sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pupilli d’Italia. Intervista ai campioni di padel
Pubblicato il 18-09-2015


I fratelli Pupillo

I fratelli Pupillo

«Si impara con facilità e in tempi brevi. E non è necessario saper giocare a tennis». Questa la chiave del successo del padel secondo i fratelli Pupillo, Stefano funzionario della Protezione civile – due mondiali nella sua carriera – e Alessandro, avvocato, numeri 1 della classifica Fit e componenti della nazionale italiana. «Il padel può rappresentare anche una sfida per il  tennista che, dopo tanti anni, forse un po’ stanco è alla ricerca di nuovi stimoli. E poi il padel è uno «sport divertente e coinvolgente» racconta Alessandro. Arrivato in Italia nel 2008, dopo Bologna e Milano il padel sta diffondendosi soprattutto a Roma, esplodendo come nuovo sport tra la primavera 2014 e la scorsa.

MODA PASSEGGERA O SPORT DEL FUTURO? – «Noi romani abbiamo iniziato a giocare nella città emiliana, poi siamo approdati a Roma – ricorda Stefano – dove numerosi circoli hanno cominciato a investire nelle strutture di questa nuova disciplina, favorendone la naturale diffusione e la successiva conoscenza». Una mania passeggera ovvero lo sport del futuro? Secondo Alessandro non sarà solo un fenomeno di passaggio, ma è necessaria «una progettazione adeguata in modo da poter coinvolgere sempre un maggior numero di persone e mantenere vivo l’interesse dei numerosi attuali praticanti».

Alessandro Pupillo

Alessandro Pupillo

Gli fa eco il fratello Stefano secondo cui tutto dipenderà dalla progressiva crescita della realtà romana che potrebbe essere favorita – per esempio – «mettendo a disposizione campi a prezzi agevolati – spiega Pupillo – e dotando i circoli di istruttori e maestri per far che sì che si conosca lo sport. In questo momento poi ci sono investitori stranieri – soprattutto spagnoli e argentini – che stanno cercando di diffondere questa nuova disciplina sportiva attraverso la costruzione di strutture».

ANCORA POCHI I GIOVANI – Sul fronte degli adolescenti e dei giovani il padel non è ancora noto. In primo luogo perché esiste «il tennis che ha tradizioni e radici lontane. E poi i giocatori stessi, icone trainanti che diffondono lo sport» – afferma Stefano Pupillo – rilevando la mancanza di maestri federali e l’assenza di organizzazioni di scuole. «Si dovrebbero organizzare giornate dimostrative nelle scuole, stage e centri sportivi. Solo in questo modo i media potranno venire a conoscenza di disciplina sportiva, e dunque parlarne». Indispensabile poi «il supporto e il lavoro di persone qualificate che possano avvicinare e far conoscere la bellezza del padel – aggiunge Alessandro – Bisognerebbe spingere i vari circoli ad organizzare corsi per adolescenti attraverso anche l’aiuto della Federazione». I fratelli campioni, insieme a Elvira Rizzo e con il supporto del maestro Jacopo Gasperini – al Circolo Juvenia – dove insegnano, sono riusciti ad organizzare dei corsi per un totale di sedici bambini di età tra gli otto e i quattordici anni. «Non sono dei numeri stratosferici, ma è sicuramente un inizio» fa presente Alessandro.

Stefano Pupillo

Stefano Pupillo

MOLTE DONNE, POCHI TORNEI – Un fenomeno che sta coinvolgendo anche le donne che però hanno più difficoltà a partecipare ai tornei rispetto agli uomini. «Di conseguenza i circoli tendono ad organizzare poche competizioni dedicate alle donne. Questo è certamente un punto su cui lavorare» rileva Alessandro. «I tornei – suggerisce Stefano – dovrebbero essere organizzati secondo classifiche A, B e C, devono quindi esserci più livelli e categorie proprio come avviene nel tennis. In questo modo ci sarebbe un senso» conclude. Secondo Alessandro poi «Bisogna cercare di coinvolgere maggiormente quella fascia media di giocatori che è la parte trainante di tutto».

Silvia Sequi

intervista tratta da PadelNostro 

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