venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Riforme in stallo. A settembre ancora fuori calendario
Pubblicato il 09-09-2015


Riforme-SenatoNel calendario di settembre dei lavori d’Aula del Senato non ci saranno né il testo delle riforme costituzionali, né quello per le unioni civili. Nella riunione dei capigruppo di Palazzo Madama infatti è stato votato a maggioranza un programma che non contempla i due provvedimenti. Questo significa due cose semplici e immediate. La prima che dietro il tanto parlare di riforme e di modifiche, di aperture più o meno finte, o di chiusure più o meno definitive sull’articolo 2, in realtà non c’è ancora nulla di concreto. Non c’è un accordo. Insomma le posizioni dei partiti, e soprattutto quelle all’interno dei partiti, non sono ancora chiare e definite. Le diverse voci che quotidianamente si levano nel Pd, da Fassina, a Chiti a Gotor, solo per fare alcuni nomi della minoranza, stanno evidentemente creando incertezza nonostante il lodo Finocchiaro teso ad allentare la rigidità, per ora assoluta, con cui fino a oggi sono state trattate le richieste di modifica.

La seconda cosa, è forse la più rilevante, è che questo allungamento dei tempi viene da un altro motivo. Renzi, nonostante la ostentata sicurezza, non è ancora sicuro di avere in tasca i numeri necessari. Se così fosse, tirerebbe avanti senza troppi complimenti come ha fatto tante altre volte. Come, ad esempio, sulla legge elettorale su cui l’esecutivo pose la  fiducia. Insomma l’atteggiamento di conciliante apertura ostentato ieri a Palazzo Madama in assemblea con i senatori Pd, sembra dettato soprattutto dalla prudenza.

Per tutto il giorno si sono susseguite dichiarazioni di eventuali aperture che, però, a sentire l’ex capogruppo del Pd Roberto Speranza, non sono arrivate: “Tocca a Renzi farla”. Interpellato alla Camera Speranza giudica positivo il tono conciliante dell’intervento del premier in assemblea al Senato, ma ribadisce che una mediazione deve necessariamente passare da una modifica all’articolo 2. “Sediamoci attorno a un tavolo e troviamo una soluzione che tenga unito tutto il Pd”, aggiunge Speranza, parlando del confronto aperto nel partito sulla riforma costituzionale. L’ex capogruppo accoglie positivamente anche la proposta di Renzi di concordare le modifiche nell’ambito di riunioni congiunte tra deputati e senatori. Ma sottolinea che “un’apertura vera” sul tema più controverso, l’elettività dei futuri senatori, può venire “solo da Renzi”. Ma parlare di riunioni congiunte non sembra la posizione di chi abbia fretta. Anzi.

Ieri i socialisti, con Riccardo Nencini, hanno ribadito la loro posizione ricordando che l’idea di un Senato sul modello del Bundesrat risale agli anni ’80 (Conferenza di Rimini).

Daniele Unfer

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