sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Padel. Martina Lombardi:
«Uno sport evoluto»
Pubblicato il 23-09-2015


Martina Lombardi

Martina Lombardi

Nonostante la breve carriera tennistica – disseminata da vari infortuni che ne hanno provocato interruzione – Martina Lombardi, classe ’93, di soddisfazioni se n’è tolte molte, raggiungendo all’età di 18 anni la posizione 2.4 della classifica italiana. E oggi – dopo quasi un anno di padel – è tra le prime 15 del ranking italiano. E se il vero colpo di colpo di fulmine fu con il tennis, nei confronti del padel è stato «un colpo di fortuna, divenuto solo successivamente un vero e proprio amore, oltre che un’attività lavorativa. Merito sicuramente dei miei primi maestri, bravi nel saper coinvolgere tutti coloro – tennisti e non – che incuriositi da questa nuova disciplina si avvicinarono nel tentativo di sperimentare nuove emozioni». La giovane padelista riconosce a Fabrizio Di Loreto, Alessandro Marsaglia e Fabrizio Anticoli «il merito di aver introdotto il padel in tutto il quadrante di Roma sud, con ottimi risultati in termini di visibilità e riscontro pratico».

IL PADEL SECONDO MARTINA – «Divertente, evoluto e coinvolgente». Questi i tre aggettivi con cui Lombardi definisce questa disciplina sportiva il cui aspetto ludico è «lampante, mentre quello evoluto fa riferimento al fatto che, partendo dalla gestualità tecnica propria del tennis, la stessa si è trasformata adattandosi a spazi e forme completamente diverse». Sulla capacità di coinvolgimento del padel, Lombardi ricorda l’abitudine di diversi circoli «di organizzare partite con perfetti sconosciuti, o meglio, iscriversi in apposite chat al fine di facilitare l’aggregazione e l’incontro tra i vari atleti desiderosi di organizzare la partita ‘dell’ultima ora’».

LA DIMENSIONE DEL PADEL FEMMINILE – Per quanto concerne la dimensione delle padeliste, Lombardi fa presente che «dati alla mano, noi donne siamo nettamente inferiori agli uomini come numero di praticanti; se a questo aggiungiamo che lo spettacolo sportivo offerto è minore rispetto a quello maschile, ciò che ne deriva è un’attrazione mediatica assai limitata.

Martina Lombardi durante gli allenamenti

Martina Lombardi durante gli allenamenti

Ma questo è comune a tutti gli sport dove vige il confronto tra i due sessi» aggiunge. Per favorire la diffusione del padel «presso la Polisportiva Cinecittà Bettini – grazie alla famiglia Monti – abbiamo organizzato diverse manifestazioni sportive con lo scopo di aggregare e coinvolgere atleti di qualsiasi età, principianti e non, con la piena soddisfazione di tutti nel lavoro svolto» spiega Lombardi, registrando una consistente partecipazione.

LO SPORT COME IMPRESA – Secondo la giovane atleta nell’universo del padel ciò che manca è la capacità imprenditoriale di fare dello sport un’impresa ovvero un business. «Troppo spesso mancano le idee, la capacità di saper coinvolgere o di adattarsi alle richieste del mercato». Lombardi riconosce in coloro che operano nel settore «una grande responsabilità: quanto più sapremo rendere questo sport spettacolare dal punto di vista tecnico e funambolico, tanto più sarà alta la richiesta e l’interesse che esso potrà suscitare». In merito all’esplosione del padel – registrata tra la primavera 2014 e quella trascorsa – l’atleta sottolinea l’importanza della pubblicità come «anima del commercio». Lombardi ricorda che la prima struttura di padel a Roma sorse otto anni, ma son bastati i campioni di calcio Francesco Totti e Roberto Mancini agli Internazionali del Foro Italico «a far esplodere la passione in tutta Roma. Gli organi di stampa diffusero le immagini del match, e da lì a breve fu un crescere continuo di un movimento – a oggi – in grande ascesa». Indubbia l’ascesa, ma i media non ne parlano, e lo sport è ancora poco conosciuto. «Sicuramente manca un’organizzazione strutturale che possa inquadrare questa disciplina nei rigidi canoni di un’attività sportiva» rileva Lombardi, sottolineando che ancora «si opera in un contesto amatoriale», essendo il padel ancora concepito come un autentico hobby. «Secondo me – conclude Lombardi – si dovrebbe creare un’organizzazione dettagliata che possa completare le richieste del singolo atleta che si affaccia a questo sport in maniera professionistica».

Silvia Sequi

intervista tratta da PadelNostro

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