martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, altra beffa per gli esodati
Pubblicato il 09-09-2015


Pensioni esodatiQuesta salvaguardia non s’ha da fare, avrebbe detto Manzoni. Ma questa volta lo stop non arriva dal bravo di turno, ma dal ministero dell’Economia che ha bloccato senza mezzi termini la settima salvaguardia per gli esodati. In sostanza le risorse non utilizzate, sostiene il Mef, sono tornate nelle casse dello Stato e non potranno essere più usate per questo scopo. Questo è l’esito dell’incontro tenuto nella commissione Lavoro della Camera con il Mef, il ministero del Lavoro, l’Inps e la Ragioneria dello Stato.

Uno stop che ha acceso subito polemiche e reazioni a cominciare dal quella di Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro che ha definito “inaccettabile” la decisione del Ministero dell’Economia. E ha avvertito che così “si pone una questione politica che va risolta con il governo, altrimenti si apre una stagione di conflitto politico parlamentare su una questione delicata, come quella delle pensioni, che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori, le loro speranze e l’aspettativa di avere una equa soluzione”. La tragedia degli esodati è stata creata dal governo, quando presidente del Consiglio era Monti e ministro del Lavoro Fornero. Il governo ora deve farsene carico fino alla completa soluzione. L’accusa, pesante, che viene rivota all’esecutivo è quella di utilizzare le risorse delle pensioni per fare altro senza prima aver chiuso in modo definitivo la questione esodati aperta ormai da diversi anni.

Oltre alla questione esodati, al Mef si è discusso anche della “opzione donna” ossia l’uscita dal lavoro a 57 anni con almeno 35 anni di contributi ma con il ricalcolo dell’assegno con il metodo contributivo. Una opzione valida al momento fino a fine 2015 ma il termine potrebbe essere rivisto  dalla commissione Lavoro. Lo scambio sta quindi nel poter scegliere di andare in pensione in anticipo rispetto all’età di vecchiaia (63 anni e 9 mesi quest’anno per le dipendenti), calcolando però il proprio assegno sui contributi versati e non sulle ultime retribuzioni come prevede il metodo retributivo. L’opzione si risolve in una riduzione dell’importo dell’assegno del 25-30%, ma fino ad ora ha avuto un numero limitato di adesioni (circa 25.000 dal 2009, 17.000 delle quali tra il 2013 e il 2014).

I numeri del costo per questa operazione non sono chiari. L’estensione dell’opzione donna fino al 2023 costerebbe, secondo calcoli Inps,  2 miliardi. La cifra la riferisce il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, definendola però eccessiva e che l’estensione non avrebbe bisogno di copertura. “Adesso l’Inps parla di oltre 2 miliardi fino al 2023, una cifra a nostro avviso spropositata”.  “Non possiamo nuovamente commettere l’errore di risorse gonfiate e calcolate su platee potenziali che poi non esistono a consuntivo e soprattutto – sottolinea Damiano – non possiamo non considerare che questa modalità produrrà anziché un costo un risparmio”, visto che chi sceglie ‘opzione donna’ rinuncia al 30% del proprio assegno, “calcolato per oltre 23 anni, se consideriamo che l’aspettativa media di vita è intorno agli 80 anni”.

La comunicazione del Mef viene definita “inaccettabile” dall’ex capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza per il quale “non si può continuare a non considerare il prezioso lavoro della commissione e gli impegni con essa assunti. Curioso, inoltre, che anche il Ministero del Lavoro abbia espresso parere contrario a questa iniziativa. Occorre immediatamente un chiarimento del governo che metta sotto tutela le sorti di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori”. A parlare di scippo sulle pensioni è il M5S che definisce l’accaduto come “una scena mai vista” con “una spaccatura dentro l’esecutivo che in un Paese normale potrebbe aprire una crisi di  governo. Il ministero dell’Economia ha sconfessato il ministero del Lavoro e con un escamotage interpretativo ha scippato mezzo miliardo di euro a esodati e categorie di pensionandi che prima si sono visti privati del diritto alla pensione dalla Fornero e poi sono stati esclusi dalle varie salvaguardie”. Anche per Stefano Fassina della minoranza Pd “è inaccettabile il no del Governo Renzi, espresso oggi in Commissione Lavoro dal Mef, alla settima salvaguardia degli esodati. Il danno enorme inferto dal Governo Monti è stato solo in parte recuperato. Il Pd è responsabile diretto. Non può lavarsene le mani. Senza la settima salvaguardia, il prossimo anno decine di migliaia di uomini e donne rimarranno senza pensione e senza stipendio”. “Il governo Renzi – prosegue – elimina la Tasi a chi ha redditi e patrimoni milionari e lascia senza nulla chi non ha più nulla. La settima salvaguardia richiede risorse una tantum, minori di quanto necessario per un solo anno a eliminare la Tasi sulle abitazioni di maggior valore. L’Italia è ancora una Repubblica parlamentare. Faccio un appello ai colleghi del Pd che negli scorsi anni sono stati in prima linea per gli esodati: costruiamo insieme uno schieramento alla Camera e al Senato per la settima salvaguardia e sconfiggiamo insieme la politica iniqua del governo Renzi”.

Un appello al governo a non usare le risorse per altri scopi è la Cisl che chiede di approvare rapidamente la settima salvaguardia.  La Cisl inoltre sottolinea che le proposte di legge al vaglio della Commissione lavoro della Camera ”costituiscono una base di confronto e di discussione utile per ripristinare la flessibilità nell’accesso al pensionamento”. Queste proposte ”consentirebbero di sostituire gli attuali requisiti rigidi di pensionamento, permettendo diverse possibilità di uscita anticipata, con 41 anni di contribuzione e senza penalizzazioni, al raggiungimento di quota 100 senza disincentivi, oppure a partire dai 62 anni di età e 35 di contributi ma con moderate penalizzazioni sul trattamento pensionistico”.  No invece della Cisl a “soluzioni che condizionino l’accesso anticipato al pensionamento al  ricalcolo complessivo dell’intera pensione con il metodo contributivo”.

Ginevra Matiz

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