domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Profughi, la Danimarca blocca i treni poi riapre
Pubblicato il 10-09-2015


Profughi_treni_DanimarcaOggi la priorità è e deve essere la crisi dei rifugiati”, con queste parole il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha iniziato il suo atteso discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Parlamento Europeo. “Si tratta di una questione di umanità e di dignità umana. E per l’Europa una questione di onestà storica”, ha aggiunto il presidente esponendo poi, ma solo su grandi linee, l’atteso piano Ue per far fronte all’emergenza rifugiati in una situazione che vede ancora molte differenze tra i Governi europei con la Danimarca che per un giorno ha bloccato i treni provenienti dalla Germania. Juncker ha anche annunciato che l’esecutivo comunitario presenterà una riforma di Frontex per trasformare l’agenzia in un vero e proprio corpo europeo di controllo delle frontiere terrestre e marittime. Non sono mancati i riferimenti ad altre questioni importanti per la Comunità europea, come la crisi finanziaria, la disoccupazione e il nodo della Grecia: “È stato assolutamente necessario ribadire che Grexit non è mai stata un’opzione, se non lo avessimo detto forte e chiaro sarebbe potuto accadere. Era una possibilità, ma non un’opzione”. Dice l’ex premier lussemburghese.

Ma resta quello dell’immigrazione il problema più importante. “La nostra unione manca di Europa. La nostra Europa manca di unione”, ha detto Juncker a Strasburgo.
“Tutti devono fare la propria parte, servono fatti, non parole e retorica”, ha ribadito Juncker. “Troveremo una soluzione concreta e affidabile solo se affronteremo le cause del problema, le ragioni per cui stiamo affrontando la drammatica crisi dei rifugiati. La politica estera europea deve essere più determinata. Non possiamo più permetterci di ignorare il problema, di presentarci disuniti nei confronti di guerre o instabilità ai nostri confini”, dice il Presidente della Commissione europea.

A fargli eco Gianni Pittella (S&D), “dobbiamo accogliere i rifugiati, altrimenti l’Europa non esisterà come concetto, come unione costruita sulla solidarietà”.

Il Parlamento ha approvato oggi un sistema, temporaneo e di emergenza, per la ricollocazione di 40.000 richiedenti asilo dall’Italia e dalla Grecia verso altri paesi UE, su un periodo di due anni. Nel dibattito sulla migrazione di questa mattina, la maggior parte dei deputati ha accolto con favore le nuove proposte della Commissione delineate da Juncker nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, e sottolineato che sarà necessaria maggiore solidarietà fra i paesi UE.
La risoluzione legislativa d’emergenza sulla delocalizzazione dei primi 40.000 richiedenti asilo è stata approvata con 498 voti favorevoli, 158 contrari e 37 astensioni.
Per alleviare la pressione dei richiedenti asilo di Italia e Grecia, ma anche servire come un importante banco di prova in vista della prossima proposta legislativa per un sistema di trasferimento di emergenza permanente, il Parlamento esprime il suo accordo sul trasferimento iniziale di un totale di 40.000 richiedenti da Italia e Grecia su due anni (24.000 dall’Italia e 16.000 dalla Grecia).
Per adattarsi ai rapidi cambiamenti dei flussi e alle tendenze di rifugiati, i deputati propongono un ulteriore aumento del numero di richiedenti coinvolti, da effettuare durante l’applicazione di queste misure di emergenza entro 6 mesi dall’entrata in vigore.
La nuova proposta sul meccanismo permanente
La nuova proposta sul sistema di ricollocazione permanente dovrà prevedere, secondo i deputati, “un contributo più sostanziale in termini di solidarietà e condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri, che includa un aumento significativo del numero di posti disponibili per la ricollocazione, in funzione della rapida evoluzione delle tendenze e dei flussi migratori” e dovrebbe essere attivato “sulla base di indicatori trasparenti e oggettivi”.
Prendere in considerazione le preferenze dei richiedenti asilo per favorire l’integrazione
Il Parlamento europeo chiede che ai richiedenti asilo sia data la possibilità, prima di essere trasferiti da Italia e Grecia, di elencare, in ordine di preferenza, gli stati membri dove vorrebbero essere trasferiti in base a criteri quali i legami familiari, sociali e culturali o le competenze linguistiche, soggiorni, studi ed esperienze di lavoro precedenti, per facilitare la loro integrazione. Il Parlamento raccomanda inoltre di prestare una particolare attenzione ai minori non accompagnati.

I deputati sottolineano che la cifra di 40.000 corrisponde a circa il 40% del totale dei cittadini di paesi terzi con evidente bisogno di protezione internazionale, entrati irregolarmente in Italia e in Grecia nel 2014. Sempre in base a queste cifre complessive per il 2014 e per i primi quattro mesi del 2015, il 60% di richiedenti dovrebbe essere ricollocato dall’Italia e il 40% dalla Grecia.
Ma l’Europa appare divisa più che mai, specialmente sulla questione delle quote, di cui molti Paesi a Est si dicono contrari. L’Ungheria poi sta affrontando l’arrivo dei rifugiati con una politica a dir poco “restrittiva”. Dopo aver costruito un muro ai confini serbi, per impedire il passaggio degli immigrati, l’Ungheria è passata alla propaganda contro i profughi. “I migranti portano malattie e rischiate di essere contagiati”.

È quanto si legge su un manifesto incollato alle stazioni dei bus, comparso ad Asotthalom, al confine tra Ungheria e Serbia. A corredo, due foto: in una alcuni medici con protezioni anti-infezioni trasportano una persona morta; nell’altra un braccio devastato da piaghe. L’avviso è firmato dal Consiglio municipale, dove è al potere Jobbik, partito di ultradestra antisemita e anti Ue. manifesti_shock_ungheria_ansaMa a firmare l’avviso in cui si raccomanda di non toccare gli oggetti dei migranti, oltre alle autorità municipali, è anche il rappresentante locale del governo centrale di Budapest. Intanto non si arresta l’esodo e il passaggio dei profughi, oggi circa 200-250 persone hanno lasciato un centro di raccolta nei pressi di Roszke, al confine con la Serbia e rotto il cordone della polizia in un’intersezione dell’autostrada per poi proseguire su di essa a piedi. Le autorità ungheresi hanno deciso allora la chiusura dell’autostrada su cui si sono incamminati i profughi e l’ingresso dell’autostrada M5 che da sud porta a Budapest, altri 200 si sono avviati su una strada secondaria verso la città di Szeged.

Ora però non è solo l’Ungheria a mettere “muri” contro i migranti, la Danimarca ha deciso di interrompere i collegamenti stradali e ferroviari che la uniscono alla Germania, da dove provenivano gran parte dei rifugiati. Decisione presa dal Governo di Copenaghen dopo aver anche pubblicato sui media libanesi annunci per scoraggiare le richieste di asilo nel Paese. Le ferrovie di Stato della Danimarca (DSB) hanno annunciato oggi il blocco dei treni da e per la Germania a causa di controlli eccezionali sui passaporti alla frontiera. La decisione è stata presa dopo che 300 rifugiati, bambini compresi, hanno attraversato il Paese a piedi diretti verso la Svezia, dove le regole per la richiesta di asilo sono meno restrittive. In particolare è stata bloccata una superstrada nel nord del Paese, nei pressi di Padborg, dove i migranti si erano incamminati dopo essere sfuggiti alla polizia.

Liberato Ricciardi

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