sabato, 21 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

Migranti, non c’è tempo da perdere
Pubblicato il 07-09-2015


Mai come negli ultimi giorni è stato possibile constatare quanto l’Europa sia in realtà poco unita. In un’area geo-politica come l’Unione Europea che dovrebbe presentarsi come un tutt’uno in materia di immigrazione, i vari Stati agiscono in maniera divergente. L’Ungheria di Viktor Orbán risponde con un lungo filo spinato per bloccare ogni via d’accesso dalla Serbia, fallendo, comunque, nel suo tentativo. La Gran Bretagna di David Cameron decide di non partecipare al piano di suddivisione degli arrivi stabilito dall’Ue. Il suo Ministro dell’Interno Theresa May minaccia addirittura di bloccare l’ingresso anche ai comunitari senza lavoro. E poi la Germania di Angela Merkel che, invece, apre le sue frontiere, abbatte qualsiasi muro per concedere il diritto di asilo a coloro cui spetta, secondo il diritto internazionale. Incoraggia per questo a raggiungere la Germania.

E’ ancora davanti ai nostri occhi il non facile viaggio di chi fugge da morte certa verso l’agognata Germania. Le stazioni di Budapest si sono riempite la scorsa settimana di uomini, donne, bambini in attesa di un treno che non sarebbe mai partito. C’è chi ha deciso di attraversare il confine a piedi. E chi ancora in queste ore arriva in Austria, aiutato da volontari austriaci che, con le loro automobili, pur rischiando pesanti sanzioni, conducono i migranti verso la prima tappa di una nuova vita. Comunque tutti stanno attraversando l’Austria come primo passaggio e molti hanno già raggiunto Monaco di Baviera. Qui sono stati accolti con applausi, dolci per bambini e con un commovente “Benvenuti in Germania”. In questo contesto il trattato di Dublino mostra il suo limite, stabilendo che la responsabilità dell’asilo è del Paese del primo sbarco. A tal proposito si espone il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sottolineando che servono “regole comuni sul diritto d’asilo per superare con regole nuove e condivise l’accordo di Dublino” e che è “un’illusione immaginare che sospendere le regole di Schengen possa garantire la sicurezza. Il tentativo di chiudere le frontiere si sta rivelando illusorio, di fronte alle dimensioni del fenomeno”. Né può pensarsi che il fenomeno sia circoscritto alle ultime settimane. Il capo degli Stati Maggiori Riuniti del Pentagono, Martin Dempsey, prevede che la crisi dei rifugiati durerà per i prossimi vent’anni e che dunque l’esodo dalla Siria e dal Nord Africa verso l’Europa è una crisi reale. Pertanto, aggiunge, è necessario per tutti agire sia unilateralmente che con gli alleati perché la questione è un problema generazionale. Ad esprimersi è anche il Papa che, con un appello, invita ogni parrocchia ad ospitare una famiglia di profughi.

Insomma, davanti a noi un’Europa che innalza muri, fisici o no, ed un’altra che li abbatte. In queste ore i governanti sono ancora alla ricerca di soluzioni. Occorre fare presto. Si tratta di vite umane.

Francesca Fermanelli

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