sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Radar ‘Face4Jobs’: 722 mila
i posti di lavoro vacanti
Pubblicato il 04-09-2015


LavoroUn monitoraggio di siti web annunci lavoro ha rivelato che ci sono milioni di posti di lavoro vacanti. Si parla di oltre 5 milioni solo negli Stati Uniti. Ma buone notizie arrivano anche per l’Italia. Pare siano circa 722.400 posti vacanti. A fare la rivelazione, dopo aver accuratamente “contato” è stata la piattaforma radar ‘Face4Job’ che ha effettuato una sorta di monitoraggio di annunci ricerca personali lanciati sul  web  da aziende e privati di tutti i Paesi del mondo, da gennaio 2015 ad oggi. Dal monitoraggio arriva anche la conferma dell’aumento di richiesta lavoro nei mesi caldi dell’estate, luglio/agosto. Questo autorizza a pensare che a ottobre l’Istat ci  “sparerà” addosso gli ennesimi dati della crescita occupazionale nel nostro Paese. L’altro aspetto che emerge  è che, rispetto ad altri paesi in Italia vige ancora la ricerca di un lavoro  attraverso i “vecchi” passaparola e conoscenze. A livello mondiale, invece, vince il web- recruiting.

Fatte queste premesse, e soffermandoci sui 722.400 posti vacanti in Italia, riportiamo alcuni dati del testo “Il lavoro perduto il lavoro rimasto” a cura di Lilli Pruna – ricercatrice in sociologia dei processi economici e del lavoro presso il Dipartimento di Scienze Sociali e delle Istituzioni dell’Università di Cagliari. “La disoccupazione – spiega Pruna – continua ad esser il problema  più citato tra i tanti che affliggono il mercato del lavoro, ma è anche quello più frainteso. In questi ultimi mesi abbiamo assistito addirittura ad un fenomeno inedito: una sorta di distorsione cognitiva che induce governo, e classe politica a vedere esclusivamente la componente giovanile della disoccupazione. Questa – aggiunge la ricercatrice – costituisce solo il 21% del fenomeno, sia in Italia che nella media dell’UE, mentre impedisce di vedere il 79% costituito da persone adulte. Non è facile spiegare come mai a fronte  di 1,5 ml di persone in cerca di lavoro con più di 35 anni e 1 milione circa tra i 25 e i 34 anni, si faccia  riferimento  unicamente  ai 655 mila  giovani senza lavoro, di cui 135 mila  al di sotto di 20 anni, quindi in età di scuola superiore. Per un inspiegabile fenomeno in Italia si ragiona solo su 1/5 della disoccupazione complessiva che è costituito da giovani  tra i 15 e i 24 anni, mentre non sembra ci si accorga degli altri 4/5 costituiti da  2,5 milioni circa di adulti che hanno superato i 25 anni e in larga parte anche i 35. In Italia ci sono 770 mila persone disoccupate che hanno 45 anni: sono, dunque, più dei giovani senza lavoro e di cui verosimilmente sono i genitori” conclude Pruna.

Abbiamo voluto ancora una volta riportare e rimarcare quest’importante passaggio dello studio della Professoressa Pruna fondamentalmente per due  motivi: il primo è più che evidente e sono i 722. 400 posti vacanti in Italia che potrebbero soddisfare le aspettative di lavoro dei 655 mila giovani italiani senza lavoro, o potrebbero soddisfare quelle dei 770 mila adulti disoccupati. Oppure parte degli uni e degli altri. Avremmo risolto il problema in larga parte, no?  L’altro aspetto, che rileva  e sottolinea anche la piattaforma radar ‘Face4Jobs’, è quello tutto italiano della ricerca di lavoro con la forma del passaparola e/o ancora, purtroppo, mediante le “conoscenze”. Uno studio del 2014 condotto e coordinato dall’equipe del Sociologo Professor Lorenzo Scalia conferma questa tesi. Rimarca lo stato di rassegnazione del lavoratori da tempo disoccupato. Rassegnazione e scoraggiamento che lo inducono anche a “rifiutare” l’approccio con i CSL – Centri servizi lavoro – visti, da quello che emerge dallo studio, quasi come una perdita di tempo. Dalla nostra ricerca, afferma Scalia, è emerso che “per quanto riguarda le ricerche di lavoro, due disoccupati su dieci ( maschi 24,6%, donne 12,1%) hanno presentato richiesta di assunzione direttamente all’impresa prescelta. Il 19,4%  – mediamente maschi e femmine – si sono avvalsi dei centri per l’impiego, il 12,2% donne, si sono rivolte alle Agenzie per il lavoro interinale”. Ma la parte interessante dello studio condotto dall’equipe coordinata da Scalia è, appunto, quella che riguarda la ricerca di lavoro mediante la cosiddetta “rete informale”. In questo caso, dice il Sociologo, il 27,7% – maschi – e il 15,2% donne, dice di essersi rivolto a amici e conoscenti; la maggior parte, tre su dieci – 41,2% dei maschi contro il 14,3% delle donne – ha fatto ricorso a canali famigliari.

Interessante,  inoltre, la parte che riguarda coloro che per una ricerca di lavoro ha fatto ricorso a canali del “sindacato”:  risulta averlo fatto il 42,9% delle donne contro il 17,6% dei maschi. Un lavoratore su quattro ha dichiarato di aver fatto ricorso ad associazioni di imprese, altri parrocchie o a associazione di volontariato. Altri ancora si sono avvalsi dei mass media. Internet è invece risultato usato dal 18,4% degli intervistati. A utilizzare il web sono soprattutto le donne, il 30,3%. Quasi il triplo degli uomini. Parecchi hanno utilizzato di mezzi di comunicazione tradizionali: poco più di uno su dieci ha risposto direttamente ad annunci letti su quotidiani e/o settimanali e solo maschi ad annunci pubblicati su periodici specializzati in offerta/domanda di lavoro. Insomma sempre dati, studi, ricerche, monitoraggi; mai la certezza di un lavoro. In tutto questo siamo certi di una cosa: chi il lavoro non lo perderà mai saranno i ricercatori che ogni giorno indagano sulla disoccupazione. Anche queste ricerche hanno un costo di produttività.

Antonella Soddu

 

 

 

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