sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Riforme istituzionali e Pa. Istruzioni per l’uso
Pubblicato il 11-09-2015


Quagliariello-Vizzini-Bossio-OKIl dibattito sulle riforme, introdotto da Elisa Gambardella della direzione nazionale di Psi, e moderato da Carlo Correr dell’Avanti!, ha visto la partecipazione di Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale dell’Ncd,  Arturo Scotto presidente del gruppo parlamentare di Sel  alla Camera, Enza Bruno Bosso deputata del Pd, Carlo Vizzini, presidente del Consiglio Nazionale del Psi e Silvano Rometti della segreteria nazionale del Psi. Il dibattito è stato introdotto da Elisa Gambardella che ha invitato a “guardare le riforme nel suo complesso e portarle avanti e portarle a termine è la strada per riavvicinare i cittadini alla politica”.

Quagliarello: “Storicamente non è più il tempo delle assemblee costituenti usate un tempo e poi sostanzialmente abbandonate. Ma le riforme sono un tutt’uno ed è difficile intervenire su una parte senza toccare il resto: forma di stato, forma di governo, bicameralismo e legge elettorale. Il primo tentativo basato inizialmente sull’articolo 138 è stato sostituito dal Patto del Nazareno. Per salvare il percorso di una legislatura costituente era meglio il patto del Nazereno che nulla. La scorsa legislatura arrivammo a un passo dall’obiettivo, poi prevalsero le esigenze di partito. La politica ha pagato quel fallimento in modo pesante: la vittoria di Grillo viene da lì. Per questo noi siamo rimasti nel percorso delle riforme anche dopo, ma stiamo pagando un prezzo: fare le riforme pezzo dopo pezzo ci dà un risultato che non è perfetto e rischiamo alcuni squilibri di cui poi pagheremo il prezzo. Come, ad esempio, il titolo V. Bisogna quindi mettere in conto alcune riflessioni supplementari. Aggiungo una cosa sulla legge elettorale: quando è passata, pensavamo di poter fare la nostra parte. Potevamo pensare di presentarci da soli ma c’è la soglia del 3 %. Ma quello che per noi è deleterio è che ci sono tre poli. Ho il terrore di essere stritolato. L’alternativa è fare una cosa senza natura, entrare in una casa che non mi appartiene. E poi come torno indietro? e come lo spiego ai miei elettori? Questa è la problematica che affronteremo. Diremo, senza ricatti, come alleati che sono stati leali fio ad ora, che abbiamo una esigenza che deve essere ascoltata”.

Enza Bruno Bossio: “Le riforme servono. L’immagine usata da Renzi dell’Italia che esce dalla palude e affronta il campo delle riforme è positiva. Il risultato delle europee è stato questo: una Italia che si muove. Ma poi bisogna entrare nel merito delle cose e allora vediamo che su cose fondamentali come legge elettorale o come la scuole vi è stata una caduta. Vediamo che come le domande non hanno avuto una risposta adeguata. L’Italicum, proprio per la richiesta di fiducia dei cittatini, non è adeguato: serve l’elezione non delegata di tutti i rappresentati del Parlamento. Lo stesso vale per la riforma della Pa. Cosi le riforme costituzionali sono diventate il punto di caduta piuttosto che di forza. Insomma il tema dell’elettività del Senato non è una scusa della minoranza del Pd ma un tema fondante”.

Arturo Scotto: “Voglio ringraziare i compagni del Psi per questo invito alla festa che rappresenta una straordinaria risorsa democratica. Si dice che le riforme fanno fatte. Dipende, se sono sbagliate è meglio non farle. Quando si cambia un terzo delle Costituzione la condivisione deve essere ampia. Molto di più di quanto lo è ora. Il tema è la qualità di come si cambia. La riforma rischia di fare acqua da tutte le parti. Voglio fare un esempio: l’Art 78., quello sulla dichiarazione stato di guerra che con le modifiche spetterebbe a una Camera sola a maggioranza assoluta, neanche qualificata. Non è una cosa da poco. Consiglierei una maggiore prudenza. Il nodo è che ci troveremo con un Senato non elettivo e avremo una Camera di nominati. Insomma il processo riformatore del governo Renzi è legato dal filo rosso del comando. Lo si vede in tutte le riforme: da quella costituzionale, alla scuola, alla pubblica amministrazione fino alla legge elettorale. Vorrei dire chiaramente che a tutto questo preferisco un presidenzialismo vero perché ha i suoi pesi e contrappesi”.
“Siamo una forza collocata all’opposizione perché pensiamo che il governo stia facendo il contrario di quello che gli elettori chiedono. L’opposizione non si separa mai dalla politica. Noi abbiamo l’ambizione di una sinistra di governo ma questo passa attraverso la sconfitta di Renzi e in questo senso non mi sento stritolato. Sulla legge elettorale: occorre cambiare quel secondo turno. È stata fatta una legge elettorale su misura con la quale però si rischia di regalare ai populisti le chiavi del governo del paese”.

Carlo Vizzini: “L’Italia aveva la tradizione di possedere la democrazia parlamentare più forte d’Europa. Oggi la democrazia parlamentare è andata a farsi friggere. Si fanno i decreti leggi e poi i maxiemendamenti superando il ruolo che il Parlamento deve avere. È un gioco che viene fatto ad arte, tutto per ridurre i tempi. È il segno di un sistema che non funziona più. La legge elettorale è l’ultima cosa che si deve fare in una legislatura, ora invece si fa un discorso al contrario. La mia idea era quella di un Senato che poteva diventare il luogo dove i soggetti che compongono lo stato trovano mediazione politica per risolvere le controversie con un Senato che diventa una camera del territorio che si confronta con quella politica. Non si può perdere l’occasione della legge elettorale per andare verso il bipolarismo, bisogna prima però superare il sistema tripolare. Serva una norma che consenta di affrontare il primo di turno e prevedere la possibilità di apparentamento al secondo per evitare un rischio forte per la democrazia”.
“Si parla di come arrivare alla terza repubblica ma in realtà non è mai nata la seconda. Spero che sulle riforme prevalga il buonsenso. Saremo alleati leali, ma chiederemo fino all’ultimo che vengano modificate alcune cose. Da parte nostra non ci saranno rese. Ci batteremo a difesa del nostro simbolo anche a rischio di presentarci da soli rivendicando il nostro ruolo di partito membro dell’internazionale socialista e del Pse. Mi auguro, però, che si trovi una soluzione adeguata”.

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