sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. La bufala del costo zero
Pubblicato il 08-09-2015


Tra le tante amenità che circolano a proposito di riforma delle pensioni spunta ora l’affermazione di Renzi, trasmessaci attraverso l’autorevole voce di ‘Porta a Porta’, che tutta l’operazione delle uscite anticipate dovrebbe avvenire a costo zero, il che rappresenta la formula magica per dire “no o mai” a seconda delle convenienze. Quella della possibilità di uscire dal lavoro a sessantadue anni anziché a sessantasei disponendo comunque di trentacinque anni di contributi versati non potrebbe essere comunque un’operazione a costo zero.

Cesare Damiano che è fra i sostenitori della proposta di anticipazione è molto cauto. Intanto non distingue tra penalizzazione e riduzione dell’ammontare. Vorrei ricordare che per penalizzazione s’intende normalmente che si agisce sul maturato e che quindi il lavoratore è chiamato a rinunciare a qualcosa che ha già acquisito. Chiamare penalizzazione la differenza che intercorre tra l’ammontare della pensione già maturata e quella che avresti lavorando ancora quattro anni di più serve solo a fare confusione. Intanto i quattro anni di più non è detto che tu li possa davvero lavorare e che sia giusto contabilizzarli al due percento di resa; e poi non è affatto detto che a legislazione vigente i richiami che anche Damiano giustamente fa ai lavori usuranti produrrebbero dei risultati concreti a cui riferirsi.

Renzi a ‘Porta a Porta’ ha affermato testualmente “dobbiamo trovare un meccanismo per cui chi vuole andare in pensione un po’ prima rinunciando a un po’ di soldi  possa farlo, il problema è quanto prima e quanti soldi.” Il tutto sigillato dall’affermazione che l’operazione deve comunque avvenire a costo zero. C’è davvero di che uscire pazzi. Possibile che non ci sia nessuno che decide di presentarci degli esempi concreti e di metterci nella condizione di capire se i lavoratori potranno essere interessati oppure no? Anche Cesare Damiano che da Ministro del lavoro ha sicuramente fornito esempi di serietà e di capacità ad affrontare i problemi cerca ora di svicolare un tantino affermando che non è giusto parlare di costo zero e che sarebbe invece dimostrabile che la riforma si autofinanzierebbe nel tempo. A questo punto è quanto mai urgente che si prenda per buono il fatto che l’operazione potrebbe riguardare chi a sessantadue anni è in condizione di far valere trentacinque anni di contributi e di accedere quindi alla pensione anticipata, un termine che davvero sta diventando una presa in giro perché pensare che si possa andare in pensione a sessantadue anni definendola pomposamente anticipata fa semplicemente sorridere. Propongo quindi a Boeri che si scelgano mille casi precisi dei quali è possibile sapere a quanto ammonta la pensione maturata ad oggi e quanto dovrebbe essere l’eventuale penalizzazione. Penalizzazione non è quello a cui si rinuncia teoricamente non versando contributi negli anni successivi ma eventuali riduzioni dell’ammontare già maturato. Cioè in poche parole parliamo della multa che il lavoratore dovrebbe pagare per accedere subito alla pensione. Lo stesso Paolo Barretta calcola che vi potrebbe essere una riduzione dell’assegno pensionistico fino all’otto percento con riduzione da mille euro al mese a novecentoventi senza. Senza spiegare se l’otto percento è penalizzazione e quindi multa o riduzione del già maturato. Già questi primi esempi per quanto da prendersi con le molle dimostrano quanto vi sia esigenza di chiarimento anche immediato.

Damiano e Barretta conoscono bene la differenza che esiste tra mille e novecentoventi euro quando si tratta di pensioni che comunque dovrebbero garantire una sopravvivenza dignitosa. La differenza fra mille e novecentoventi non è semplicemente un numero. In caso di multa quegli ottanta euro in meno diventerebbero un ostacolo insormontabile.

A questo punto è necessario che tutti gli esperti, quelli politici, sindacali o contabili, capiscano che si sta superando il limite e che termini come costo zero o autofinanziamento destano sempre maggiori sospetti in chi teme che la storia di questi ultimi anni si ripeta. È del resto singolare che tutti coloro che frequentano le stanze dei giornali e dei talk show si siano dimenticati del tutto della Legge Dini e del grande sacrificio fatto dai lavoratori italiani giovani e anziani per mantenere in piedi il sistema previdenziale italiano. I giovani ci hanno rimesso un pezzo di futuro, gli anziani un pezzo ragguardevole di pensione. Nel mezzo a guazzare felici i soliti noti che guarda caso trovano sempre un protettore che gli permette di salvaguardare i loro privilegi. A nessuno di questi frequentatori dei salotti viene in mente di spiegarci il perché del rifiuto dell’adozione del codice previdenziale unico che, se fosse stato attuato quando fu proposto, avrebbe messo fine a pensioni d’oro e privilegi.

Ci chiediamo come mai non si può avviare oggi una scelta che andava fatta addirittura con la Legge Dini. Una scelta che garantirebbe a tutti una pensione sulla base di quello che loro spetterebbe davvero se si attuasse in concreto il principio dell’armonizzazione degli oneri come dei trattamenti. Con il conto personale e il codice previdenziale unico all’Inps deriverebbero benefici ingentissimi e per il Presidente del Consiglio di turno come per Boeri non sarebbe più necessario inventarsi le favole come quella del costo zero o del un po’ di questo un po’ di quello per sfuggire al sospetto che le promesse fatte circolare fin ora siano solo delle balle.

Silvano Miniati

Network Sinistra Riformista

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