lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, difendiamoci
dagli improvvisatori
Pubblicato il 03-09-2015


Diamo uno sguardo rapido a quanto sta succedendo sulla riforma della Previdenza e soprattutto sugli sforzi in atto per preparare una legge di stabilità che già si annuncia ricca di sacrifici ulteriori per i soliti noti. Per soliti noti si intendono ovviamente anche la stragrande maggioranza dei pensionati italiani. Da tempo i governanti italiani hanno fatta propria la convinzione che la legge dei numeri debba farla da padrona e visto che i pensionati con redditi insufficienti sono la stragrande maggioranza occorre cercare i soldi da chi pur avendone pochissimi o non avendone affatto anche con un prelievo modesto può contribuire a formare un mucchio di risorse tutt’altro che trascurabile.

Come è ormai dimostrato le pensioni alte sono poche e oltre tutto godono di grande simpatia e protezione mentre quelle basse sono tanti milioni. L’elemosiniere di turno fa ormai un calcolo molto preciso. Chiedere a tantissimi un contributo rende molto di più che rivolgersi ai pochi che potrebbero tranquillamente pagare. Noi, sosteniamo giustamente che dovrebbe vigere il principio della progressività anche nei sacrifici, ma ciò è giusto anche se rischia di diventare niente altro che uno sfogo di persone affezionate all’idea che la giustizia sociale debba essere un valore da rispettare e soprattutto da attuare.

A ben vedere dobbiamo però prendere atto che si tratta di convinzioni considerate tardo socialiste almeno per coloro che ritengono che non si è moderni e rinnovatori se non si ha il coraggio di spazzare via tutto quanto, cioè anche quelli che noi consideravano valori irrinunciabili.

Quello che Boeri, Poletti e gli esperti o presunti tali che si annidano attorno a Renzi hanno deciso di ignorare è il principio della verifica e anche la prassi che dovrebbe indurci a verificare, almeno quando è possibile in anticipo quanto succederà assumendo una certa decisione.

Si parla ad esempio di flessibilità in uscita per quanto riguarda l’età della pensione e di applicazione di una norma che stabilisca che si può scegliere di andare in pensione prima sopportando però una penale.

È d’avvero singolare in un Paese dove l’informatica ha un notevole successo e dove grazie all’Istat e ai tanti istituti di ricerca o centri studi, ogni giorno veniamo informati anche su quanto cresce o diminuisce il ritmo del nostro respiro, a nessuno sia venuto in mente di monitorare in modo serio la fattibilità e il costo delle decisioni annunciate sui giornali e nei dibattiti.

Andare in pensione con una pensione più bassa rispetto a quella che avremmo con altri due o tre anni di contributi, visto che viviamo in regime contributivo appare fuori discussione.

Il problema si apre invece quando si parla di penalizzazioni che ovviamente riguardano il già maturato e quindi la questione diventa più delicata e soprattutto ingestibile se non si è in grado di dire a chi potenzialmente è in grado di compiere la scelta di uscita anticipata, a quale prezzo può avvenire.

Come non vedere che in molti casi la penalizzazione potrebbe essere decisiva nel rendere di fatto impossibile la scelta visto che sul reddito già maturato anche pochissimi euro mensili potrebbero portare al di sotto della soglia di sopravvivenza reale del futuro pensionato.

Continuare quindi a parlare di uscita anticipata senza verificarne la fattibilità è un imbroglio come il continuare, in un Paese che avrà l’età per la pensione più alta d’Europa – addirittura nel tempo la soglia arriverà a 69 anni – a parlare di misure che mirano a facilitare l’occupazione giovanile è d’avvero uno sberleffo all’intelligenza di tutti.

Quando parlo di simulazione e di riflessione approfondita prima di aprire bocca e darle fiato ho ben presenti le figure di “cacca” di coloro che sapevano tutto su come evitare gli esodati, gli stessi che ci hanno spiegato gli effetti miracolosi che avrebbe prodotto la scelta di includere una quota TFR in busta paga per fermarsi solo a due esempi che dimostrano come di certi esperti che ogni giorno ci propongono ricette miracolistiche è bene non fidarsi.

In realtà anche oggi che il sindacato non gode certamente di grande salute e popolarità, sarebbe bene che i pensionati non dimenticassero che forse l’unica vera difesa richiede: più sindacato e maggiore presenza nelle piazze e nelle strade. In poche parole recupero del protagonismo dei pensionati a tutti i livelli.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

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