci , come liberal socialisti, il vero motore innovativo della nostra  Nazione. In questo periodo il governo Renzi ha presentato il progetto di legge costituzionale, elaborato da due parlamentari democratici, il deputato Roberto Morassut e il senatore Raffaele Ranucci, che punta all’accorpamento di alcune Regioni, riducendo il numero dalle attuali venti a dodici insomma la creazione delle famose Macroregioni.

Il nostro Paese (come abbiamo sempre sostenuto anche in passato ricordando la famosa riunione dell’abbazia benedettina di san Giacomo del 4 marzo del 1990) ha bisogno di una modifica dell’articolo 131 della Costituzione per istituire regioni che comprendano da 6 a 10 milioni di abitanti. Poche Macroregioni che diventino grandi enti di programmazione e pianificazione territoriale, che si occupino di leggi territoriali e facciano da regolatori dei diritti territoriali, con bilanci leggerissimi”. Idea da studiare, che certamente coglie un punto – le Regioni hanno replicato alcuni dei difetti spendaccioni dello Stato centrale, a volte perfino accrescendoli e aggravandoli – e incontra le aspirazioni dei renzianI su un tema caro al premier la vera spending review è la riforma dei trasferimenti tra Stato, Regioni ed enti locali, con taglio delle spese e riduzione del perimetro complessivo della cosa e dei bilanci pubblici. Da questa proposta il PD tramite – i parlamentari Morassut e Ranucci – presenta la proposta di progetto di legge costituzionale delle Macroregioni Regione Alpina (comprende Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria), Regione Lombardia (uguale all’attuale Lombardia), Regione Triveneto (comprende il Trentino Alto-Adige, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto), Regione Emilia Romagna (ingloba nell’attuale Emilia Romagna la provincia di Pesaro e Urbino), Regione Appenninica (praticamente l’antica Etruria, Toscana e Umbria, più la provincia di Viterbo); Regione di Roma Capitale (comprende la sola Provincia di Roma), Regione Adriatica (Abruzzo più gran parte delle Marche e metà Molise e un pezzo di Lazio), cioè tutte le province abruzzesi più le province di Macerata, Ancona, Ascoli, Rieti e Isernia; Regione Tirrenica (Campania più sud Lazio, cioè le province di Latina e Frosinone); Regione del Levante (Puglia più metà Molise e metà Basilicata. Alle cinque province pugliesi si aggiungono quella di Matera e quella di Campobasso);  Regione del Ponente (la Calabria più la provincia di Potenza); Regione Sicilia (uguale all’attuale), Regione Sardegna (uguale all’attuale).

Tale proposta ha aperto un vero dibattito negli altri schieramenti politici, ad esempio Fdi-An tramite Edmondo Cirielli e Giorgia Meloni che propongono l’abolizione assoluta delle Regioni e puntare su un nuovo modello di Ente nato dall’accorpamento delle vecchie Province, ridotte da oltre 100 a 36 nuovi Enti gestionali, proposta dal mio punto di vista poco innovativa e che non risponde all’idea primordiale del taglio delle spese e riduzione del perimetro complessivo della cosa e dei bilanci pubblici. Come socialista che cerca di creare una sintesi tra innovazione e semplificazione penso che e basterebbero tre Macroregioni: quella del Nord mettendo insieme Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia (per una popolazione complessiva di 23.376.208 abitanti e una superficie di 97.796 chilometri quadrati); quella del Centro, accorpando Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Marche e Sardegna (per una popolazione di 18.069.625 abitanti e una superficie di 104.993 chilometri quadrati); quella del Sud dovrebbe fondere Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia (19.236.297 abitanti e una superficie di 98.929 metri quadrati). Questa rappresenta la vera sfida da affrontare in futuro per l’innovazione e la semplificazione del nostro Paese .

Francesco Brancaccio

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Commenti all'articolo
  1. una vecchia ricetta della lega che non mi è mai piaciuta perchè disgrerebbe lo stato centrale. eliminiamo invece le centinaia di enti di secondo livello. comunityà montane, unioni dei comuni, consorzi di bonifica, parchi, consorzi industriali, università agrarie, etc. sarebbe possibile con una riga e semplificherebbe i livelli di governo.

  2. Magari si potessero accorpare le regioni culturamente simili.
    Alla stessa stregua di abolire quelle privilegiate dalla “specialità”. Ma una democrazia malata purtroppo queste scelte non le può fare perché conta molto di più garantire i “clientes” che govermare correttamente!

  3. Nessuno pensa di eliminare le regioni? E di eliminare quella buffonata dei governatori (sic)?
    Sono per l’abolizione di tutte le modifiche introdotte in Costituzione dal 1992 ai giorni nostri comprese quelle che stanno facendo che ci porteranno ad avere una democrazia popolare stile Germania dell’est 1960.

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