giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Premio alla lista o alle coalizioni? Questo è il problema
Pubblicato il 27-09-2015


Mettiamo che l’Italicum non venga modificato. Insomma che resti il premio di lista e che non siano possibili gli apparentamenti di coalizione. In questo caso è evidente che Renzi tenterà di arrivare a superare il 40 per cento, cioè a vincere al primo turno, non già col solo Pd (mi pare assai complicato), ma con una lista del Pd aperta ai suoi alleati. Dunque con una sorta di lista da Partito della nazione con dentro laici e cattolici, vecchio centrosinistra e nuovo centrodestra. Insomma una lista che dovrà rassegnarsi a escludere la sola Sel, impegnata a costruire un polo di sinistra con Civati e Fassina, alternativo a Renzi. È vero quel che sostiene oggi sul Corriere Galli Della Loggia. E cioè che la transumanza su Renzi è tutta proveniente da destra. Unica eccezione: Gennaro Migliore, ex Sel. Uno solo, sempre, anche se Migliore…

Il premio alla lista pone infatti un serio problema agli alleati. O non essere più alleati, presentando liste alternative a quella del Pd, o entrare essi stessi nella lista del Pd. Questo problema riguarda certo anche noi, non ce lo possiamo nascondere. Con un nuovo incaglio, però. E cioè che, contrariamente alle elezioni del 2013, la lista sarà bloccata solo per i cento capilista. Per il resto le elezioni si dovranno guadagnare a suon di preferenze. Difficile pensare che più di uno, massimo due capilista ci siano concessi. E con le preferenze, quando si parte da un bacino che è un quarantesimo di quello del Pd, non si possono nutrire fondate speranze di elezione.

Tutti, ma proprio tutti, anche coloro che avevano votato a favore dell’Italicum oggi sostengono la necessità di una sua revisione, trasferendo il premio di lista alle coalizioni che solo così potranno riprendere forma. Lo auspica, nel centrosinistra, il partito di Alfano e perfino, quest’oggi, il segretario di quel che resta di Scelta civica. Nel centro-destra lo pretendono tutti, da Berlusconi a Salvini, passando per la Meloni. Unico contrario, mi pare che Sel sia indifferente, è il partito dei Cinque stelle, perché i grillini non sono coalizzabili. Peccato che finora Renzi abbia lasciato dire, senza intervenire. È un silenzio sospetto.

Cicchitto sostiene, a ragione, che Renzi, col premio di lista, rischia di andare al ballottaggio con Grillo paventando l’effetto Parma. La verità è che col premio di lista anche Salvini, Berlusconi e Meloni dovranno arrivare a unire le forze in un’unica lista elettorale e al ballottaggio potrebbero più probabilmente andare loro. Resta il fatto che senza modifica dell’Italicum Alfano, Verdini, Casini, Scelta civica, e probabilmente anche noi, saremmo costretti ad aderire a una sorta di lista della nazione. Ma mai come stavolta l’adesione riserverebbe cattive sorprese. Per gli alleati perché dovrebbero praticamente consegnarsi al Pd e ottenere in cambio molto meno di quel che hanno, ma forse anche per il Pd, perché il suo elettorato dovrebbe accettare un significativo spostamento a destra. Chi potrebbe avvantaggiarsene? Risposta semplice.

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Commenti all'articolo
  1. Presentare la lista PSI con un programma progressista aperto agli Stati Uniti di Europa e con una piattaforma economica seria per un vero risanamento economico-finanziario del paese e aperto a tutti coloro che sproloquiano di Socialismo in questo paese non potrebbe essere attrattiva? Personalmente penso di SI’, allora potremmo essere noi ad accogliere i Fassina e i Civati ed essere il PSI e non SOCIALISTI massimalisti come vengono denigrati dai pseudo-liberali e questo sarebbe il vero RISORGIMENTO.

  2. A mio avviso, la soluzione per noi socialisti è costruire un polo laico nel centro-destra. Come? Riunificando definitivamente i socialisti, penso a Caldoro, Barani e così via, insieme a chi ci sta dell’attuale PSI. I compagni devono rendersi conto che non esiste solo il PD e che, anzi, esso andrebbe contrastato nettamente, per quanto sta facendo vedere su scuola, sanità, stato sociale, diritti civili, riforme costituzionali, politiche in tema di immigrazione, fisco, ma si potrebbe andare avanti a lungo. Quindi un netto no alla linea di Nencini di far morire i socialisti nel PD. Un netto no alla linea di chi vuole portare il PSI sulle posizioni dei vari Civati, Fassina et similia che, oltre ad essere numericamente inconsistenti, dopo aver raccattato un po’ di consenso a sinistra, finiranno per allearsi nuovamente col PD.
    Berlusconi era un grande amico di Craxi, non lo dimentichiamo. E, in questi vent’anni, i socialisti hanno goduto di molta più stima e rispetto nell’area di centro-destra che in quella post comunista del PD.
    Nulla ci accomuna al PD. Non la nostra storia. Non i nostri valori. Un polo laico nel centro-destra è un modo per andare al governo da protagonisti e non da camerieri, come oggi purtroppo accade. Sarebbe bene che al congresso si offrisse ai compagni anche questa opportunità. Poi sarà la base a decidere.

