venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni: il “tutto contributivo”
è un massacro sociale
Pubblicato il 29-09-2015


Dopo fiumi di parole, di proposte, di controproposte, molte avanzate tanto per dire, il polverone sulla vicenda della flessibilità dell’età per la pensione sembra ormai diradarsi. Quello che però compare non sono affatto squarci di serena in quanto è crollato clamorosamente il castello di bugie costruito attorno alla proposta di “costo zero”.
Convincersi ora che il governo “del tutto e subito” abbia scelto di prendere tempo è abbastanza duro, ma così è almeno per chiunque abbia cercato di tenere a mente e mettere in fila le dichiarazioni di Renzi, Poletti e Boeri che a seconda del giorno, dell’ora, e forse anche della situazione meteorologica, ne hanno dette di tutti i colori, rimangiandosi, correggendo o precisando quanto detto soltanto qualche minuto prima.
In questa rida di contraddizioni, brillano per serietà Cesare Damiano e Pierpaolo Baretta, che sulla questione flessibilità come su quella degli esodati hanno mantenuto una linea chiara anche se non sempre condivisibile al cento-per-cento in particolare per quanto riguarda il capitolo penalizzazione per chi scegliesse di andare in pensione anticipatamente.
Altre due persone alle quali riconoscere, su un altro versante, un tasso notevole di coerenza sono Sangalli e Squinzi. Per loro, passano i mesi, cambiano le stagioni, ma il ritornello è sempre lo stesso. Chiedono soldi e lo fanno con la logica del “pochi, maledetti e subito” senza mai domandarsi se quello che chiedono sia davvero coerente con le loro affermazioni propagandistiche sull’esigenza di riattivare la crescita.
Dopo settimane di dichiarazioni, di convegni e di messaggini Twitter, non riusciamo ancora a sapere che cosa abbiano davvero in testa coloro che ci assicurano ad ogni piè sospinto che stanno studiando una soluzione.

Mentre Poletti non perde occasione per spiegarci che dalla sua flessibilità dovrebbe nascere un nuovo spazio per i giovani, ammettendo più o meno esplicitamente che alzare l’età pensionabile non aiuta affatto l’occupazione, Tito Boeri coglie ogni occasione per minacciare il passaggio al “tutto contributivo” magari non per tutti e non subito allo stesso modo.
Quello che conta per Boeri e per i suoi esperti è che comunque si affermi il principio che la legge Dini si può stravolgere brutalmente e che il “tutto contributivo” si può cominciare a realizzare. Negli ultimi anni potevamo considerare questa una minaccia, ma ora, sta diventando qualcosa di più o di peggio.

A chi, come il sottoscritto ha seguito con grande simpatia la stupenda manifestazione della coldiretti all’Expo di Milano, sarà venuto quasi sicuramente il dubbio se Renzi molto osannato in quell’occasione, abbia davvero chiaro che il passaggio al contributivo per quel popolo formato anche da tanti pensionati rappresenterebbe un vero e proprio massacro sociale.
Non c’è davvero necessità di essere degli economisti per conoscere il livello delle pensioni di coloro che provengono dal comparto del lavoro autonomo e di cosa significherebbe davvero il taglio del loro valore di oltre il venticinque per cento.
A questo punto, siamo davvero stanchi di essere presi in giro dai professionisti del depistaggio e dagli azzeccagarbugli di ogni risma, e chiediamo quindi a Boeri e al Governo di aiutarci a fare chiarezza.

Si può fare una operazione semplicissima ma quanto mai necessaria.
Prendiamo per buoni due numeri: 62 che sta per l’età, e 35 che significa contributi annui già versati. I tecnici e collaboratori di Boeri, in pochi minuti, possono schiacciare i tasti giusti della banca dati dell’INPS. Si tratterebbe di estrarre un campione di mille lavoratori e lavoratrici che abbiano sessantadue anni di età e trentacinque anni di contributi versati. Disponendo del montante contributivo, si può calcolare per ognuno, la pensione attesa. Sarà gioco forza chiarire anche la questione penalizzazioni. Ci sarà o no la multa per chi decide di andare in pensione prima? E se sì, a quanto ammonterà per ogni anno?

Boeri, esercitando un’attività che sa fare a meraviglia, potrà, quindi, illustrare i risultati del campione e dire chiaro a quanto ammonta la pensione di ognuno mettendo così tutti nella condizione di capire come stanno le cose e se la soluzione che verrà proposta sarà conveniente o no e soprattutto se il risultato del tutto sarà una pensione che assicura la sopravvivenza oppure no.
Se per Boeri, il suo predecessore Mastrapasqua non rappresenta solo un incubo notturno, dovrebbe ricordare che il medesimo sosteneva che era giusto non diffondere soprattutto ai giovani molti dati sulle pensioni future in quanto ne sarebbero stati molto turbati.

Spero proprio che il presidente dell’INPS ricordi ancora la vicenda davvero vergognosa della proposta governativa di inclusione di parte del TFR in busta paga, proposta sulla quale si sono dette tante bugie ma che alla fine, è crollata clamorosamente di fronte alla verità che i lavoratori hanno scoperto da soli.
In conclusione, si ripropone una questione anche di etica. L’INPS vive con i soldi dei lavoratori e si potrebbe anche dire che l’istituto è dei lavoratori. Lavoratori che, pagando tanti soldi, hanno diritto di essere informati su quanto si prepara per il loro futuro e non essere invece costretti a domandarsi che cosa si stia tramando alle loro spalle.

Silvano Miniati

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Commenti all'articolo
  1. Se Renzi dura veramente dieci anni (magari lui spera di più…) non c’è da preoccuparci: a quel tempo sarà vicino alla meta il percorso di avvicinamento dell’Italia agli USA: pensioni all’osso, sanità privata, lavoratori proni e l’Italia “paradiso dei padroni” (per dirla all’antica).
    Questo è quello che si sta tramando, alle spalle e…di fronte.

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