martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, un carosello
di sciocchezze
Pubblicato il 07-09-2015


Da quando è stato nominato Presidente dell’INPS, Tito Boeri ha continuato a proporci, un giorno sì e l’altro pure, una serie di ricette miracolose per risolvere i problemi certo non semplici del bilancio previdenziale italiano. Il tutto senza mai confrontarsi nel merito con le opinioni e le proposte contrarie e senza ascoltare di fatto suggerimenti di sorta. Siccome i tempi stringono e la Legge di stabilità si avvicina crescono anche l’intensità e le immancabili pressioni di chi continua a considerare le pensioni un territorio di caccia per chiunque intenda fare cassa. Boeri, Poletti e Padoan si sono ormai specializzati nel cercare ogni volta di indorare la pillola anche quando a ben vedere si tratta di pillole molto amare.

Stando alle ultime notizie ancora una volta ci troveremo di fronte a piccole e grandi manovre miranti tutte a non mettere in crisi il processo, davvero di proporzioni enormi, di trasferimento di risorse dal monte pensioni ad altri settori di spesa e quindi dalle tasche dei pensionati a quelle, ad esempio, degli imprenditori.
Che le pensioni abbiano perso in meno di dieci anni circa un quarto del loro valore sembra non essere un problema per chi ormai ha deciso che giustizia sociale e diritti non vanno d’accordo con la ripresa economica. La riduzione di un quarto del valore reale delle pensioni incide negativamente non solo sui consumi.
Ciò ovviamente incide in modo significativo sul fatto che la ripresa finisca per essere più nominale che reale. Ma quello che è peggio è che il minor reddito disponibile per i pensionati incide sulla loro alimentazione, sulla difesa e tutela della salute e quindi sulla qualità della vita di milioni di persone che pure contribuiscono in maniera più che significativa al monte delle risorse dell’IRPEF.

A Boeri chiediamo intanto “un’operazione verità” dalla quale non è più possibile sottrarsi dando risposta ad alcuni interrogativi davvero dirimenti. Sull’andata in pensione: con le leggi in vigore i lavoratori italiani conquisteranno definitivamente la maglia rosa. Non quella della quale parla Renzi a proposito dell’Europa, ma quella della permanenza al lavoro. Leggi a regime, l’età pensionabile per i lavoratori italiani arriverà a sessantanove anni.
Domandiamo a Boeri se considera questo un fatto normale in considerazione oltretutto del fatto che tutta la legislazione che riguarda lavori usuranti, disabilità, etc. è di fatto ferma ai decenni passati. Sarebbe interessante che l’INPS organizzasse un test per una quota magari limitata di lavoratori che potenzialmente potrebbero ricorrere al pensionamento anticipato e ci fornisse una simulazione precisa di che cosa intende per penalizzazione.

È infatti evidente che una cosa è se ci si riferisce a penalizzazione nel senso “meno contributi, meno pensione”, riferendosi al regime contributivo o se invece, argomento pudicamente occultato, significa che si agisce sul già maturato, nel senso che ad esempio il sottoscritto che ha già maturato cento di pensione può andare in pensione però prendendo novantotto o novantasei. Saremmo così in presenza di una sorta di multa che oltretutto potrebbe diventare decisiva per quanto riguarda la possibilità di scelta.

Dico questo perché le pensioni in maturazione per i prossimi anni saranno, ahimè, pensioni d’importo sicuramente molto basso e quindi anche un due, tre percento di quel reddito già maturato potrebbe rappresentare una scelta che porta la mia futura pensione al di sotto della soglia di una sopravvivenza accettabile. Un test di questo genere permetterebbe oltretutto di non ripetere la figuraccia già fatta in occasione delle proposta tanto sbandierata, da Renzi, Poletti e Boeri di trasferimento di una quota del Tfr in busta paga. La proposta che doveva avere effetti miracolosi si è trasformata invece in un flop colossale.

Ai nostri esperti sembra sfuggire del tutto la cruda realtà. I soldi per spenderli occorre averli e se la finiamo una buona volta con la retorica “tardofanfaniana” dei ristoranti e delle spiagge piene a Ferragosto e guardiamo in profondità la realtà economica e sociale del Paese ci accorgiamo che la situazione continua ad essere davvero molto seria e va affrontata con passo di chi è attento a dove mette i piedi senza imitare chi ritiene che per volare alto bastano i discorsi. Silvano Miniati Network Sinistra Riformista

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