lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Onu. Papa Francesco
vero protagonista
dell’Assemblea Generale
Pubblicato il 30-09-2015


La 70ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite è caduta in uno dei momenti più delicati dal 1989 ad oggi, le tragiche conseguenze della crisi economica e delle catastrofi ambientale determinate dal “Climate Change” sono state acuite dalle nuove e più vaste crisi regionali che hanno investito quattro continenti la cui gestione politica globale si è fatta sempre più difficile ed insicura. Sebbene l’Organizzazione delle Nazioni unite abbia negli anni subito le più vaste critiche dai paesi donatori essa continua a rimanere il luogo “democratico” per eccellenza ove tentare di dirimere e gestire le controversie internazionali e rendere globali le agende politiche ed economiche degli Stati Sovrani.

Al centro delle discussione è sicuramente emerso la conseguenza tragica del riaffiorare di nuove e più insidiose forme di terrorismo globale; senza esplicitarlo sul banco degli accusati è risalito quello religioso contro il quale nazioni distanti per identità e strategie si sono tuttavia impegnate per uno sforzo comune. Gli Stati Uniti da sempre refrattari nel condurre campagne politiche e militari che non prevedessero la loro esclusività di guida e leadership si sono presentati a questo appuntamento non senza aver modificato il loro atteggiamento consolidato verso Stati considerati sino a pochissimo tempo fa degli Stati “canaglia”.

Non vi è dubbio che l’accordo sul nucleare con l’Iran, nonché la ritrovata serenità con il proprio scomodo vicino (Cuba) ha segnalato non solo la duttilità del Governo americano nella capacità di cambiamento della propria strategia ma ha consentito di evitare di rendere l’assemblea Generale delle Nazioni Unite un appuntamento dove sfogare frustrazioni e le incomprensioni di una grande maggioranza degli Stati Membri contro il colosso americano. Ha approfittato di questa nuova inclinazione americana il presidente russo Vladimir Putin che si è infilato con intelligenza nel dossier siriano imputando all’Occidente l’errore di aver voluto armare gli oppositori di Assad, agevolando indirettamente la creazione del nascente Stato islamico che ha consolidato nel tempo le proprie posizioni militari.

Non vi è stato un vero e proprio accordo sull’azione di contrasto contro il nemico comune, sullo sfondo della questione siriana resta una divisione di fondo sulla ricostruzione di quello Stato, ciò che è evidente però ad entrambe le potenze interessate alla stabilità dell’area ed alla integrità dei propri amici è che lo status quo non possa essere mantenuto e che una soluzione di natura militare vada assunta, con il consenso del Consiglio di sicurezza, per ripristinare un nuovo ordine politico ed istituzionale nella vasta area medio-orientale che dai confini della Turchia lambisce Israele che oggi ha perso il proprio equilibrio.

L’obiettivo di Putin è che una risoluzione comune possa essere assunta nell’anno di Presidenza Russa del Consiglio di Sicurezza e che essa si ispiri alla quella Carta delle Nazioni Unite i cui principi e valori furono scolpiti a Yalta, proprio sulla terra russa dove il Presidente vorrebbe ritornare idealmente. Sullo sfondo restano le contraddizioni della questione Ucraina e l’inevitabile assioma fra l’autoritarismo di Poroschenko e quello di Assad, e la conseguente richiesta simmetrica di azzeramento dei regimi siriano e ucraino, ma nell’insieme il dialogo fra le grandi potenze, la costruzione di un multilateralismo che non isoli Mosca e che contempli il gigante silenzioso Cinese, che ricostruisca una possibile solidarietà fra gli arabi è il risultato più tangibile della recente evoluzione.

Sullo sfondo rimane l’Europa, il protagonismo francese ed inglese già mallevadore della perniciosa questione libica, la maldestra leadership economica tedesca azzoppata dagli ultimi eventi motoristici ed una fragile,per non dire nulla di più offensivo, posizione italiana costretta a rivendicare una primazia dell’accoglienza dei migranti ma anche un ruolo nel Consiglio di Sicurezza preteso in virtù della propria inoffensività e neutralità sulle  questioni che dividono i grandi della Terra e verso le quali sarebbe necessario un pronunciamento convincente e chiaro perché del nostro paese non resti nell’immaginario collettivo solo il volto della sua bellezza e della sua gioventù.

Da Roma tuttavia si è mosso il vero protagonista dell’Assemblea Generale, Papa Francesco portatore di messaggi universali non generici né scontati. Ed è sulla falsariga della sua Agenda che intendono muoversi le Nazioni Unite che hanno trovato nel piccolo Stato Vaticano appena accolto nella Società delle Nazioni molto di più che un interlocutore spirituale ma un vero e proprio partner politico nel segno della pace, della tolleranza ma anche della lungimiranza di chi sa che pace, libertà e benessere non si ottengono soltanto con le preghiere.

Bobo Craxi 

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