giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le riforme subito in Aula. L’opposizione non ci sta
Pubblicato il 16-09-2015


Renzi-riforme-aulaDa giovedì la riforma costituzionale sarà all’esame dell’Aula del Senato. È quanto ha deciso a maggioranza la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Insomma l’accelerazione imposta sulle riforme è iniziata dopo le parole del premier che ieri aveva indicato il tempo massimo di approvazione entro il 15 ottobre. Si comincerà domani e si proseguirà fino a venerdì. Poi si proseguirà la prossima settimana e il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato per mercoledì mattina alle 9. Una accelerazione arrivata nonostante le opposizioni avessero espresso la disponibilità ritirare la gigantesca mole di emendamenti già pronti per la commissione.

Luigi Zanda, capogruppo Pd al Senato, ha spiegato infatti che la responsabilità di questa decisione è figlia della presentazione di 550.000 emendamenti al testo. L’aver presentato tutte quelle proposte di modifica e l’aver chiesto anche un comitato ristretto per il loro esame è stata per Zanda “una manovra politica”, così come “una manovra politica” è stata “il loro ritiro” in concomitanza con la decisione del Pd di chiedere la trasmissione del provvedimento subito in Aula. “Andare in Aula – ha precisato il presidente dei senatori Pd – non è affatto una forzatura perché è lì che si esprime il massimo della democrazia. E’ in Aula che tutti i gruppi possono esprimersi liberamente. E’ la sede giusta e naturale”. “Decine di volte – ha detto ancora – si è dovuto prendere atto che quella di portare un provvedimento direttamente all’esame dell’Assemblea fosse la soluzione migliore”. “La vera forzatura – ha concluso – è stata presentare tutti questi emendamenti”.

Un timing che non piace per nulla a Forza Italia che con il capogruppo Paolo Romani parla di “Forzatura inaccettabile. Gli emendamenti presentati in commissione erano stati ritirati. Si sarebbe potuto procedere con l’esame in commissione”. “La maggioranza – ha aggiunto Romani – ha deciso di portare il testo della riforma costituzionale in Aula, togliendolo dalla commissione, rifiutando così l’atto di generosità arrivato dalle opposizioni che avevano annunciato l’intenzione di ritirare tutti gli emendamenti”.

“Anna Finocchiaro – ha proseguito Romani – aveva delegato la politica a risolvere il problema che si era creato sull’articolo 2, ma la politica ha deciso di non decidere e questa è stata senz’altro una doppia forzatura”. Sull’articolo 2, infatti, si sarebbe dovuto decidere se considerarlo emendabile o meno. Secondo numerosi esponenti della maggioranza, visto che era già stato votato da Camera e Senato non si sarebbe potuto rimettere in discussione. Secondo altri, invece, siccome comunque erano state apportate alla Camera delle modifiche a questa norma, si sarebbero potute presentare comunque delle proposte di modifica. Secondo Romani “la politica avrebbe deciso di non decidere” portando direttamente il testo all’attenzione dell’assemblea di Palazzo Madama. Sull’ammissibilità o meno degli emendamenti in questa sede dovrà decidere, come previsto dal Regolamento, il presidente del Senato Pietro Grasso.

Per il leghista Calderoli invece il superamento del passaggio in commissione è semplicemente dovuto alla consapevolezza del Governo di non avere i numeri sufficienti. “Ho riproposto il voto sull’istituzione di un comitato ristretto che per me è la soluzione del problema”. Se il governo “vuole andare in Aula è perché in commissione non ha i numeri. Non è per il numero degli emendamenti, ma in ogni caso i numeri non li ha comunque”. Anche il capogruppo alla Camera Renato Brunetta ribadisce le critiche a Renzi. “Al Senato, ormai è chiaro, Renzi non ha i numeri, non ha i voti per approvare la sua riforma costituzionale. Il presidente del Consiglio costringe la presidente Finocchiaro ad una violenza nei confronti del presidente Grasso, non ammettendo gli emendamenti all’articolo 2, cosa che non si è mai vista”. E pallottoliere alla mano fa i suoi conti: “Almeno 28 senatori del Pd voteranno contro, ma pare che faranno altrettanto anche 10-15 senatori del Nuovo Centrodestra di Alfano. Stando così le cose Renzi va a sbattere, e con lui il suo governo”.

Lunedì alle 15,30 si terrà una direzione del Pd e Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali, si dice convinta che “ci siano le condizioni politiche e tecniche per arrivare a un testo condiviso nel Pd e nell’aula del Senato. Io credo – ha aggiunto la senatrice Dem – che sia necessario portare a compimento, in tempi certi e rapidi, dopo la prima lettura della Camera e del Senato e dopo 30 anni di discussioni, il percorso della riforma costituzionale”.

Una apertura politica viene chiesta dall’ex capogruppo Roberto Speranza per il quale “un accordo” sulle riforme “si può ancora fare e penso che dipende da Renzi. La prova muscolare della conta in direzione non serve a nulla. Servirebbe invece una apertura politica che, purtroppo, in questi giorni non c’è stata”. Della direzione parla anche Alfredo D’Attorre: “Io personalmente non parteciperei a un voto che imponga un orientamento rispetto alla materia costituzionale: sarebbe una grave sgrammaticatura politica e costituzionale e non ci può essere, come ha sottolineato anche lo stesso Renzi, imposizione di una disciplina di partito”.

A chiedere più spazio per il ruolo del Parlamanto è l’ex segretario del Pd Pieluigi Bersani: “Bisogna lasciare un po’ di margine al Parlamento sui grandi temi costituzionali”.  Parliamo di temi di governo. Leggiamo ovunque le cifre della legge di stabilita’ e non dico dei dettagli, ma almeno nell’impostazione generale, vogliamo parlarne nel partito?”. “Siamo tutti impegnati a sostenere il governo, a partire dai temi di governo. Nessuno – ha concluso – lo vuole fare cadere”.

Ginevra Matiz

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