domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nucleare. Le scorie vanno in Francia, ma torneranno
Pubblicato il 29-09-2015


Nucleare_-scorieVercelli, 29 – È stato portato a termine l’ultimo trasporto, verso la Francia del combustibile irraggiato ancora presente nella centrale nucleare Trino vercellese. Il rientro dei rifiuti nel nostro Paese è previsto tra il 2020 e il 2025. il Governo italiano si è impegnato a riprendere tutti i rifiuti trattati e a rispettare un programma temporale, verificabile dai francesi, per la predisposizione del deposito che dovrà ospitare nel lungo periodo le scorie radioattive rispedite in Italia.


Vercelli, 29 – La scorsa notte è stato portato a termine l’ultimo trasporto, verso la Francia settentrionale, del combustibile irraggiato ancora presente nella centrale nucleare “Enrico Fermi” di Trino, in provincia di Vercelli.

Dall’impianto sono partiti, all’interno di contenitori speciali, detti “cask”, gli ultimi 23 elementi di combustibile che saranno riprocessati nell’impianto francese di La Hague in Normandia.

IL RIPROCESSAMENTO E GLI OBBLIGHI INTERNAZIONALI
Il riprocessamento del combustibile è un processo industriale che permette di separare le materie fissili, che possono essere riutilizzate, dai rifiuti e di “condizionare” questi ultimi, rendendoli solidi  mediante vetrificazione e compattazione. Questo processo garantisce la conservazione dei rifiuti in sicurezza nel lungo periodo. I residui del riprocessamento rientreranno in Italia per essere conferiti temporaneamente al Deposito Nazionale.

Il trasferimento in Francia rientra nel programma di collocamento all’estero del combustibile irraggiato, avviato a seguito dell’Accordo intergovernativo fra Francia e Italia siglato a Lucca il 24 novembre 2006. “Le operazioni di trasporto – assicura la Sogin in una nota – sono avvenute nel rispetto della normativa nazionale e internazionale, sotto il controllo delle Autorità preposte a garantire la massima sicurezza per la popolazione e per l’ambiente”.

Gli accordi internazionali di questo tipo prevedono che il “cliente” che invia il combustibile, l’Italia in questo caso, ha l’obbligo di riprendere i materiali recuperati, ed in particolare i rifiuti radioattivi, che sono la parte più ingombrante dove si trova tutta la radioattività residua. L’esecuzione del contratto di ritrattamento è infatti subordinato ad un protocollo di accordo tra i due governi, nel quale il governo del paese che invia il combustibile garantisce di riprendersi i rifiuti radioattivi, in forma condizionata, prodotti con il ritrattamento.

L’accordo tra Italia e Francia prevede il ritrattamento di circa 235 tonnellate di combustibile presente negli impianti nucleari italiani. Il rientro dei rifiuti nel nostro Paese è previsto tra il 2020 e il 2025. Occorre tuttavia segnalare che il Governo italiano si è impegnato verso quello francese non solo a ricevere tutti i rifiuti, ma anche a rispettare un programma temporale, verificabile dai francesi, per la predisposizione di una infrastruttura per il deposito centralizzato nel lungo periodo dei rifiuti ad alta attività che verranno spediti in Italia.

Come sostiene giustamente il chimico Piero Risoluti, membro del Comitato Fissione Nucleare della Commissione Europea, tali vincoli sono piuttosto umilianti e mai probabilmente sarebbero state imposti ad altri Paesi. Il Governo italiano poteva infatti limitarsi a garantire il ritorno delle scorie, provvedendo autonomamente, e senza “interferenze” di altri Stati, alla loro sistemazione all’interno del territorio nazionale. Tuttavia probabilmente le clamorose proteste di Scanzano Jonico, che ebbero grande risonanza anche all’estero, hanno impressionato a tal punto la comunità internazionale da indurre il governo francese a pretendere, dal nostro Paese, di conoscere dove e come l’Italia provvederà a sistemare le proprie scorie radioattive.

LE OPERAZIONI DI DECOMMISSIONING
La rimozione e l’allontanamento di tutto il combustibile irraggiato consentono, inoltre, di avviare le operazioni più complesse di decommissioning della centrale di Trino con lo smantellamento dei sistemi e degli impianti contaminati dell’edificio reattore.  In particolare, questi lavori riguardano lo smantellamento del circuito primario dei sistemi ausiliari e del recipiente in pressione del reattore, denominato vessel, assieme ai relativi componenti interni. Si tratta di un’importante sfida ingegneristica in quanto saranno progettate e realizzate soluzioni di natura prototipale.

Pier Paolo Palozzi

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