    • Mi sa che qui le idee sono un po’ confuse. Vorrei domandarti, ma chi ti dice o ti ha detto che ci sono dei Socialisti che vogliono andare con fassina e civati? Ci sono soltanto dei Socialisti che vogliono fare i Socialisti e applicare la massima che segue altro che partito di centro destra c’è già il pd.
      « Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.»
      (Sandro Pertini)

  3. Scusate il gioco di parole, ma credo, con molta onestà che si possa pensare di essere di sinistra solo stando a sinistra con dignità e con le nostre idee autenticamente riformiste e progressiste, senza per questo essere di sinistra, perché tali siamo, alleandosi con la destra, cosa che credo in pochi capirebbero. Il PD, del resto, è una finta sinistra, un finto partito socialista di stampo europeo: un coacervo di forze e numeri senza idee, o almeno, lo dico perché quel partito l’ho conosciuto da dentro, senza un’identità sostenuta dalle idee conseguenti. Fare politica di destra dichiarandosi di sinistra, senza la necessaria capacità critica tipica della sinistra, è semplicemente appartenere ad un centro ibrido, tenere gli equilibri instabili, accontentarsi di sopravvivere gestendo potere, senza dare vere risposte alla gente che è la nostra gente. Lo stesso PSE (che nei fatti non esiste se non nell’espressione più alta dell’SPD), deve ripensare se stesso come pure l’Internazionale Socialista.Il PSI ha ripetutamente dato opportunità di rientrare a chi voleva farlo, Caldoro e Barani compresi, ma hanno insistito per scelte diverse; oggi essi stessi non possono identificarsi con una forza piccola, ma l’unica autenticamente socialista nello spirito, nella sostanza e nella tradizione. Siamo anche noi al Governo della Nazione, con una pattuglia risicata, modesta, ma tentiamo di esistere pur soffocati dalla presenza del partitone non più rosso ed ignorati dalla stampa e dai media. Forse a destra ci considerano di più, non lo so, ma certamente se con il PD abbiamo delle affinità, così come con SEL o con i civatiani, altrettanto non possiamo dire di aver comunanza di opinioni con i leghisti o con i 5stelle, né tantomeno con i fascisti di FdI. La sinistra riformista è tale proprio perché non apparentabile con esperienze diverse da un insieme di valori che ci deriva dalle origini della sinistra mondiale che ha saputo cogliere nel tempo i cambiamenti della società e ad essi, fino a qualche anno fa adeguarsi e dare risposte oltre le ideologie. Certamente abbiamo pareri comuni su questioni singole, sia con la destra che con la sinistra radicale e non, ma ciò non implica essere apparentabili a qualcuno; il riformismo liberale dei Rosselli, dei Turati, dei Nenni o dei Craxi, è cosa ben diversa da tutto il resto del panorama politico nazionale. Questa è condizione essenziale di cui tener di conto e da cui partire per ripartire, consapevoli delle difficoltà da affrontare, delle mutate condizioni sociali ovunque vogliamo guardare, ma convinti anche di avere idee vincenti e, con un termine caro ai più anziani, “rivoluzionarie”, perché tale è il riformismo socialista, la capacità cioè di non stare fermi al palo, la capacità di saper adeguare le idee fondamentali ai cambiamenti ed alle innovazioni, nell’esclusivo interesse delle collettività e dei singoli da saper coniugare insieme.

  4. Trovo buffo che si scopra l’attitudine di Renzi soltanto ora. Ricordo che a Spini, che voleva apparentarsi a Firenze, il nostro rispose che lui non s’apparentava con nessuno. Figuratevi ora…
    Dalla tavola dei potenti cascano sempre alcune briciole….

  5. Il problema é semplice. Nessuno non vuole far il socialista. Se siamo ancora nel Psi qualche ragione ci sarà. Solo abitudine e pigrizia? Non credo, spero di no. Però se non ci si vuole presentare da soli come nel 2008 col bel risultato che ottenemmo, dimmi tu LP con chi ti vuoi alleare. Poi ti dirò cosa penso.

    • Direttore, vedo che condividiamo almeno il presupposto, e mi fa piacere, perché, oggi più che mai, per il partito e per l’intera comunità socialista, è importante ipotizzare soluzioni concrete. Il premio alla lista dell’Italicum è un vero abominio e, a mio avviso, i nostri parlamentari dovrebbero concentrare ogni sforzo per addivenire al suo superamento.
      Quanto ai discorsi “destra”, “sinistra”, “centro”, e così via, devo dire che li trovo un po’ superati. Le carte sono state rimescolate da tempo e l’attenzione dovrebbe spostarsi al merito dei programmi e delle proposte. Per noi poi, nello specifico, si pone anche l’inderogabile esigenza di ritrovare centralità e visibilità nell’agone politico, cosa che non potrà mai accadere se ci limiteremo ad essere un minuscolo cespuglio del PD, come oggi siamo. Fraterni saluti

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