lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

MEGLIO IL BUNDESRAT
Pubblicato il 17-09-2015


Riforme

“Sono giorni convulsi e i prossimi temo saranno anche peggio”. Lo dice il presidente del Senato, Pietro Grasso. E detto da lui nel giorno in cui si apre la discussione al Senato sulle riforme, rende perfetatmente l’idea delle tensioni che si stanno vivendo in queste ore. In mattinata le opposizioni avevano chiesto lo slittamento dell’inizio dei lavori a dopo l’arrivo del parere della commissione Bilancio sul finanziamento delle missioni internazionali. Richiesta rimasta inevasa, visto che la maggioranza è andata subito all’esame del ddl Boschi. Una scelta che ha fatto parlare le opposizioni di “inaccettabile accelerazione”. Ma a rispondere è il presidente del Consiglio, Matteo Renzi: “Se sei mesi a lettura vi sembra un andare di fretta… Questa riforma è attesa da 30 anni, la prima commissione risale al 1983, quando io andavo alle elementari”, ha sottolineato durante la conferenza congiunta con il collega lussemburghese Xavier Bettel.  Intanto l’aula del Senato ha bocciato, con 171 voti contrari, otto astenuti, che al Senato valgono come voti contrari, e 86 sì, le pregiudiziali di costituzionalità presentate dal M5s, Sel, Lega Forza Italia. Si è poi aperta la discussione generale che proseguirà anche venerdì e martedì fino a mercoledì prossimo quando scade il termine per gli emendamenti. L’assemblea ha respinto anche la questione sospensiva presentata dal senatore Fi Lucio Malan che chiedeva il ritorno del ddl in commissione.

La riforma avrà i voti anche dei verdiniani. E questo sarà il passo che li porterà organicamente nella maggioranza, come annunciato dal portavoce del gruppo Ala (Alleanza Liberalpopolare Autonomie) al Senato, Vincenzo D’Anna, che spiega: “Circa 15-20 giorni fa, in tempi non sospetti, c’è stata una riunione del gruppo che ha deciso di votare la riforma”. La maggioranza quindi si allarga. “Voteremmo la fiducia. Mica siamo come Ncd che sta al governo e poi minaccia di non votare”.

Gli occhi restano puntati sul Presidente del Senato Pietro Grasso che dovrà decidere sulla emendabilità o meno dell’articolo 2 e sulle eventuali contromosse del presidente del consiglio, la cui più eclatante, potrebbe essere quella dell’abolizione completa del Senato. Il suo tanto vale abolirlo, detto quasi distrattamente qualche giorno fa, potrebbe essere più concreto di quanto si pensi. “Se Grasso – ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi – riaprirà la questione dell’articolo 2, ascolteremo le ragioni e decideremo di conseguenza”.

Dei poteri del Senato ha parlato il segretario del Psi Riccardo Nencini per il quale “con l’avvio della discussione in Aula della Riforma del Senato la maggioranza definisca con certezza le funzioni da attribuire la nuova camera. La strada maestra è il modello Bundesrat, tanto più oggi che stiamo rivedendo il Titolo V della Costituzione”. Difende il modello del Bundesrat tedesco anche il senatore socialista Enrico Buemi.  “Non è mia intenzione aggiungermi al coro di coloro che tirano la giacca al Presidente Grasso, da una parte o dall’altra”, ha dichiarato in riferimento alle prossime determinazioni della Presidenza del Senato in tema di revisione costituzionale. “Poiché, però, so che è uomo di buone letture, gli segnalo la cospicua produzione scientifica che, sul Forum di quaderni costituzionali, da tempo si è applicata alle forme di governo dei Länder tedeschi, mettendo in luce come il Bundesrat esprima assai prevalentemente l’indirizzo politico dei legislativi degli stati federati”, ha spiegato Buemi. “La nitida sostanza del vincolo fiduciario, tra ciascun Legislativo statale ed il rispettivo Esecutivo statale, consente un trasparente confronto, nella Camera alta tedesca, con gli altri legislativi e con la Camera elettiva” ha continuato il senatore socialista. “Il Bundesrat è così diventato l’organo attraverso il quale i Länder partecipano alla legislazione ed alla amministrazione federale (nonché agli affari dell’Unione europea); la sostanza dello status costituzionale della Camera alta deriva primariamente dal suo diritto di codecisione legislativa, nonché dalla necessità della sua approvazione per molti atti normativi emanati dal Governo federale e da singoli ministri federali su delega legislativa. Il modo in cui il Bundesrat svolge una funzione di checks-and-balances è un modello virtuoso, che da noi si potrebbe semmai accrescere, avendo a mente il contenzioso costituzionale Stato-regioni – ha continuato Buemi – il rischio che modificando ancora il titolo V esso si riapra, dopo la stabilizzazione raggiunta con fatica negli ultimi anni, è stato evidenziato oggi con la consueta sagacia dal professor Balduzzi su ‘Avvenire’. Il Presidente del Senato, dunque, nell’imminente suo viaggio in Germania, potrà constatare come quella democrazia funzioni anche in virtù di questi meccanismi di raccordo tra le autonomie – ha concluso – consentire al Senato di affrontarli con libertà, senza artificiosi steccati procedurali, ci permetterà di raggiungere il livello di approfondimento necessario, per portare il nostro Paese ad una forma di Stato realmente moderna ed efficiente”.

Sul merito della riforma si è espresso il leghista Roberto Calderoli per il quale il combinato di Italicum e ddl Boschi costituisce la base per un “ritorno al fascismo”. Di regime in regime, il senatore di Forza Italia Lucio Malan parla di una “Soviet supremo” che verrebbe a crearsi con la riforma.  La  politica ha la memoria corta, e questo è assodato, ma, senza entrare nel merito delle affermazioni di Forza Italia, non è difficile rispondere ricordando che in prima lettura l’approvazione del ddl Boschi è avvenuta anche coni voti degli azzurri. Qualcosa è cambiato, e tutti sanno cosa, ma l’atteggiamento di FI conferma l’approccio opportunista avuto fino ad oggi.
Il leader del Movimento 5 Stelle Grillo pubblica un appello rivolto al capo dello Stato: “Confidiamo di trovare in Mattarella la sensibilità istituzionale e l’attenzione che è mancata nell’Aula del Senato. E che il Capo dello Stato ha sempre manifestato, come dimostrano le sue autorevoli parole pronunciate nel discorso in Aula nel 2005 proprio mentre si discuteva di riforma costituzionale e in cui il M5S si ritrova completamente”. Il M5s manifesta a Sergio Mattarella “la sua preoccupazione per il grave strappo delle regole e delle procedure parlamentari” sulle riforme.

Il capo dell’Esecutivo, intanto, ha ribadito la tabella di marcia già fissata da tempo: approvazione entro il 15 ottobre, a gennaio nuovo passaggio della riforma alla Camera, e referendum nel 2016. “I cittadini studieranno la riforma che riduce il numero dei politici e aumenta il livello qualitativo della politica. Cosa si può  volere di più dalla vita?”.

Ginevra Matiz

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