sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, operazione nonna, ma a costo zero
Pubblicato il 07-09-2015


Anziane-pensioni“Dobbiamo trovare un meccanismo per
cui chi vuole andare in pensione un po’ prima rinunciando a un po’ di soldi possa farlo, il problema è quanto prima e quanti
soldi”. Lo dice Matteo Renzi a Porta a Porta. “Spererei di farlo nelle prossime settimane e mesi. Sono ottimista ma per lo stato deve essere a somma zero”. Facile a dirsi, uno po’ meno a farsi. Insomma dopo tanto parlare si è al punto di partenza. I sindacai di rinvio non ne vogliono sentir parlare. Per ora ci sono le parole  del viceministro all’Economia Enrico Morando per il quale un eventuale intervento per introdurre una maggiore flessibilità in uscita nel settore delle pensioni deve essere fatto “sostanzialmente a costo zero per il bilancio pubblico” e  comunque “evitando uno spostamento di risorse aggiuntive verso la previdenza”.
Difficile immaginare una manovra di questo tipo senza costi aggiuntivi a meno che i disincentivi ad uscire siano così forti da costituire sostanzialmente un vantaggio solo per i conti dello Stato. “Nessuno – ha premesso Morando – aveva mai detto che ci sarebbe stato un intervento con la prossima legge di stabilità. Si tratta di un problema che deve essere  affrontato nei tempi giusti”. Tuttavia, ha precisato il viceministro, al di la dei tempi dell’intervento “resta ferma l’esigenza di non determinare un ulteriore squilibrio a favore della spesa previdenziale rispetto ad altre necessità dello stato sociale”. Perciò, ha spiegato, “se si realizza un intervento di anticipo dell’uscita dal lavoro bisogna farlo senza prendere quote di risorse significative dal bilancio per spostarle sulle pensioni. Se ci sono risorse vanno impiegate per affrontare il dramma delle famiglie  in situazione di povertà assoluta a partire da quelle dove ci sono  bimbi piccoli e anziani. A mio avviso – ha concluso Morando – l’intervento sulle pensioni si può fare ma a costo zero per il bilancio”. Come realizzare il miracolo, però, non lo ha spiegato.

Una situazione che la Uil Pensioni definisce “letteralmente incredibile” visto che il governo negli ultimi mesi ha “ripetutamente” annunciato la possibilità di una uscita anticipata. “Non vogliamo credere che ciò accada – ha detto in una nota il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti – perché ci troveremmo di fronte al protrarsi di iniquità ed ingiustizie alle quali tutti dicono di voler porre rimedio”. Sullo stesso tenore i commenti giunti dalla Cgil secondo cui “è indispensabile che la legge di stabilità affronti il tema delle pensioni, introducendo quella flessibilità necessaria da un lato a dare risposte più eque a chi è in procinto di uscire dal mondo del lavoro e dall’altro in grado di consentire l’accesso allo stesso per i giovani. Le risorse, quando vi è l’intenzione, si cercano e si trovano. La flessibilità in uscita – ha spiegato  Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil – è necessaria per dare risposte ai lavoratori e alle lavoratrici che non possono rimanere al lavoro perché svolgono mansioni improponibili alle età previste, perché precoci o perché non hanno più un’occupazione”. “Ma è necessaria anche perché – ha concluso – come oramai riconosciuto da tutti, ministro Poletti compreso, se non si consentono uscite graduali e flessibili si continua a bloccare l’accesso dei giovani al lavoro”.

Anche per la Cisl bloccare la riforma sarebbe un errore: “Rinviare ulteriormente questo  tema sulla base di un calcolo ragioneristico, perché mancano le coperture finanziarie atte a sostenerlo – ha detto il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli – sarebbe sbagliato perché le conseguenze dell’aumento repentino dell’età pensionabile, realizzato con la legge Fornero, sono sotto gli occhi di tutti e il mantenimento della rigidità nell’accesso alla pensione rischia di riprodurre nuovi disagi economici e sociali, con effetti negativi sul funzionamento del mercato del lavoro, sulla  produttività del sistema economico, e, indirettamente, sulla stessa finanza pubblica”.

A chiedere un chiarimento è anche il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, nonché firmatario con il sottosegretario all’economia, Pier Paolo Baretta, di una proposta di legge che prevede la possibilità di un’uscita anticipata in cambio di penalizzazioni. Sarebbe “negativo” se Palazzo Chigi decidesse di far saltare al tema pensioni l’appuntamento della legge di Stabilità. Occorre quindi che ci sia un chiarimento visto che peraltro la necessità di una qualche soluzione era arrivata dallo “stesso premier”. “Se ciò che viene attribuito alla presidenza del consiglio dalla stampa fosse vero sarebbe un fatto negativo. Da una parte – sottolinea Damiano – si uccide la speranza di quanti aspettavano questa soluzione che era stata annunciata dallo stesso premier e dal ministro del Lavoro per risolvere situazioni anche drammatiche tipiche di chi superata una certa soglia di età, i 60 anni, è rimasto senza lavoro, non ha una pensione né ammortizzatori sociali e difficilmente troverà una ricollocazione. Inoltre si rallenta la possibilità di assumere i giovani attraverso il ricambio del turn over. Mi auguro che sul tema delle pensioni ci sia un confronto che chiarisca come il governo intenda muoversi anche di fronte a proposte del Parlamento. Aggiungo che a fronte di risorse necessarie per avviare la flessibilità ci sarebbero nel medio-lungo periodo risparmi compensativi”. Non si esprime invece il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi per il quale  “le coperture sono tutte da rivedere e da ricalcolare”.

Evidentemente lo sconto sugli anni lavorativi, configge con i voleri di Bruxelles nel momento in cui il governo si appresta a chiedere nuovi margini di manovra per poter potare avanti la fase due, quella della riduzione del peso fiscale a cominciare dalla tassazione sulla casa.

Entro il 2021 la legge Fornero permetterà un risparmio di spesa di quasi 80 miliardi di euro, anche se circa 12 se ne sono già andati per fronteggiare l’emergenza dei lavoratori cosiddetti esodati, finiti per effetto di accordi sindacali fuori dalle aziende e rimasti, con l’aumento dell’età pensionabile, anche senza l’assegno pensionistico. Insomma per strappare un consenso a Bruxelles sulle tasse al governo non conviene aprire altri fronti come quello che potrebbe aprirsi sul capitolo pensioni. Anche se solo qualche mese fa Renzi aveva lanciato l’operazione nonna:  “Se una donna a 62 anni – diceva Renzi il 18 maggio in conferenza stampa a Palazzo Chigi – preferisce stare con il nipotino rinunciando 20-30 euro di pensione ma magari risparmiando di baby sitter bisognerà trovare le modalità per cui, sempre con attenzione ai denari, si possa permettere a questa nonna di andarsi a godere il nipotino”

Ginevra Matiz

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