lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

CALCA MORTALE
Pubblicato il 24-09-2015


Mecca-strage fedeli

Una carneficina nella calca che ha fatto già 717 morti e un migliaio di feriti è il bilancio terribile di una tappa importante, l’Eid al Adha, o Festa del sacrificio, una festività che coincide con la fine dell’hajj, l’annuale pellegrinaggio alla Mecca. Il pellegrinaggio è uno dei cinque pilastri dell’Islam, insieme alla ‘shahada’, la professione di fede, l’elemosina, la preghiera e il digiuno nel mese del Ramadan.
Il pellegrinaggio, il più grande raduno annuale nel mondo, è spesso teatro di resse mortali, che causano anche disordini e incendi.

Il tragico incidente è avvenuto questa volta poco dopo le 7 di mattina a Mina, a una decina di chilometri dalla Mecca, mentre i fedeli si spostavano dagli attendamenti al luogo dove si svolge il rito della lapidazione delle tre colonne, le cosiddette stele di Satana che simbolizzano le tentazioni del diavolo, al terzo giorno del pellegrinaggio. In questa località sono state allestite più di 160 mila tende che ospitano i fedeli durante il pellegrinaggio che porta ogni anno nella città santa dell’Islam un totale di circa due milioni di fedeli.

Ma questo di oggi non è certo il primo incidente avvenuto nella città santa all’Islam nelle ultime settimane perché soltanto una decina di giorni fa, l’11 settembre, prima dell’inizio del pellegrinaggio, una gru era crollata uccidendo oltre cento persone. Il bilancio delle vittime odierno è comunque il più grave dalla strage del 1990, quando ben 1.426 persone morirono orribilmente calpestate nella calca in un tunnel che portava alla Mecca.

Nelle operazioni di soccorso sono impegnati 4 mila soccorritori con oltre duecento ambulanze.

Stampede

Il massacro esula però dalla cronaca per quanto tragica perché ha un risvolto politico di forte impatto. Tra le vittime ci sono anche fedeli iraniani e il governo di Teheran accusa l’Arabia saudita di non essere in grado di garantire la sicurezza dei fedeli. Il responsabile dell’organizzazione del pellegrinaggio da parte iraniana, Said Ohadi, – alla tv iraniana – ha indicato come causa scatenante

dell’incidente la chiusura per ‘ragioni sconosciute’ di una strada vicino al luogo della cerimonia, dove è avvenuta la calca mortale. Riad e Teheran si contendono in ogni modo la primazia religiosa e politica sulla regione. L’Arabia saudita, a maggioranza sunnita, e l’Iran a maggioranza sciita, se le

danno di santa ragione anche per interposta guerra, come nel caso della Siria o delle Yemen, e cercano ogni pretesto per segnare un punto a proprio favore.

L’incidente di oggi può quindi solo peggiorare lo stato dei rapporti tra i due competitori regionali con possibili nefaste influenze ben più lontano dal luogo materiale del disastro.

È anche sorprendente come siano miseramente falliti tutti gli sforzi dei sauditi per mettere al sicuro il pellegrinaggio. Riad ha speso miliardi di dollari per mettere al sicuro il percorso dei fedeli utilizzando anche la tecnologia più sofisticata, ma concentrandosi soprattutto sul pericolo, tutt’altro che remoto, di un attentato terroristico. Per l’accesso al luogo dove è avvenuto l’incidente è stato anche costruito un ponte su tre piani per aumentare lo spazio percorribile, sono state moltiplicate le porte per entrare e uscire, mentre telecamere a circuito chiuso avrebbero dovuto segnalare il rischio di un accalcamento, e quindi di dare l’allarme e prendere provvedimenti prima che si verificasse il disastro. Il tutto era controllato a vista da oltre 100 mila agenti.

Ma tutto questo evidentemente non ha evitato il massacro indicando, senza dubbio, una responsabilità nell’organizzazione dell’evento religioso.

 

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