mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. Si cercano soluzioni allo “scalino Fornero”
Pubblicato il 21-09-2015


Pensioni-donne-fornero“Stiamo lavorando sulle riforma delle pensioni. Sappiamo che c’è un aspetto da risolvere legato a uno scalino alto che blocca il turn over introdotto dalla Legge Fornero”. Lo ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti a Modena. “In questo momento stiamo valutando opzioni e punti di equilibrio assieme al ministro dell’Economia Padoan”. Il Governo cerca una soluzione ai problemi ereditati dalla famigerata legge Fornero, non senza però nel frattempo trovare un compromesso per quanto riguarda le casse dello Stato.

Le soluzioni a cui lavora il Governo sono due: la prima è la cosiddetta opzione donna, ovvero l’uscita anticipata delle donne dal lavoro dal 2016 a 62-63 anni con 35 di contributi con una riduzione dell’assegno legata alla speranza di vita e pari a circa il 10% per tre anni di anticipo rispetto all’età di vecchiaia, invece del ricalcolo contributivo. L’altra soluzione si chiama opzione uomo ed è stata studiata per i lavoratori che perdono l’occupazione a pochi anni dalla pensione, che potranno accedervi con 3 anni di anticipo rispetto all’età di vecchiaia (66 anni e 7 mesi dal 2016) e con un taglio dell’assegno legato non al ricalcolo contributivo, ma all’equità attuariale, cioè al tempo più lungo di percezione dell’assegno.

Ma a mettere i primi paletti alle due ipotesi è proprio il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, che avverte che sulle pensioni “l’equilibrio di finanza pubblica va mantenuto” e non possiamo far saltare i conti. Le ipotesi di Poletti e di Renzi si scontrano infatti con il problema dei costi: anticipare la pensione a 62 anni, invece che agli attuali 66 anni e tre mesi (66 e sette mesi nel 2016), costerebbe il 2 per cento per ogni anno e dunque qualora fosse esercitata per quattro anni comporterebbe una penalizzazione dell’8 per cento (circa 4 miliardi, tenendo conto solo dei pensionati che aderiranno). Ma per il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, la questione pensionamenti resta cruciale, lo ha ribadito già dalle pagine dell’Unità: “Ho chiesto a Padoan e Poletti di individuare un meccanismo per consentire più flessibilità in uscita”. “Spero che riusciremo a trovare un primo rimedio già con la legge di Stabilità”, ha aggiunto Renzi, malgrado lo stesso ministro dell’Economia abbia detto solo pochi giorni fa che la questione non sia per ora all’ordine del giorno della manovra. La priorità di Padoan è quella di tenere i conti in regola, subito dopo aver varato il Documento di economia e finanza (Def), Pier Carlo Padoan, ha infatti affermato che “dal 2016 il debito comincerà a scendere: era dal 2007 che non accadeva, è una zavorra che cominciamo ad alleggerire”.

Dopo le voci di “discussione” all’interno dell’Esecutivo, il ministro dell’economia ha subito precisato tramite Twitter:


Mentre il Mef si affretta a precisare che il governo, sul tema della flessibilità delle pensioni, “è coeso e impegnato a trovare soluzioni possibili e compatibili con i vincoli di finanza pubblica”. Sottolineando che “non c’è alcuna contrapposizione” tra quanto detto dal premier Matteo Renzi ieri e quanto affermato dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan nell’intervista a Repubblica, semplicemente il ministro avverte sui rischi di un intervento sulle pensioni, sottolineando la necessità di non far saltare i conti, per cui la crescita rappresenta “il risultato più importante e che ci dà più soddisfazione”.

Ma le valutazioni su una soluzione possibile sullo scalino blocca turn over trovano subito riscontro nel sindacato, per cui la dichiarazione di Poletti “può voler dire che si innesca un serio procedimento di flessibilità, allora siam pronti a discutere perché è una norma che riguarda il rapporto tra età, qualità e tempo del lavoro – dice Susanna Camusso, Cgil – Oppure può voler dire un provvedimento solo per alcuni”. Il leader sindacale aggiunge che “sono mesi che chiediamo al ministro Poletti l’occasione per provare a discutere e confrontare le ipotesi”. Ma “questa cosa non c’è mai stata”, ha concluso.

Per il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti è importante fare alcune precisazioni per quanto riguarda i conti: “Si continua a fare molta confusione sull’incidenza complessiva della spesa previdenziale rispetto al PIL. Si continua a incorrere nell’errore di non separare la spesa previdenziale da quella assistenziale”.

“La spesa pensionistica totale – dice Proietti – infatti, è calcolata in oltre 247 miliardi di euro con un’incidenza sul PIL del 15,31%. Se tale spesa viene considerata al netto della GIAS, oltre 33 miliardi, l’incidenza sul PIL scende al 13,25%, percentuale che si riduce ulteriormente se si prende in esame la spesa previdenziale detraendo le aliquote Irpef e le addizionali regionali e comunali che gravano sulle pensioni per circa 43 miliardi di euro”.
“Si ottiene così – precisa il sindacalista – che il rapporto tra spesa pensionistica pura e PIL è del 10,7%. Una percentuale sotto la media degli altri paesi europei. Questa analisi è confermata da importanti centri studi e da ultimo dal Rapporto ‘Il Bilancio del Sistema Previdenziale Italiano’”.

“La reintroduzione – conclude Proietti – della flessibilità in uscita, quindi, può essere fatta restando in linea con la media della spesa pensionistica europea”.

Maria Teresa Olivieri

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