giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Papa Francesco negli Usa
per lasciare un segno
Pubblicato il 22-09-2015


Papa Francesco-USA

Un manifesto gigantesco a New York, dedicato a papa Francesco che sarà in visita per sei giorni negli Stati Uniti dal 22 al 27 settembre, campeggia occupando un’intera facciata del grattacielo tra la 34.ma ovest e l’ottava, 2015. In America è tutto gigantesco , ma in questo caso è pienamente giustificato dall’importanza della visita: è la prima volta di Papa Bergoglio negli Usa, ma è soprattutto la prima volta da cinquant’anni in qua, che un Capo di Stato sbarca negli Usa, ricevuto ai massimi livelli, proveniente da Cuba, l’ultima ridotta del comunismo se si escludono le versioni sui generis cinese e nordcoreana.

Le misure di sicurezza sono al massimo livello di allerta perché – secondo un documento del Pennsylvania State Police’s Criminal Intelligence Center diffuso dalla rete Nbc – si teme anche che un possibile attacco arrivi da terroristi travestiti da poliziotti o pompieri.

Bergoglio è da stasera alle 22 negli Usa e, con un gesto senza precedenti, sarà lo stesso presidente Barack Obama, con la first lady Michelle e probabilmente le figlie Sasha e Malia, ad accoglierlo alla base militare di Andrews.

Papa Francesco-USANel corso della sua permanenza sarà non solo in visita alla Casa Bianca, ma incontrerà i vescovi degli Stati Uniti nella cattedrale della capitale, parlerà davanti al Congresso (la prima volta di un Papa) e alle Nazioni Unite, incontrerà gli immigrati e i senzatetto, presiederà un incontro interreligioso a “ground zero” e, venerdì 25, dirà messa al Madison Square Garden. Il 26 si trasferirà a Philadelphia per l’incontro mondiale delle famiglie per poi riprendere l’aereo per Roma dove è previsto l’arrivo lunedì 28.

Sul significato di questo viaggio si stanno esercitando commentatori in tutto il mondo. L’elenco delle motivazioni è lungo e tra le principali se ne possono ricordare diverse: il Pontefice argentino ha avuto un ruolo chiave nel disgelo dei rapporti tra Washington e l’Avana; in quelle terre spera di arginare con una forte presenza mediatica il fenomeno delle sette religiose e dei telepredicatori che minacciano di ridurre il cattolicesimo a fenomeno residuale; come lo stesso Obama, la porzione di americani non più WASP, cioè non anglosassoni bianchi protestanti, è ormai una minoranza che sta lasciando il posto agli ispanici, tradizionalmente cattolici; la visione ‘politica’ di Francesco, con una forte connotazione in difesa dei deboli contro il capitalismo di rapina – sembra un’ovvietà, ma con gli ultimi papi il messaggio non era così chiaro – è assai simile a quello del primo presidente nero degli Usa, ambedue interpreti della crescente radicalizzazione della disuguaglianza globale; la Chiesa deve far dimenticare l’insulto della pedofilia che in America ha lasciato segni profondi; Bergoglio può contribuire a ristabilire un rapporto più sano ed equilibrato tra l’America Latina e gli Stati Uniti perché, come spiega Richard Ryscavage, un gesuita che dirige il “Center for Faith and Public Life” della Fairfield University, “le sue idee vanno viste nel contesto di una cultura latino-americana che considera gli Stati Uniti un problema, non una forza positiva nel mondo”.

Quando era arcivescovo di Buenos Aires e poi da Papa, Bergoglio ha fatto della lotta alla povertà e della difesa dei deboli il cuore del suo messaggio pastorale, anche utilizzando con sapienza gesti clamorosi e molto validi dal punto di vista comunicativo, pur di proiettare un’immagine di sé che appare come l’esatto contrario del sogno americano costruito sul consumismo e l’individualismo. Una scommessa che può essere vincente perché avverte, al pari di Obama, che la crisi economica mondiale ha portato su un binario morto il modello di sviluppo che ha dominato fino a oggi, che la misura è colma e che la gente, non più solo nel Sud del mondo, ha bisogno di un messaggio forte di riscatto e di speranza.

Così la Chiesa cattolica prova a contrastare il messaggio di morte dell’islam radicale dell’Isis e tornare ad essere il centro del mondo; anche per gli Usa la scommessa è mantenere un predominio che era fondato prima di tutto sulle idee di libertà e democrazia piuttosto che sulle armi. Chissà se effettivamente si propone un’alleanza sui generis tra un Bergoglio terzomondista, anti-individualista, anti-consumista e il leader della prima potenza mondiale, ma indubbiamente il viaggio apre prospettive nuove che incontra non poche resistenze. Non solo quelle di atei e gruppi gay, ma anche quelle dure dei repubblicani che con questo Papa, accusato di ‘peronismo’, oggi condividono apparentemente solo le idee sulla proibizione dell’aborto. Ma chissà che anche su questo il Papa argentino non riservi sorprese, quantomeno rifiutando di farne un’arma impropria della politica.
C. Co.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento