venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Riforme e legge elettorale, si prepara lo scontro
Pubblicato il 14-09-2015


Riforme-SenatoSono ore febbrili, come ha detto Barbara Pollastrini della minoranza del Pd. “Ci sono ancora dei nodi politici – ha spiegato Pollastrini – rispetto ai quali c’è una responsabilità della maggioranza del
partito e anche della minoranza, che se ne fa carico”. Fino ad ora la chiusura è totale su tutto. Nessuna concessone dal sottosegretario e braccio destro di Matteo Renzi Luca Lotti. “Quello della Legge elettorale è un capitolo chiuso” ha detto da Catanzaro. “Non credo sia opportuno – ha aggiunto – nemmeno riaprire questa discussione. Ora approviamo la riforma del Senato e poi vedremo tutto il resto. In questo momento è più importante portare a casa il risultato su questa riforma”. Lo stesso dice sul Senato: “Non credo ci siano margini per la riforma dell’articolo 2”. “Comunque vediamo – ha aggiunto – siamo disponibili a tutto, parliamo, discutiamo, trattiamo purché, e lo abbiamo detto mille volte, non si torni indietro, non si riparta daccapo e purché la riforma venga approvata il prima possibile”. Insomma dalle riforme alla legge elettorale ogni richiesta viene stoppata. Un posizionamento strategico prima dell’inizio dei lavori al Senato per il secondo passaggio della riforma. Una posizione che allarga i dissidi nella maggioranza con l’Ncd su posizioni decisamente diverse come aveva spiegato Gaetano Quagliarello alla festa dell’Avanti! e poi ripetuto nei giorni successivi.  La legge così come congeniata con il premio di maggioranza alla lista invece che alla coalizione diventa uno schiacciasassi per tutti. E l’Ncd, e non solo, non ci sta.  “Quello sull’Italicum e sul premio alla coalizione – ribadisce Quagliarello – non è né un ricatto né una minaccia, le riforme vanno avanti. Ma se un alleato leale come pone un problema che riguarda la sua identità e la stessa possibilità di esistere e ci viene risposto ‘chi se ne frega, affari vostri’, si tratta di un fatto politicamente grave. Io mi aspetterei che da parte degli alleati di governo ci si dica ‘c’è un problema, risolviamolo insieme'”. “In tanti nel gruppo a cui appartengo ritengono, come me, di non poter aderire né a una lista lepenista né tanto meno a una
lista socialdemocratica, perché si sentono occidentali in politica estera, liberali in economia e cristiani nei principi. La nostra dunque – ha spiegato Quagliariello – è una battaglia di identità, di autonomia politica, di indipendenza, che serve a noi ma serve anche all’Italia. D’altra parte l’autonomia non è né un pranzo di gala né un’ordinazione a la carte, ma va conquistata. Per questo la battaglia va avanti, augurandoci – ha concluso il coordinatore Ncd, con riferimento al ministro Boschi secondo la quale i senatori di Ncd ‘saranno saggi’ – che la saggezza sia condivisa”.

La maggioranza al Senato è il punto debole delle riforme. E se i mal di pancia nell’Ncd dovessero continuare non è escluso che qualche defezione ci possa essere. Calderoli, che è sempre stato il mago dei numeri, già ha fatto i conti. “Non so fino a che punto arriverà la frattura all’interno di Ncd – ha detto – certo è che se si toglie una arte di Ncd e si aggiungono i dissidenti all’interno del Pd, parliamo di 50-60 persone: i numeri non ci sono”. L’esponente della Lega ha ribadito di aver presentato un emendamento alla riforma che porti all’elezione di 21 senatori da parte dei consigli regionali e degli altri 74 “direttamente dal popolo”. “Informalmente – ha risposto Calderoli – tutti i gruppi, tranne forse i renziani, sosterebbero l’emendamento”. Per il vicepresidente del Senato dal rischio di empasse si esce “con il buonsenso, se il governo prende atto che il 70% dei parlamentari pensa che occorra ridare ruolo e dignità al Senato e alla Regioni”. “Poi – ha concluso – ci si metterà d’accordo su pesi e contrappesi, perché così restando le cose chi vincesse le elezioni o il ballottaggio, si troverebbe ad eleggere il Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera, la Corte Costituzionale, il Csm, le authority. Sarebbe l’uomo solo al comando”.

Di numeri ha parlato anche Chiti per il quale le “riforme così serie vadano fatte con un forte coinvolgimento delle forze politiche. Se si comincia a fare il pallottoliere per vedere se si fanno con 150 o 160 voti, non si coglie il senso di questa riforma”. A suo avviso ci può essere “una larghissima convergenza di forze politiche” che va assecondata.  A chi aveva proposto di inserire l’elettività dei senatori in un altro articolo del ddl Boschi, anziché nel 2., come il deputato del Pd Giuseppe Lauricella; Chiti ha replicato respingendo la proposta: “Niente di nuovo sotto il sole di Lauricella: arriva almeno trentesimo a dirci dell’art.122 in cui inserire l’elettività dei consiglieri-senatori. Come a tutti quelli che l’hanno preceduto, rispondo che se si vuole si mette dove deve stare in Costituzione e cioè nell’articolo 2 del Ddl che modifica il 57 della Costituzione, dove si parla di composizione e modalità di elezione del Senato. Semplice e chiaro, senza bisogno di invenzioni e di arrampicarsi sugli specchi”.

A temere gli effetti dell’Italicum è anche il capogruppo dei deputati di Sel a Montecitorio, Arturo Scotto: “Matteo Renzi non pensi di cambiare un terzo della Costituzione raccattando qualche voto qui e lì. Il Senato elettivo non è un capriccio, ma un bilanciamento dei poteri necessario nel momento in cui una legge elettorale ultra maggioritaria come l’Italicum sta introducendo una forma mascherata di presidenzialismo. Sel sta facendo una battaglia per evitare una deformazione democratica nel nostro Paese”.

Intanto a Palazzo Madama si è tenuta una nuova riunione del Pd sulle riforme Costituzionali, alla presenza del ministro Maria Elena Boschi e dei sottosegretari Ivan Scalfarotto e Luciano Pizzetti. Presenti Anna Finocchiaro (in ritardo per un contrattempo con l’aereo) si sono riuniti i presidenti dei gruppi Pd di Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda, i capogruppo in Commissione Doris Lomoro (della minoranza) e Emanuela Fiano, nonché Barbara Pollastrina (anch’essa della minoranza) e il senatore Francesco Verducci, coordinatore dei “giovani turchi”.

Ginevra Matiz

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