giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

‘Mani pulite’ di Stato a Pechino
Pubblicato il 04-09-2015


L’ampio giro di vite della Cina sulla corruzione nel governo, che ha già colpito centinaia di migliaia di funzionari della Repubblica Popolare, sta allargandosi al di là dei confini del Paese.
Il Dipartimento di Stato Usa ha recentemente confermato che le autorità giudiziarie cinesi hanno fornito una lista di 150 funzionari corrotti che si ritengono nascosti negli Stati Uniti, e ha promesso cooperazione per aiutarli a estradare.
Nessuno è immune, nemmeno i leader del Partito comunista, che una volta sembravano intoccabili.
Recentemente Zhou Yongkang, l’ex capo della sicurezza e membro del Comitato permanente del Politburo, è diventato il funzionario più potente di sempre ad essere stato incriminato per corruzione e condannato (all’ergastolo).
Alti ufficiali militari sono sotto inchiesta, e ci sono voci di un ex vice presidente che potrebbe essere la prossima vittima.
Secondo la Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplina (CCDI), 414 mila funzionari sono stati incriminati dal partito per corruzione e 201.600 finiti sotto processo.
Nella provincia del Shanxi, nel 2014, 15.450 funzionari sono stati condannati per corruzione, applicando la strategia di “uccidere le tigri, schiacciando le mosche”, dove le tigri sono i potenti e le mosche i piccoli funzionari.
Queste condanne fanno notizia, ma tuttavia, sono solo una parte di quello che sembra essere una strategia più ampia per riformare la cultura del Partito comunista cinese.
Uno degli obiettivi di Xi da quando è diventato presidente del più grande Stato a partito unico al mondo, è quello di riportare “onestà ed autorità” sui 90 milioni di membri del PCC.
Il comportamento dei funzionari locali, molto spesso collusi con gruppi economici, i quali si arricchiscono a spese del popolo, hanno danneggiato l’immagine del Partito Comunista, facendo nascere malcontenti e disordini sociali. Tale problema, insieme al rallentamento dell’economia interna, che sta creando disoccupazione, ha indotto il Presidente Xi a parlare sia di ristrutturazione del partito che di una presenza sempre più attiva, dello stesso, nell’economia.
Xi sa bene che non può permettersi malcontento nelle masse le quali “odiano” i funzionari del partito.
Così ha intrapreso uno sforzo senza precedenti e cioè quello di ripulire l’immagine del Partito stesso, cercando di trasformare i membri che lo compongono da burocrati inetti e corrotti, in manager moderni ed onesti. Il suo scopo? Salvare la struttura istituzionale dello Stato a partito unico. Ma è possibile una tale impresa?
Con Mao la cultura dei membri del partito era quella di obbedienza assoluta ai leader; essere etici nel lavoro e servire le masse con diligenza.
Dopo le riforme del mercato nel 1980, l’ideologia comunista si è erosa, facendo sì che i funzionari si arricchissero con mazzette per qualsiasi tipo di permesso (dalla targa per un auto, ad un certificato di nascita, alle vendite di terreni, etc.). Il popolo ha iniziato ha protestare contro la classe politica (molte di queste proteste sono finite con arresti di migliaia di persone e, si dice, anche di morti) ed ad un forte distacco dall’ideologia comunista.
Xi, in uno dei suoi primi discorsi, ha detto che i funzionari sono troppo burocrati, edonisti, e fanno un uso personale del potere. Li ha implorati ad essere onesti, ricordando che “devono conoscere le leggi, ed applicarle prima a se stessi e poi agli altri.”
Con queste “avvertimenti” sono nate delle linee guida estremamente specifiche. Sono state emanate leggi sui controlli dei funzionari ed i loro familiari, come, ad esempio, sapere quante case, auto, terreni hanno.
Nella provincia di Hunan alla fine dello scorso anno 156 funzionari sono stati sottoposti a provvedimenti disciplinari o licenziati per gioco d’azzardo, abusi d’ufficio, relazioni extraconiugali, frequentazioni di ristoranti di lusso o night club, assenteismo, viaggi all’estero, e altro.
Basterà questo per fermare la corruzione e ripulire l’immagine nel Partito?
Difficile da dire, però a Hong Kong, secondo i sondaggi, Xi ha un appoggio totale del 90 per cento della popolazione (1,3 miliardi).
Sarebbe bello fare un sondaggio sui 90 milioni di membri del PCC e capire tra questi in quanti l’appoggiano davvero. Ma, credo, che questo non sia possibile …
Luca Cosmai

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